Influenza, si riparte

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Non banalizziamola! L’influenza è un’ infezione seria. Basti pensare che ogni anno, nel nostro paese, mette a letto oltre 6 milioni di persone e causa circa 4000 decessi per le sue complicanze!

Puntualmente in questo periodo dell’anno i mass media cominciano a diffondere notizie e fornire previsioni su come sarà l’epidemia, sull’area geografica di provenienza del virus mutante di turno e, soprattutto, sulla possibilità di prevenire l’infezione con il vaccino. Spesso, però, vengono tralasciate alcune semplici informazioni che potrebbero ampiamente migliorare l’approccio della popolazione a questa epidemia.

Intanto è bene chiarire che la “vera” influenza va debitamente distinta da tutte quelle sindromi respiratorie presenti anche in questo periodo dell’anno e dovute ad una miriade di virus ben diversi da quello influenzale. Si tratta, di solito, di forme simili ma meno gravi e durature dell’Influenza vera e propria. L’epidemia influenzale è attesa nel nostro paese tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio: il virus ama il freddo; le condizioni climatiche potrebbero quindi anticipare o, come più spesso sta avvenendo, posticipare l’inizio dell’epidemia. E’ bene, quindi, somministrare il vaccino in un periodo che va dalla fine di ottobre alla seconda decade di dicembre. Una vaccinazione troppo precoce potrebbe lasciare il sistema immunitario scoperto nei confronti della cosiddetta “coda” primaverile dell’epidemia.

Ma chi deve effettivamente vaccinarsi? Sicuramente tutti i soggetti a rischio di complicanze: in primo luogo gli anziani, i portatori di patologie cardiache e respiratorie, nonché coloro con difese immunitarie deficitarie. A tutti questi, poi, andrebbero aggiunte le persone che svolgono particolari mansioni sociali o che lavorano presso comunità quali ospedali, scuole, e simili. Sia chiaro, però, che il vaccino non offre una immunità assoluta nei confronti dell’influenza, ma riduce solo la probabilità di infezione.

Da qualche anno sono in commercio anche in Italia due farmaci (NI:inibitori della neuraminidasi) da somministrare o per via inalatoria (zanamivir) o per via orale (oseltamivir), capaci di bloccare la replicazione virale. La loro efficacia è fortemente legata alla tempestività dell’assunzione del farmaco e comunque non garantita negli individui al di sopra dei 65 anni (zanamavir); possono, inoltre, avere effetti collaterali (broncospasmo per lo zanamivir; nausea per l’oseltamivir) [1]. A tutto questo va aggiunto l’elevato costo della terapia. Per cui: «considerando la loro limitata efficacia nel prevenire le sindromi influenzali, gli NI non dovrebbero essere impiegati come misura standard per il controllo dell’ influenza stagionale mentre appare consigliabile un loro utilizzo mirato al trattamento di soggetti ad elevato rischio. Un loro uso generalizzato dovrebbe essere preso in considerazione solamente in caso di epidemie gravi o di pandemie in associazione alle altre misure di sanità pubblica adottate in questi casi»[2].

La verità, quindi, è che quando viene contratta, l’influenza deve fare il suo decorso, che dura circa una settimana, durante il quale bisogna seguire alcune semplici norme comportamentali: riposo assoluto, alimentazione leggera, adeguato apporto di liquidi ed una automedicazione responsabile, costituita essenzialmente da farmaci “sintomatici”(antipiretici, sedativi per la tosse, antistaminici, ecc.). Da bandire assolutamente gli antibiotici: questi potranno essere utili solo in caso di eventuali complicanze batteriche (superinfezioni) e, comunque, andranno prescritti dal medico.
Bruno Mayol

[1] Neuraminidase inhibitors for preventing and treating influenza in healthy adults
TO Jefferson, V Demicheli, C Di Pietrantonj, M Jones, D Rivetti
Cochrane Database of Systematic Reviews 2006, Issue 3. Art. No.: CD001265.pub2.
DOI: 10.1002/14651858.CD001265.pub2
[2] PNLG – Piano Nazionale Linee Guida dell’ ISS

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