India: la pandemia degli ultimi

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La pandemia in atto è un evidente detonatore delle contraddizioni insensate di buona parte dei luoghi del Pianeta. L’India è uno di questi. Chi paga le conseguenze sanitarie e socio-economiche della pandemia da Covid-19? Gli ultimi.

Dopo quaranta giorni di blocco del paese, domenica c’è stata la più alta crescita di contagi in un giorno (2600) portando ad oltre 40mila contagi e a 1.306 i decessi nel momento in cui scriviamo, secondo India Today. Questo dicono i dati ufficiali. Certo un numero irrisorio rispetto all’Italia e soprattutto rispetto ad una popolazione di oltre 1,3 miliardi di individui.

Il blocco che ha fermato le attività produttive imposto il 25 marzo scorso e prorogato fino al 18 maggio (salvo alcune aree) non ha fatto deflagrare il contagio ma non l’ho ha fermato, anzi. C’erano alternative per il Primo Ministro Narendra Modi in un paese dove gli ospedali sono sull’orlo del collasso senza nessuna epidemia grave?

Ma non poteva fermare il contagio. E qui iniziano a rientrare le contraddizioni fatte di enormi disuguaglianze e povertà diffuse. Non poteva fermarlo perché, come scrive Matteo Meloni, «il lockdown è praticabile solo dalle classi medio-alte, che possiedono case dove isolarsi, con acqua corrente e denaro per acquistare cibo a domicilio. La maggioranza della popolazione indiana è impossibilitata a rispettare le misure di contenimento e di igiene, anche volendo» [1]. Non poteva fermarlo perché «chiuse le stazioni ferroviarie, nell’impossibilità di muoversi, i poveri delle città hanno intrapreso lunghi viaggi a piedi per tornare nei villaggi consapevoli che una volta arrivati avrebbero avuto un pasto. Un’odissea: centinaia di chilometri da percorrere con bambini e anziani. Un’ottantina di persone sono morte durante il tragitto», come ha spiegato, in un’intervista, la studiosa Prati Singh [2].

L’India è stata divisa in tre tipi di aree: rosse, arancioni e verdi. Queste ultime sono quelle dove il contagio non compare da tre settimane ed è qui che le misure sono state allentate (sono comunque escluse le aree metropolitane) e sono stati consentiti i primi spostamenti dei lavoratori migranti versi i paesi d’origine sotto la direzione del governo. Un’arma a cui si affida il governo è l’utilizzo della app Aarogya Setu («ponte di salute») «realizzata dal Centro Nazionale di Informatica, l’applicazione avverte chi è stato in contatto con persone che si sono rivelate positive al test del coronavirus. Per essere efficace, la app deve essere utilizzata da almeno 200 milioni di persone. Finora è stata scaricata 50 milioni di volte su smartphone Android, il sistema dominante […]. è obbligatoria e le autorità assicurano che tutti i dati saranno raccolti in forma anonima» [3].

Ma torniamo al tema iniziale e cioè chi patisce la pandemia. Lo spiega bene Luca Angelini riportando una serie di considerazioni.
«Secondo il Centre for Monitoring the Indian Economy (CMIE), 140 milioni di indiani avrebbero perso il lavoro in seguito al lockdown deciso a fine marzo dal premier Narendra Modi (il tasso di disoccupazione è salito dall’8 al 26 per cento). Se si pensa che, dai dati del World Food Program dell’Onu, già prima dell’epidemia 250 milioni di indiani non avevano cibo in misura sufficiente, si può avere un’idea dell’entità del problema». Ma il governo ci sta mettendo del suo aggravando ulteriormente le condizioni degli ultimi, «”per ora — scrive il FT — il governo Modi ha fornito scarso soccorso ai suoi cittadini più vulnerabili. Mentre altri Paesi hanno messo in campo massicci pacchetti per proteggere famiglie e imprese dallo choc economici del coronavirus, New Delhi ha in gran parte lasciato la popolazione a difendersi da sola”. Il motivo? L’ossessione per mantenere in ordine i conti pubblici, già messi a dura prova da due anni di rallentamento economico. […]. Nemmeno i 77 milioni di tonnellate di cereali stoccati nei magazzini della Food Corporation of India, di proprietà statale, vengono distribuiti (a costo di farli marcire): il governo spera che vengano acquistate, per la distribuzione ai bisognosi, dai singoli Stati indiani, che non hanno però i soldi per farlo» [4].

E che il problema sia enorme è dimostrato dal fatto che «l’economia informale rappresenta il 40 percento del PIL e dà lavoro al 55-60 percento della manodopera: i rischi maggiori stanno qui […] e, impedendo ai lavoratori di muoversi, non può che andare peggio» [5].

E tra gli ultimi ci sono i musulmani che dall’arrivo di Modi al governo sono sempre più diventati una comunità discriminata senza difesa dalla continua violenza a cui sono sottoposti. Al verificarsi di casi tra i musulmani la violenza ha ripreso anche impedendo loro di accedere alle cure mediche.

Il disastro socio-economico è già in atto, quello sanitario potrebbe non esserci, ma si osservano condizioni contrastanti. Come per l’Africa potrebbero concorrere positivamente la popolazione giovane, le vaccinazioni anti tubercolosi o l’ampia uso di antimalarici che migliorerebbero gli anticorpi, ma c’è anche da dire che i tamponi fatti sono infinitesimali, che ci sono 0,55 posti letto ospedalieri per 1.000 persone e solo 48.000 ventilatori polmonari e che « quasi il 40 per cento degli adulti indiani di età compresa tra 45-54 e 22 per cento di quelli di età compresa tra 20 e 44 anni soffrono di ipertensione; quasi il 4% degli adulti di età compresa tra i 15 e i 44 anni ha il diabete di tipo 2, insieme ad un alto tasso di casi non segnalati; e 2,1 milioni di persone convivono con l’HIV, di cui l’83% ha tra i 15 e i 45 anni. Infine, la prevalenza della malattia polmonare cronica e dell’asma tra gli adulti è stata segnalata rispettivamente come 4,2 e 3 per cento, e quasi un terzo degli adulti usa il tabacco» [6].
Pasquale Esposito

L’immagine di copertina di Rino Di Loreto ed è stata scattata nel 2016

[1] Matteo Meloni, “Coronavirus, India: impossibile stare a distanza”, https://eastwest.eu/it/coronavirus-india-distanziamento-sociale-impossibile/, 31 marzo 2020
[2] Farian Sabahi, “«Le vere vittime del virus in India sono i lavoratori»”, https://ilmanifesto.it/le-vere-vittime-del-virus-in-india-sono-i-lavoratori/, 9 aprile 2020
[3] Michele Farina, “Coronavirus, in India è record di nuovi casi: il governo proroga la quarantena al 18 maggio”, https://www.corriere.it/esteri/20_maggio_02/india-record-nuovi-casi-governo-proroga-quarantena-18-maggio-9fd357ea-8c72-11ea-9e0f-452c0463a855.shtml, 2 maggio 2020
[4] Luca Angelini, “L’ossessione per la «stabilità macroeconomica» che rischia di affamare l’India”, https://www.corriere.it/pianeta2020/20_maggio_02/ossessione-la-stabilita-macroeconomica-che-rischia-affamare-l-india-a0e5487e-8c58-11ea-9e0f-452c0463a855.shtml, 2 maggio 2020
[5] Farian Sabahi, ibidem
[6] Devi Sridhar, Genevie Fernandes, “Why Herd Immunity Won’t Save India From COVID-19”, https://foreignpolicy.com/2020/05/02/herd-immunity-india-coronavirus-pandemic/, 2 maggio 2020

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