Irlanda. Nonostante prestiti e manovre il rischio fallimento è alto

Irlanda Cliffs of Moher
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Il 27 ottobre prossimo la Repubblica d’Irlanda voterà per eleggere il suo Presidente che avrà davanti a sé una situazione economica e sociale a dir poco difficile. Sembrava che, dopo gli 85 miliardi di prestiti per affrontare la crisi finanziaria e le conseguenti manovre di macelleria sociale, Dublino si potesse definitivamente risollevare, ma complici valutazioni ottimistiche e la frenata dell’economia mondiale ed in particolare di quella statunitense – gli USA sono il primo paese per il commercio irlandese – i segnali di un fallimento sono tornati ad essere chiari.

Irlanda. Dublino, The Canal square. Agosto 2011.
Foto Pasquale Esposito
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Una classifica preparata da Cma Datavision insieme a Markit, la più importante società di monitoraggio dei mercati extraborsistici, colloca l’Irlanda al quarto posto dei Paesi con una percentuale di rischio fallimento del 52,5% con Venezuela, Portogallo e Grecia che con il 93% è data oramai per spacciata.
Provvedimenti per un totale di sei miliardi e basati per due terzi su tagli di spesa a partire dalla cancellazione di 20mila posti di lavoro tra gli statali (piano di esodi volontari inclusi), per proseguire con la riduzione dei salari pubblici e con l’allungamento dell’età pensionabile nel pubblico a 66 anni nel 2014, 67 nel 2021 e 68 nel 2028 dovrebbero portare il deficit da una previsione del 10,6% per il 2011 al 3% nel 2015 come concordato con UE e FMI.
<<Il rapporto debito pubblico lordo/PIL dovrebbe raggiungere il suo livello più alto (poco meno del 120%) nel 2013, per poi scendere a posizioni leggermente inferiori a quelle indicate nelle proiezioni sottese alle raccomandazioni del Consiglio, dal momento che, in base agli stress test di marzo 2011, i costi di ricapitalizzazione delle banche si sono rivelati inferiori al previsto>> [1].

Irlanda. Dublino, Samuel Beckett bridge. Agosto 2011.
Foto Pasquale Esposito
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Come accaduto in altri paesi, vedi Grecia e Portogallo, queste misure non aiutano la crescita. Nonostante il poderoso aumento delle esportazioni per la presenza di multinazionali, favorite da una tassazione agevolata lasciata in piedi nonostante le necessità del debito pubblico, che continuano a investire sul mercato irlandese, il tasso di disoccupazione è salito al 14,3% nel secondo trimestre con uno 0,7% [2] su base annua lasciandosi alle spalle il miglioramento osservato nel mese di aprile. Se le richieste di armonizzazione fiscale richieste da Bruxelles  dovessero entrare in vigore la crescita potrebbe arrestarsi del tutto.


Irlanda. Dublino, cartelli in Bachelor quay. Agosto 2011.
Foto Pasquale Esposito
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A luglio i fallimenti aziendali avevano già raggiunto livelli da record secondo l’analista Cormac Mohan della società di consulenza Fm Accountants. Danny McCoy direttore generale dell’Irish business and employers confederation (Ibec), la più importante organizzazione imprenditoriale, ha spiegato nella sostanza altri provvedimenti sarebbero <<in contrasto con le necessità economiche del paese>> [3].
La fiducia peggiora per cui i prezzi delle case continuano a scendere: 1.6% ad agosto rispetto al meno 0,8% di luglio, mentre su base annua i prezzi sono scesi del 13,9%. A Dublino un appartamento vale il 57% meno di quanto valesse nel 2007 quando si registrarono i massimi.
Un altro segnale di previsioni fosche è la domanda interna che sta azzerando la crescita delle esportazioni. Gli irlandesi sembrano poco intenzionati a spendere: le previsioni per il 2011 delle vendite al dettaglio sono per una “crescita” dello 0,25% contro precedent analisi che segnavano un più 0,75%. Il Pil nel 2012 dovrebbe crescere dell’1,7% contro una previsione dell’1,8% (1,9% della Commissione europea, ndr) mentre per il 2013 si parla di un più 2,3% contro un più 2,45% registrato in precedenza [4].

E intanto si possono leggere di casi che rasentano l’inverosimile ma che forse dovremo abituarci a vivere più spesso se il modello di sviluppo e di governo non cambierà. Il Tallaght – ospedale di primaria importanza in Irlanda – potrebbe non poter assistere chi necessiti del pronto soccorso, mentre <<il coroner della contea di Dublino ha descritto l’ospedale come un “luogo pericolosissimo per chiunque, figuriamoci per un malato”. Un servizio sociale di base, importante per mezzo milione di cittadini, sta dunque per chiudere>> [5].
Pasquale Esposito

[1] COMMISSIONE EUROPEA, COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, Bruxelles 24 agosto 2011
[2] Central Statistics Office, Quarterly National Household Survey, seconto trimestre 2011. Delle 304.500 persone senza lavoro 98.800 sono donne il cui tasso di disoccupazione è cresciuto del 5,6%.
[3] John Murray Brown, “La fragile ripresa irlandese è già in pericolo”, Financial Times, nella traduzione de Internazionale, 26 agosto 2011, pag. 100
[4] Conor Humphries, “Economists cut forecasts for Ireland’s mid-term growth”, 6 agosto 2011
[5] Eddie Mackinnon, “Schizofrenia post-bailout”, www.presseurop.eu, 1 settembre 2011. L’articolo è stato originariamente pubblicato su The Irish Times e tradotto da Anna Bissanti

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