Iris e le altre, 19 vite per la Libertà

resistenza partigiane
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Nel marzo 2020 lo spazio commemorativo dedicato a 19 donne partigiane decorate con la medaglia d’oro al valor militare dal titolo Iris e le altre, 19 vite per la Libertà sarebbe dovuto essere aperto al pubblico, la Covid-19 ha rimandato ad oggi tale evento organizzato da A.N.P.I Martiri Niguardesi di Milano e ospitato dalla Coop del Centro Sarca di Sesto San Giovanni.

Una mostra che nasce con l’obiettivo di onorare l’esistenza di 19 giovani donne, le vicende che le riguardarono e le circostanze che portarono al barbaro assassinio di molte di esse. Alla medaglia d’oro al valor militare, massima onorificenza concessa dalla Repubblica, va ad aggiungersi per queste donne il merito di avere avuto un ruolo significativo nell’ emancipazione femminile, rifiutando di accettare la sorte a cui il fascismo le destinava all’interno del ruolo di madri e casalinghe dedite a procreare e offrire i figli alla patria fascista.

Ricordiamo queste 19 eroine, 15 delle quali martiri della Libertà, con la consapevolezza che furono in realtà decine di migliaia le donne che animarono la Resistenza contribuendo in ogni modo alla vittoria sui nazifascisti. Il contributo delle donne alla Resistenza cominciò nel fornire, ai giovani militari italiani che scappavano per raggiungere le proprie abitazioni dopo la fuga del re e dei generali nel settembre del 1943. abiti civili per sottrarsi alle retate operate dalle truppe di occupazione tedesche. Molte donne operarono come staffette per garantire i collegamenti tra i gruppi di partigiani. I gruppi di difesa della donna GDD nelle città si occuparono di raccogliere e distribuire armi, cibo, vestiario e di stampare diffondere materiale informativo, alcune offrirono le proprie abitazioni per nascondere i partigiani, altre parteciparono in prima persona alla lotta armata. Gli archivi storici ci hanno restituito per molte di queste vicende i nomi dei nazifascisti che eseguirono su queste donne arresti , torture, assassini, volutamente taccio i loro nomi lasciando che si dissolvano nell’oblio.

Ines BedeschiQuesti sono solo pochi cenni alle storie di alcune di loro accompagnate da una delle frasi presenti nella motivazione che hanno assegnato la medaglia d’oro al valore militare.
Irma Bandiera. Bolognese, nata da famiglia di lavoratori benestanti, inizia ad aiutare i soldati sbandati dopo l’armistizio e ad interessarsi di politica iscrivendosi al PCI , entra nella resistenza nella settima brigata di Bologna con il compito di staffetta, si rende disponibile per le azioni più rischiose, il 5 agosto 1944 i partigiani uccisero un ufficiale tedesco e un comandante delle brigate nere, Irma venne catturata dai nazifascisti che per sei giorni la torturarono senza che lei confessasse i nomi dei suoi compagni, l’ultimo giorno fu portata dinanzi alla casa dei suoi genitori per tentare di indurla a parlare con la promessa che sarebbe tornata dalla sua famiglia, ma Irma non parlò, il suo silenzio ridusse i suoi aguzzini all’impotenza, questi frustrati e rabbiosi dinanzi a tale monumentale forza morale prima la accecarono e poi le scaricarono addosso l’intero caricatore del mitra.
Motivazione della medaglia d’oro al valor militare alla memoria “eroina purissima fu faro luminoso per tutti i patrioti bolognesi nella guerra di liberazione
Paola Del Din. Figlia di un ufficiale degli Alpini, combattente in entrambe le guerre mondiali entrò nella resistenza nel 1943 insieme al fratello Renato, dopo la morte di questi avvenuta nell’aprile del 1944 assolse numerosi incarichi tra i quali quello di passare le linee nemiche e consegnare dei documenti agli alleati. Chiese e ottenne di frequentare un corso per paracadutisti prendendo parte a undici voli di guerra, fu la prima paracadutista militare donna italiana della storia, alla vigilia della Liberazione si fece lanciare sul territorio del Friuli per prendere contatto con una missione alleata, nonostante una caviglia fratturata riuscì a termine il suo incarico.
Motivazione della medaglia d’oro al valor militare “seppe in ogni circostanza assolvere con rara capacità e virile ardimento i compiti affidati“.
Ines Bedeschi. Fu una delle più valorose staffette quando a Bologna si costituì il comando unificato militare Emilia Romagna, pedalando instancabilmente sulla sua bicicletta da Conselice a Ravenna, Rimini, Forlì, Bologna. Arrestata a un solo mese dalla Liberazione dai nazifascisti inferociti per la sconfitta che sapevano essere ormai vicina. Ines fu torturata per un mese, non parlò fino al 28 marzo 1945 quando venne fucilata insieme ai suoi due compagni sulle rive del Po. Motivazione della medaglia d’oro al valor militare alla memoria “preferiva il supremo sacrificio anziché tradire i suoi compagni di lotta“.
Ancilla Marighetto. Si unì alla Resistenza a soli 17 anni, partecipando ad ogni azione accanto agli altri partigiani, alcune di queste entrarono nella leggenda come l’assalto alla caserma del corpo di sicurezza Trentino di Castello Tesino dove i partigiani riuscirono a disarmare 55 soldati senza nessun ferimento; braccata da una pattuglia durante il rigido inverno del 1945 si arrampicò su un albero per nascondersi, catturata e torturata non tradì i compagni affrontando la fucilazione. Ancilla è stata la martire partigiana più giovane onorata alla memoria con la medaglia d’oro al valor militare. Motivazione della medaglia d’oro al valor militare “offertale salva la vita purché denunciasse i propri compagni, rifiutava sdegnosamente sputando in faccia ai carnefici“.
Livia Bianchi. In coincidenza con l’armistizio dell’8 settembre 1943 si unì alla lotta antifascista come staffetta e combattente. Catturata insieme ai suoi compagni Il 20 gennaio del 1945 venne condotta con loro per essere sommariamente fucilata. A Livia Bianchi, in quanto donna, venne offerto che le fosse risparmiata la vita, ma ella orgogliosamente rifiutò scegliendo di morire con i suoi compagni. Motivazione della medaglia d’oro al valor militare alla memoria “condannati alla fucilazione lei veniva graziata, ma fieramente rifiutava per essere unita ai compagni“.
Gina Borellini. Dal settembre 1943 staffetta insieme al marito; catturata nel febbraio 1944 fu atrocemente torturata e per tre volte portata di fronte al plotone di esecuzione; rilasciata, riprese il suo posto come combattente, ferita nell’aprile del 1945 rifiutò di essere soccorsa per non intralciare il compito dei suoi compagni di lotta. Motivazione della medaglia d’oro al valor militare “sola, riusciva a frenare la copiosa emorragia e prendendo coraggio dal pensiero dei propri figli si sottraeva alle ricerche nemiche”.
E poi Carla Capponi, Gabriella Degli Esposti, Anna Maria Enriquez Agnoletti, Maria Assunta Lorenzoni, Irma Marchiani, Clorinda Menguzzato, Norma Patrelli Parenti, Rita Rosani, Modesta Rossi, Virginia Tonelli, Iris Versari, Vera Vassalle,

Senza le donne non ci sarebbe stata la Resistenza“, Arrigo Boldrini

Adelaide Cacace

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