Indifesa. Discriminazioni e violenze nei confronti di bambine e ragazze

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La difesa dei diritti per l’infanzia, attraverso il Premio Nobel, appena annunciato, per  Malala Yousafzai  e Kailash Satyarthi ricevono un’attenzione che troppo spesso non hanno.
Malala Yousafzai, 17 anni, pakistana del nord-ovest del paese ha provato anche attraverso un blog anonimo del 2008 a contrastare l’estremismo islamico dei Taliban raccontando la vita, anche scolastica, di tutti i giorni nella realtà dove viveva. Hanno provato ad ammazzarla ma fortunatamente dopo il ricovero in un ospedale di Birmingham è riuscita a salvarsi.
Kai­lash Satyar­thi, 60 anni, indiano ha fondato, fin dal 1980, l’ong Movimento per la Salvezza della Gioventù per combattere lo sfruttamento dei minori in India. Un’altra attività svolta dall’organizzazione è quella svolgere indagini e, con l’aiuto della polizia, salvare i minori dalla schiavitù alla quale sono costretti.

In occasione della Giornata mondiale delle bambine (11 ottobre) Terre des Hommes ha diffuso un documento-denuncia intitolato Dossier  Indifesa  che fa il punto, dati alla mano, sull’enorme tragedia dei reati contro i minori ed in particolare contro le bambine. Dieci capitoli che riecheggiano dall’Italia e dal Mondo, e che vanno dalla discriminazioni alla nascita, alla malnutrizione e mortalità materno-infantile, alla disabilità, al turismo sessuale tramite webcam, alla violenza contro  le bambine e le ragazze. Il solo scorrere l’indice del rapporto, con quella lista di situazioni così disparate in cui la rinuncia, l’umiliazione, la violenza esplodono, dovrebbe essere una ferita sanguinante per chi legge. Evidentemente non lo è per molti visto che molte cifre sono al rialzo.

«Indifesa vuole essere un riflettore puntato sulla condizione di milioni di bambine e ragazze di tutto il globo, uno strumento prezioso per non abbassare la guardia sui loro diritti troppo spesso ancora violati, nel silenzio e nell’indifferenza di una comunità internazionale che pensiamo possa fare molto di più» [1].
Proviamo a mettere la lente d’ingrandimento sulla condizione nei vari momenti della loro vita in varie comunità del mondo.
Le bambine prima ancora che nascano sono oggetto di discriminazione con il fenomeno dell’aborto selettivo per assicurarsi un maschio che spesso è considerato di maggior “valore”. Una pratica diffusa in Cina, India e in diversi paesi del Sudest asiatico e dell’area Balcanica e Caucasica. Per esempio Azerbaijan (117 maschi per 100 femmine alla nascita), dove vige una società patriarcale è  il paese nel mondo, dopo la Cina, dove lo sbilanciamento alla nascita è più sfavorevole per le femmine.
E le discriminazioni con effetti  dannosi o letali continuano dopo la nascita. Il motivo per cui  in diversi paesi le bambine muoiono in misura maggiore dei coetanei è la scarsa alimentazione.  «In India, ad esempio, il 70% delle bambine con meno di cinque anni soffre di anemia e il 43% è sottopeso» [2].
Nel mondo ci sono 125 milioni di bambine che hanno subito la mutilazione dei genitali nelle sue varie modalità. Una violenza che è pratica quotidiana in Somalia dove il 98% delle donne tra i 15 e i 49 anni è stata mutilata.
A scuola non riescono ad andarci soprattutto le ragazze che in percentuali maggiori dei ragazzi non riescono ad avere un’istruzione degna di questo nome. Anche nei paesi industrializzati se il 19% dei bambini non frequentano la scuola le bambine sono il 20%. E comunque «nei Paesi più poveri un terzo delle ragazze di età compresa tra i 15 e 24 anni non sa leggere. E quasi due terzi dei 755 milioni di adulti che non sanno legger né scrivere sono donne» [3]. E se poi si analizza il fenomeno tenendo conto di altre situazioni scolastiche e di fattori come la razza, le cose possono peggiorare come negli USA.  Uno studio del Dipartimento educazione per i diritti civili dimostra come il colore della pelle influenzi il comportamento degli insegnanti. «Il tasso di sospensione delle ragazze di colore è del 12% mentre quello delle ragazze native americane è del 7%. Ben al di sopra del 2% delle ragazze bianche e del 6% dei ragazzi bianchi» [4].
Per l’Italia Indifesa fa riferimento al rapporto “Occupazione-istruzione-educazione: le trappole nascoste nel
percorso delle ragazze verso il lavoro”, 2014 svolto da McKinsey & company secondo il quale nel nostro paese ci sarebbero 2,665 milioni di ragazzi tra i 20 e 29 non studiano né lavorano (NEET- “Not employee or in training”, ma tra le ragazze il fenomeno è molto più diffuso con una situazione molto delicata al sud dove ci sono punte del 65-70%. Di fatto non si scelgono le capacità ma il sesso se per ragioni economiche bisogna fare una scelta.
Un’altra rivoltante e odiosa pratica è il turismo sessuale. Secondo l’organizzazione Ecpat ci sarebbero circa un milione e ottocentomila bambini costretti a vendersi. Molte sono le mete dalle “classiche” Filippine e Thailandia al Messico e Brasile, ma più recentemente anche Sudafrica, Marocco, Kenya, Mongolia, Colombia, Argentina. Lungo la costa del Kenya ci sarebbero tra 10 e 15 ragazze sfruttate dai turisti, con gli  italiani (18% del totale), tedeschi (14%) e svizzeri (12%) in testa. Mentre si sta diffondendo sempre più anche tra i minori il sesso via internet con l’uso di webcam.

La violenza sessuale e gli  abusi. L’Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) dopo un’indagine che ha coinvolto 42.000 donne di 28 Paesi europei ha evidenziato che il 12% delle donne ha detto di avere subìto una forma di abuso o atto sessuale da parte di un adulto prima dei 15 anni. Questo significa, tradotto in cifre, 21 milioni di donne nell’Unione Europea. In Italia sono l’11%, mentre il 33% ricorda di aver subito «almeno una forma di violenza fisica, psicologica o sessuale da bambina».
Negli ultimi dieci anni in Italia i reati contro minori sono aumentati del 56% e ancora una volta le bambine rappresentano la parte  più colpita. Si tratta di 5.100 minori e di questi il 61% sono bambine. Sono anche  cresciuti i maltrattamenti in famiglia come lo sfruttamento da parte della criminalità organizzata.
Quando faremo qualcosa di più concreto per rendere meno  violenta questa società?
Pasquale Esposito

[1] “La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo”, a cura di Terre des Hommes, pag. 5
[2] ibidem, pag. 11
[3] ibidem, pag. 19
[3] ibidem, pag. 20

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