Israele è un Stato ebraico con Gerusalemme capitale

Israele Gerusalemme Est moschea Al-Aqsa
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Da Israele continuano a giungere notizie nefaste, e non solo per i palestinesi. Tutte lasciano presagire un ulteriore innalzamento dello scontro e della tensione.

La prima di queste notizie è l’appesantimento militare nei confronti della striscia di Gaza da dove i palestinesi, dal 30 marzo, partono in direzione del confine per protestare (Marcia del ritorno) e invocare il diritto di tornare ad abitare nelle terre sottratte loro dopo la nascita dello stato d’Israele. Dopo i centoquaranta palestinesi uccisi (di cui 18 minori secondo l’ong Defense for ‎Children International), è arrivata quella di un soldato israeliano che ha provocato una pesante reazione da parte dell’esercito con raid aerei e colpi partiti dai carri armati mentre Hamas ha risposto con razzi.
Si ritiene da più parti che Israele si stia preparando ad una nuova e vasta operazione militare direttamente nella Striscia e del resto le parole del ministro della difesa, Avigdor Lieberman non lasciano presagire nulla di buono.

È possibile che l’esercito si stia preparando al peggio perché, e qui passiamo alla seconda notizia, ci potrebbe essere una reazione ampia in tutta la Palestina all’annuncio di quello che Trump ha definito “l’Accordo del secolo”, cioè la soluzione definitiva del conflitto israelo-palestinese con la creazione di due Stati indipendenti. Peccato che nessun palestinese ha intenzione di apporvi la firma. Il motivo? La soluzione è un cedimento totale alle tesi di Netanyahu.
Secondo quanto sembra trapelare Jared Kushner, il “Presidential son-in-law” ha di fatto ultimato il piano, tanto da esser stato presentato al segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. Il piano sembra ricalcare Oslo II del 1995 che divideva la Cisgiordania in tre zone e due di queste ora andrebbero ai palestinesi che dovrebbero spostare la loro capitale a Abu Dis [1].

Nella stessa direzione va un’altra notizia che ha turbato molti israeliani, soprattutto di origine araba e tutti i palestinesi. La Knesset, il parlamento israeliano, ha approvato con 62 voti favorevoli e 55 contrari la legge, con valore costituzionale, che dichiara ufficialmente Israele come “Stato-nazione del popolo ebraico“, con capitale Gerusalemme (compresa la parte Est), riconosce l’ebraico come lingua nazionale e il calendario e le festività ebraiche come quelle ufficiali dello Stato, l’inno sionista ed inoltre definisce di “valore nazionale”, lo sviluppo dell’insediamento ebraico sostenendolo e incoraggiandolo.
Le accuse di scivolare definitivamente nel razzismo e nell’apartheid arrivano da diverse parti e non solo dai palestinesi (mai citati) e dagli arabi israeliani, a questo punto considerati cittadini di serie B.
Mi sembra che la direzione sia quella di cementificare e legalizzare uno stato di fatto in barba alle leggi internazionali e ai diritti dei palestinesi legittimi occupanti di quei territori.
Va ricordato che Gaza è una prigione a cielo aperto dove in 365 km² vivono 1,8 milioni di abitanti sottoposti ad embargo da Israele dal 2007. Questo assedio lascia costantemente i cittadini in un costante stato di crisi umanitaria.
Pasquale Esposito

[1] Ugo Tramballi, “La pace del secolo fra Israele e Palestina (Trump dixit)”, 9 luglio 2018, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/la-pace-del-secolo-fra-israele-e-palestina-trump-dixit-20943

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