Irlanda del Nord. Le questioni di confine surriscaldano gli animi

Irlanda del Nord Belfast
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Sugli accordi commerciali collegati alla Brexit, tra Regno Unito e UE, la questione del confine con l’Irlanda del Nord si sta alzando la tensione. Una tensione che a Belfast e dintorni viene irrimediabilmente collegata agli Accordi di Pace del Venerdì Santo del 1998.

Boris Johnson e il suo governo, qualche giorno fa, violavano l’Accordo internazionale siglato con l’UE sulla Brexit che prevede il controllo di beni e animali che passano tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord. Fino al 1° Aprile, per adattarsi alla nuova situazione, l’accordo prevede che non ci sia nessun controllo, ma Johnson ha deciso unilateralmente che questo “periodo di grazia” duri fino ad ottobre prossimo.
La giustificazione o il pretesto di questa decisione che di fatto viola un accordo internazionale, nasce dai problemi che ci sarebbero potuti verificare per l’intasamento nei porti nordirlandesi a causa dei controlli e con la conseguente penuria di merci nei punti vendita. Insomma il Governo è intenzionato a dare più tempo alle aziende per adattarsi al nuovo status previsto dalla Brexit.

Ma il tema vero è che i Lealisti potrebbero approfittare di possibili malcontenti sul funzionamento post Brexit che evita confini duri tra Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda per rimettere in discussione gli Accordi del Venerdì Santo. Per una parte dei Lealisti la Brexit è un primo passo di un abbandono definitivo da parte di Londra verso una riunificazione dell’Irlanda.

Intanto l’UE ha immediatamente protestato con Londra. Il vicepresidente della Commissione europea e responsabile della supervisione dell’attuazione dell’accordo, Maroš Šefčovič, intervistato dal Financial Times, ha spiegato che “molto presto” arriverà una risposta per avviare una “procedura di infrazione” [1].
Anche dalla Repubblica d’Irlanda non sono arrivati commenti concilianti.
Il governo britannico prova a minimizzare parlando semplici soluzioni tecniche per una migliorare il movimento delle merci.

Ma le notizie più pesanti arrivano dall’Irlanda del Nord dove c’era già, da qualche settimana, molta tensione tanto che

«sono spuntate inquietanti scritte e graffiti sui muri di Belfast, Larne e Carrickfergus, pieni di minacce contro gli agenti doganieri che in Irlanda del Nord controllano le merci (sinora un numero minimo, sempre per il suddetto periodo di “grazia”) in arrivo dalla Gran Bretagna: “Tutto lo staff alle frontiere è un obiettivo”, ero uno dei tanti» [2].

È in questo quadro appunto che è stata indirizzata dal Consiglio delle Comunità Lealiste (Loyalist Communities Council) una lettera al Belfast Telegraph ed indirizzata al premier Johnson, in cui si legge che il Consiglio non riconoscerà temporaneamente Accordi di Pace del Venerdì Santo iniziando una protesta “pacifica e democratica“.
Il Consiglio delle Comunità Lealiste fondato nel 2015 rappresenta formazioni paramilitari quali la UVF (Ulster Volunteer Force), la UDA (Ulster Defence Association) e il Red Hand Commando. Formazioni spesso oscure e con alcuni di loro “collegati alla criminalità” [3].
Per ora non si registrano manifestazioni o marce di protesta. Se è vero che diversi politici provano a sminuire il valore della posizione presa dai lealisti. Va detto però come dice Stephen Farry, deputato del partito centrista Alleanza, «è anche preoccupante che quella che è essenzialmente una voce per le organizzazioni terroristiche vietate stia diventando un attore in un dibattito politico» [4].

E comunque la pericolosità della situazione, se non dovesse essere confinata e dal dibattito e dalla vita pubblica, risiede nel fatto che la violenza non è stata un’opzione

«mai del tutto scartata, se è vero che nel variegato universo lealista – a differenza del fronte repubblicano – raramente si è davvero percepita la volontà di un cambiamento di rotta. Lo dimostrano azioni di intimidazione che sono continuate negli anni; e lo si è visto anche nelle settimane passate, sia con le minacce ai lavoratori portuali che con la dimostrazione di forza di una sfilata di paramilitari tra i quartieri di Belfast est, alla quale sono seguiti alcuni arresti» [5].

Non solo ma ieri è stato esploso, lanciato da un auto, un petardo davanti la casa di Gerry Kelly dello Sinn Fein, un atto che arriva dopo un precedente, mercoledì scorso, per una bomba contro il suo ufficio di Antrim Road e quelli precedenti presso gli uffici del deputato di Belfast Occidentale Paul Maskey e di Nichola Mallon, ministro delle Infrastrutture del Partito socialdemocratico e laburista (SDLP) [6].
Pasquale Esposito
[1] Brexit: EU to launch legal proceedings against UK ‘very soon’, 5 marzo 2021
[2] Antonello Guerrera, “Brexit, le milizie unioniste dell’Irlanda del Nord: «Non riconosciamo più gli accordi del Venerdì Santo»“, 4 marzo 2021
[3] Rory Carroll, “Brexit: loyalist paramilitary groups renounce Good Friday agreement”, 4 marzo 2021
[4] Rory Carroll, ibidem
[5] Enrico Terrinoni, “Irlanda del Nord-Ue, i lealisti si ritirano dagli accordi di pace”, 5 marzo 2021
[6] Christopher Leebody, “Sinn Fein’s Gerry Kelly condemns attack on his home after fireworks thrown from ‘dark car‘”, 8 marzo 2021

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