Incendi in Australia: l’apocalisse e le colpe dei governi conservatori

australia nave da guerra
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L’apocalisse australiana sembra non avere fine. E non odo pentimenti profondi in giro per il mondo tra i tanti che ancora non credo al riscaldamento globale e quelli, ancor di più, che pensano che le cose possano cambiare rotta intervenendo con cautela e moderazione.

I numeri che arrivano dall’Australia sono terribilmente dolorosi, di una devastazione infernale. Un intero ecosistema a partire dal New South Wales che è andato in fumo: quasi 6 milioni di ettari bruciati un’area sei volte più grande degli incendi del 2019 in Amazzonia, sicuramente alcune piante saranno scomparse per sempre, il fumo invade estensioni di territori incalcolabili, si stima che circa 500 milioni di animali siano stati uccisi, ci sono 23 morti, dispersi e molti feriti gravi, abitazioni e strutture ridotte in cenere ed è in corso un’evacuazione di massa dalle città della costa. Le temperature sono le più alte di sempre: ieri a Penrith si sono registrati 48,9° (la più alta temperatura sula Terra ieri) e nella capitale Canberra 43,6°.

Come giustamente ha scritto sul New York Times, lo scrittore Richard Flanagan, l’”Australia si sta suicidando con il clima”, infatti è “dal 1996 i successivi governi conservatori australiani hanno combattuto con successo per sovvertire gli accordi internazionali sui cambiamenti climatici a difesa delle industrie di combustibili fossili del paese. Oggi l’Australia è il maggiore esportatore mondiale di carbone e gas. Recentemente si è classificato al 57 ° posto su 57 paesi per azione sul cambiamento climatico”. Del resto il governo ha continuato per la sua strada negazionista fino a qualche settimana fa e , come scrive l’Economist, “dall’inizio di dicembre alcuni ex vigili del fuoco hanno invitato il governo a organizzare un incontro di emergenza per discutere la minaccia incombente, resa più urgente dal riscaldamento globale. Il primo ministro Scott Morrison, però, aveva altri progetti, e senza comunicarlo alla popolazione ha portato la famiglia in vacanza alle Hawaii. Dopo una pioggia di critiche e la morte di due pompieri in sua assenza, Morrison è tornato poco prima di Natale, ma ha respinto la richiesta di cambiare l’approccio della coalizione liberal-conservatrice per affrontare l’emergenza climatica” [2].

Le dimensioni della catastrofe le danno anche il fatto che alla fine il premier ha deciso dell’invio della più grande nave da guerra australiana per aiutare l’evacuazione dalle città sulla costa vittoriana e di richiamare 3.000 riservisti dell’esercito.
A proposito di navi e militari, Marinella Correggia ci ricorda che è “difficile anche ignorare il fatto che l’Australia ha speso, negli anni, molto di più in mezzi militari (e guerre) che nella prevenzione e protezione del territorio” [3].
Del resto quello di destinare inutili e dannose risorse ad armi e militari è un vizio ignobile di molti stati. Ma la guerra al riscaldamento globale non si fa con gli F35 o le portaerei.
Pasquale Esposito

[1] Richard Flanagan, “Australia Is Committing Climate Suicide”, https://www.nytimes.com/2020/01/03/opinion/australia-fires-climate-change.html?action=click&module=Opinion&pgtype=Homepage, 4 gennaio 2020
[2] “Gli incendi in Australia alimentano il dibattito sulla crisi climatica”, https://www.internazionale.it/notizie/2020/01/03/australia-incendi-clima, 3 gennaio 2020
[3] Marinella Correggia, “Australia, bruciano anche le spiagge. Canberra assediata dal fuoco”, https://ilmanifesto.it/australia-bruciano-anche-le-spiagge-canberra-assediata-dal-fuoco/, 4 gennaio 2020

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