Inferno: alla ricerca dell’uomo nella tana del Diavolo

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In occasione del settimo centenario dalla morte di Dante Alighieri, le Scuderie del Quirinale ospitano una mostra dedicata a quella che è senza dubbio la più suggestiva cantica della Divina Commedia: l’Inferno. Oltre 230 opere tra pittura, disegno, scultura e video scandiscono un percorso che attraversa le epoche, i temi e i luoghi del regno di Lucifero.

Agostino Fasolato
Agostino Fasolato, La caduta degli Angeli ribelli, 1970 ca

Come un racconto, la mostra si apre con La caduta degli Angeli ribelli, primo capitolo della storia degli inferi. L’opera di Agostino Fasolato dà il benvenuto nella prima sala: una pioggia scultorea, 60 piccole figure che precipitano verso il basso aggrappandosi le une alle altre e finiscono nelle fauci spalancate della “Bocca dell’Inferno”. Tra queste il Diavolo, feroce e armato di un forcone a due punte, volta le spalle allo spettatore e, simbolicamente, a tutti gli esseri umani.

Lucifero. Questo è il nome che nella Commedia Dante dà al principe delle tenebre, eppure Lucifero, dal latino luci-fero, significa “portatore di luce”. Un appellativo che sembra rivelare le ambivalenze che caratterizzano questa figura e la sua storia: un tempo tra gli angeli del cielo, poi cacciato, Lucifero è “dal ciel piovuto” e si è, secondo il Divin Poeta, conficcato al centro della terra; sopra la sua testa Gerusalemme, sotto i suoi piedi il Purgatorio, egli è materialmente al centro di tutto ma spiritualmente estraneo all’intero universo. Lucifero è, infatti, fuori dal sistema divino, è altro, è escluso e per questo incarna un’idea di solitudine estrema, una caratteristica che ritorna tanto nell’opera dantesca quanto nell’interpretazione e rappresentazione malinconica che molti artisti ne danno nell’Ottocento.

Lucifero è il Diavolo, dal greco διάβολος, “colui che divide” e pertanto non può che essere solo. Egli è avverso agli uomini e con essi al mondo, infatti, nella personificazione del serpente, è la causa della cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden. Separare, dividere, opporre, sono tutti elementi che si legano alla figura del diavolo e che sono alla radice dei peggiori peccati infernali.
I curatori della mostra, Jean Clair e Laura Bossi, infatti, mettono in evidenza come la maggior parte dei dannati presenti nella Divina Commedia si trovi all’Inferno a causa di mali commessi nei confronti di altri uomini o a danno dei propri simili: ignavi, lussuriosi, fraudolenti, iracondi, ladri, malfattori, seminatori di discordia, tiranni e traditori.

La riflessione su questa tipologia di dannati sembra tornare anche nella seconda parte della mostra, in cui dalle pagine dantesche ci si sposta alla realtà e viene introdotto l’Inferno della modernità. L’Ottocento e il Novecento, da un lato presentati come i secoli della grande riscoperta della Divina Commedia, dall’altro, nell’interpretazione di molti artisti, sembrano mostrare l’Inferno sulla terra: dalle insalubri metropoli della Rivoluzione industriale, alle guerre mondiali, fino ai campi di sterminio.

Su una parete della mostra appaiono lapidarie le parole di Italo Calvino in Città Invisibili: «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: sa ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, dargli spazio».

Per scoprire e apprezzare ciò che c’è di buono e di bello nel mondo è necessario guardare in faccia l’Inferno, che diventa, con Lucifero, grande protagonista dell’epoca moderna. È nella modernità, nella sua necessità di dare forma, di controllare e, quindi, di esorcizzare i propri tormenti, che la figura del diavolo vive la sua epoca d’oro, catalizzando l’immaginazione di molti artisti europei.

Franz Von Stuck Lucifero
Franz Von Stuck (Tettenweis, 1863 – Monaco di Baviera, 1928)
Lucifero
1890-1891
Olio su tela
Sofia, National Gallery
© The National Gallery, Sofia

La seconda sezione della mostra, non a caso, si apre con l’immagine scelta come emblema dell’intera esposizione: Lucifero di Franz Von Stuck del 1890. Un gigante, con le ali ripiegate, seduto, nella postura di un pensatore sul bordo di un abisso oscuro, i suoi occhi gialli, come lanterne in una tela scura, fissano lo spettatore. Lucifero, principe dell’Inferno, altri non è che un mostro enorme. Il diavolo è un gigante, figura mostruosa per antonomasia: il fuori misura, fuori dalle regole del mondo divino. Dante colloca i giganti, tanto grandi da sembrargli torri a un primo sguardo, nel XXXI Canto dell’Inferno, a guardia del cerchio dei traditori. Così vicini a Lucifero e così simili a lui, per statura e per posizione: conficcati nella pietra fino alla “cintola”, divisi in due, come solo un diavolo può essere.

Il gigante, e più in generale il mostro, è un monito, è espressione di quella necessità che l’essere umano ha di visualizzare le proprie paure. Lucifero, così identificato, permette di dare un volto al male, immediatamente riconoscibile nella sua carica di orrore. La “bocca degli inferi”, antica figura metaforica per rappresentare l’Inferno, infatti, aveva un’apparenza antropomorfa ispirata alla mitologia antica, alle figure dei Ciclopi, dei Titanti, dei Giganti. Riprendendo le parole di Jeróme Baschet presenti in mostra: «L’immaginario della bocca non dice cos’è l’inferno; indica solamente che l’inferno è altrettanto terribile e minaccioso quanto il mostro che lo rappresenta».

Herbert List Orco giardini Bo marzo
Herbert List (Amburgo, 1903 – Monaco di Baviera, 1975)
Orco nel giardino di Palazzo Orsini a Bomarzo 1949
Stampa ai sali d’argento
Amburgo, Herbert List Estate
© Herbert List / Magnum Photos

Inferno mette in mostra ed evidenzia come la straordinaria iconografia infernale abbia sempre ispirato gli artisti, dalle miniature medievali, alle grandi sculture, dalle tele romantiche alle interpretazioni più astratte. Tra le sale delle Scuderie del Quirinale, la figura multiforme di Lucifero accompagna il visitatore in un viaggio che dal passato arriva fino alla traslitterazione terrena dei disastri infernali e mette in luce le paure, i timori e le follie che perdurano nel tempo. In questo percorso Dante è il Virgilio che con le sue parole guida nella scoperta dell’uomo nella casa di Lucifero.

Margherita Fresa

Inferno
ideata da Jean Clair e curata da Jean Clair e Laura Bossi
Roma, Scuderie Del Quirinale
15 Ottobre 2021 – 9 Gennaio 2022

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