Iosonouncane, Die. Un’opera tra modernità e suoni ancestrali

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Un’opera di avanguardia con un’ancora gettata su fondali pop che gli consente di attrarre come una sirena gli ascoltatori. Ascoltatori che potrebbero essere a frotte se l’ariosa e melodiosa Stormi con un profluvio di battimani, cori, fiati e percussioni ben congeniati i responsabili delle programmazioni dei media avessero qualche momento di saggezza.

Stormi nel mattino con la luce del sole alto che si rompe tra le vele scivolando dai fianchi il giorno cade sulle rive lontane
È un invito ad ascoltare gli altri cinque brani che compongono Die e forse avremmo un pubblico meno piattamente uniforme.
Il disco era cominciato con le voci cavernose e le percussioni tribali dell’affascinante e bellissima Tanca dove la modernità elettronica incontra la semplicità e la forza ancestrale, in otto incessanti minuti che incendierebbero una raduno rave con un finale si spacca in due da una parte la solidità dei tamburi e dall’altra un’apertura alle acidità elettriche.
Iosonouncane
Le foto sono di Silvia Cesari

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Un concept album quello del musicista di Bugerru Jacopo Incani, in arte Iosonouncane alla sua seconda prova dopo La macarena su Roma. Frutto di un lungo periodo creativo iniziato quattro anni fa, con tracce melodiche scritte durante i concerti e lungamente filtrate ed elaborate nella sua isola di cui si percepiscono i sapori e i suoni dal canto tenore sardo alla chitarra sarda.
Tra dicembre 2014 e gennaio 2015, in una lunga sessione di un mese, Bruno Germano ha mixato il disco, la cui masterizzazione è stata affidata a Carl Saff e al suo Saffmastering Studio di Chicago. Ha ragione l’artista quando dice che l’album «è stato fatto con una cura e un dispendio di tempo assolutamente fuori moda per l’Italia di oggi. È una rivendicazione culturale e quindi un atto politico» [1]. E in un momento in cui tutto deve essere con i tempi del mercante non possiamo che condividere la scelta e le parole.
Per uno spartito a tratti sinfonico era necessario che fossero molti gli strumenti utilizzati nonché i musicisti che contribuissero alla ricchezza di Die come Mariano Congia (chitarra classica e elettrica), Serena Locci (voce e cori), Paolo Angeli (chitarra sarda preparata), Alek Hidell (elettronica) e due musicisti dei Junkfood, Simone Cavina (percussioni) e Paolo Raineri (tromba).

Il titolo è un ciclo di vita, giorno in sardo, morire in inglese morire e in tedesco è l’articolo determinativo femminile. Breve e denso di significato come molte delle parole che impregnano le liriche di semplicità naturale terra, mare, vento, sole, … all’interno di un racconto di un uomo in mezzo al mare che teme di morire e nello stesso istante una donna guarda dalla terra ferma gli ultimi scoppi di burrasca al largo vivendo il terrore di non rivederlo mai più.

I primi tre minuti di Buio annunciano una suite che racchiude molti momenti del disco, dagli iniziali movimenti leggeri incupiti dalla voce animalesca ai motivi psichedelici, agli arpeggi di chitarra che aprono al canto distante e alto Cade il sole cieco com’è la terraSorga il sole buio com’è la terra.
Tra il prog e la techno si dipana un’altra traccia di grande livello, Paesaggio fino a quando un’incanzante chitarra, un coro e i fiati cambiano registro per un attimo, il tempo di chiudere il brano dopo poco più che due minuti. Die si chiude con la corposa Mandria che riprende quelle pulsazioni aborigene e quella voce dal sottosuolo, ma con ritmi più ossessivi e se possibile più potenti sostenuti dal canto tenore segnando ancora una volta la centralità della musica sarda, fino allo squarcio di luce simile ad cielo aperto dopo la tempesta di una voce femminile.
Qualcosa in più si capisce se si è stati a Buggerru ed in quella zona della Sardegna, l’Iglesiente. Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: prog-folk
Iosonouncane
Die
etichetta: La Famosa Etichetta Trovarobato
data di pubblicazione: 30 marzo 2015
brani: 6
durata: 38:09
cd: singolo

[1] La dichiarazione è stata fatta durante l’intervista di Giovanni Ansaldo in “Iosonouncane rompe la monotonia della musica italiana”, www.internazionale.it, 23 Maggio 2015

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