Israele 2013: gli Europei delle polemiche

stadio calcio
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Parte oggi la diciannovesima edizione dei campionati europei di calcio Under 21, organizzati, per la prima volta nella storia, in Israele.  Dalle 18:00 i padroni di casa stanno disputando la gara contro la Norvegia a Netanya, mentre alle 20:30 i nostri “azzurrini” sfideranno la temutissima Inghilterra a Tel Aviv.

La scelta di disputare gli Europei di calcio, competizione seguita e trasmessa in tutto il mondo, in Israele ha sollevato un putiferio di polemiche e accuse contro la UEFA (organizzatrice di tale evento), colpevole di voler legittimare il “comportamento fuori legge e crudele di Israele nei confronti dei palestinesi”, come si può leggere nella lettera  inviata al quotidiano britannico Guardian dai promotori della campagna “Cartellino rosso all’apartheid israeliana” [1], e firmata da personalità di spicco non solo del mondo sportivo. Tra le firme eccellenti spicca quella del regista britannico Ken Loach, di Luisa Morgantini, già vice presidente del Parlamento Europeo, l’arcivescovo sudafricano, nonché premio Nobel per la Pace, Desmond Tutu, il campione ivoriano Drogba e Kanoutè, ex stella del Siviglia.

La data del calcio d’inizio, il 5 giugno, è emblematica e piena di significato per tutti coloro che da decenni hanno a cuore la causa di liberazione del popolo palestinese, infatti il 5 giugno 1967 è l’inizio della “guerra dei sei giorni” che vedrà lo Stato sionista occupare militarmente e sottrarre ai legittimi proprietari la Striscia di Gaza, la Penisola del Sinai, le alture del Golan, la Cisgiordania e Gerusalemme Est. Negli anni successivi all’occupazione, del 1948 e del 1967, migliaia di palestinesi abbandonarono le proprie case e centinaia di villaggi furono dati alle fiamme o distrutti, lo stadio HeMoshava di Petah Tikva, dove sono ancora visibili i resti del villaggio di Fajje,  e lo storico stadio Bloomfield di Tel Aviv, dove nel 1948 la squadra palestinese Shabab al-Arab venne cacciata dai coloni sionisti, sono i simboli sportivi della tragedia palestinese.
Tralasciando per un attimo l’occupazione militare israeliana, è ancora viva nei cuori di tutti gli amanti del calcio e dello sport, la vergognosa vicenda del calciatore palestinese Mahmoud Sarsak, arrestato dalla polizia israeliana mentre si accingeva a giocare una partita di calcio e rinchiuso tre anni con l’assurda accusa di terrorismo. Dalla Nakba (l’esodo palestinese del ’48) ai giorni nostri, tantissime sono state le accuse rivolte contro Israele di violazioni dei diritti umani nelle carceri e nei territori occupati, accuse che hanno visto inerme la comunità internazionale con il conseguente abbandono di un intero popolo, martoriato e ghettizzato, alla ricerca della sua autodeterminazione e di un lembo di terra dove lavorare e vivere in Pace.

Oltre alla politica internazionale, anche l’establishment del pallone s’è dimostrato sordo e insofferente al dolore dei palestinesi. Michel Platini, ex stella del calcio mondiale e attuale boss della UEFA, ha tirato dritto incurante delle proteste e degli appelli per negare a Israele l’organizzazione degli Europei, mostrando la faccia peggiore del calcio non giocato, quella arrogante e faziosa, interessata esclusivamente al business e al mantenimento dello status quo.
Antonello Tinelli

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