India: donne musulmane all’asta su un’app

bandiera dell'India
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Su “Bulli Bai”, app sviluppata sulla piattaforma GitHub sono state messe in vendita un centinaio tra militanti, politiche, giornaliste, ed altre donne note, tutte musulmane. Un attacco brutale a donne spesso impegnate nella difesa dei loro diritti. Rana Ayyub, editorialista del Washington Post che vive a Mumbai scrive che “Si tratta di uno stupro virtuale“. Uno stupro già avvenuto sei mesi fa quando un’altra app indiana, Sulli Deals – “Bulli” e “Sulli“ sono dei dispregiativi – aveva rubato le immagini di ottanta donne musulmane mettendole all’asta come l’”affare del giorno“. L’editoriale dell’Indian Express recita che “l’indagine della polizia […] ha fatto pochi progressi, apparentemente a causa della mancanza di un’adeguata risposta da parte di Github, che non è presente in India. Vero, l’anonimato di Internet consente ai criminali di mascherare le impronte digitali e la propria identità. Ma il governo e le sue agenzie investigative hanno le competenze e le risorse per rintracciare i trasgressori e il potere di far sì che le multinazionali dei social media si adeguino …”. Chissà cosa ha da dire il premier Modi.

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