Istruzione e povertà in Italia

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Si è appena chiuso a Torino il XXXIV Salone del Libro con un importante successo di pubblico e di lettori acquirenti, ma in quello che potremmo definire come il “dietro le quinte” di questo importante avvenimento culturale, si ammassano nuvole scure proprio sulla reale consistenza culturale degli italiani in generale e dei giovani in particolare. Perché il dato lanciato da Save the Children nel corso del suo evento a Roma Impossibile 2022, è a dir poco dirompente: un adolescente su due non capisce ciò che legge.
Il dato, pur nella sua drammaticità, va ovviamente analizzato e pesato solo se inserito in una più ampia cornice che è quella che Save the Children individua nel sistema di istruzione, nello sviluppo economico e nel più largo ambito del sistema democratico del Paese come conseguenza dello sviluppo dei due punti precedenti.
Ma questa impostazione sembrerebbe collidere con i dati rilevati ad aprile, attraverso un sondaggio on line effettuato dalla piattaforma GoStudent, dove emerge che su un campione di 1.000 adolescenti fra gli 11 e i 18 anni, il 51% legge di più grazie anche alla complicità della pandemia e che solo l’8% registra un calo proprio a seguito della Covid-19 [1].
Un dato incoraggiante che va in controtendenza?
Sembrerebbe proprio di no, sempre secondo Save the Children, perché quel leggero ottimismo si infrange contro il muro delle diseguaglianze territoriali che a loro volta generano come prodotto collaterale, la povertà. Più o meno assoluta.

Ce lo conferma l’ISTAT fissando a 1.384.000 i minori in povertà assoluta, toccando il dato più alto degli ultimi 15 anni. La controprova è fornita dal fatto che i punteggi medi nelle materie italiano e matematica risultano peggiori proprio per quei ragazzi che provengono da famiglie disagiate o dal livello socio-economico basso. Se a questo si aggiunge il fenomeno della c.d. “povertà digitale” reso più evidente dalle tecniche DAD, è gioco forza che ad essere penalizzati siano stati gli studenti privi degli strumenti tecnologici nonché del supporto fornito dalla famiglia.
Non solo, ma l’Istituto di Statistica ci dice anche che mai come oggi un bambino ha il doppio delle probabilità di vivere in povertà assoluta rispetto ad un adulto, e il triplo se paragonato a chi ha più di 65 anni. In sintesi, la povertà assoluta oggi colpisce il 14,2% della popolazione sotto i 17 anni rispetto al 5,3% di chi non è più giovane e cioè dai 65 anni in poi [2].

Se volessimo poi individuare chi sono i poveri e dove vivono, dobbiamo farci guidare dalle parole di Claudio Tesauro, Presidente di Save the Children Italia, il quale all’apertura dei lavori di Impossibile 2000 ci dice che i più in difficoltà sono proprio gli studenti delle famiglie classificate povere e che la loro individuazione va localizzata al Sud.
Più di 2 milioni di giovani, ovvero 1 giovane su 5 fra i 15 e i 29 anni, è fuori da ogni percorso di scuola, formazione e lavoro. In ben sei Regioni il numero dei ragazzi e delle ragazze Neet – cioè che non studiano né si formano né lavorano – ha già superato il numero dei ragazzi, della stessa fascia di età, inseriti nel mondo del lavoro. In Sicilia, Campania, Calabria per 2 giovani occupati ce ne sono altri 3 che sono fuori dal lavoro, dalla formazione, dallo studio” [3].

A leggere queste cifre, la frase spesso ripetuta che l’Italia non è una nazione per i giovani, comincia ad apparire quasi come un male non più perché ora ci troviamo difronte ad una discesa senza freni, con una preoccupante inversione anche della curva demografica che annulla, in prospettiva, il futuro dei giovani e di conseguenza dell’intero Paese.
Tutto ciò credo lo si debba anche, con l’aggravante della crisi economica nonché pandemia, alla scarsa propensione della politica a porre in campo misure a tutela dell’infanzia e delle giovani generazioni, sulle quali non si è investito a sufficienza, esponendoli proprio nel periodo in cui la Covid-19 ha monopolizzato la scena, alla perdita di mesi scolastici, e all’insorgenza di problemi psicologici dovuti all’isolamento e alla scomparsa dei più elementari strumenti necessari alle relazioni interpersonali.

Tutto questo ha fatto sì che si allargassero le gabbie delle diseguaglianze sociali, economiche e geografiche, come abbiamo accennato in precedenza, generando anche una perdita di orientamento all’interno dei percorsi da seguire per un futuro diverso.
Lo suggerisce uno studio dell’IPSOS su I giovani e la cittadinanza scientifica commissionato da Save the Children e contenuto in XII edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio, nel quale risulta che 1 adolescente su 3 ritiene che energia sostenibile, diminuzione delle emissioni inquinanti e abbattimento delle diseguaglianze socio-economiche siano i temi che la Scienza dovrà affrontare entro i prossimi dieci anni.
Ebbene, a fronte di una chiara visione di ciò che affligge la società attuale, fa riscontro l’assenza di un supporto necessario per farne un indirizzo di studi. Da questa lacuna, ne consegue – sempre secondo l’indagine – che il 15% dei giovani non crede di proseguire gli studi al termine delle scuole superiori e non frequenterà l’università.
Chi invece lo farà, circa il 33%, certamente non opterà per un indirizzo scientifico [4].
A fronte di questi squilibri, è proprio Save the Children a prospettare soluzioni immediate elaborate nei quattro tavoli tematici aperti proprio nel forum Impossibile 2022, dove al primo posto si chiede di raddoppiare l’investimento sul piano nazionale della quota relativa al programma europeo Child Guarantee, cioè quel sistema volto a promuovere pari opportunità e accesso ai servizi essenziali per bambini e ragazzi bisognosi, come ad esempio le mense scolastiche gratuite nelle scuole primarie per i bambini in condizioni di disagio.
Altra richiesta è quella di formare almeno 30.000 educatori da inserire negli asili nido e poi, forse la sfida più impegnativa, quella di porre in atto misure straordinarie per reinserire nel mondo sia della formazione che del lavoro almeno 1 milione di ragazzi entro il 2026, per agganciarsi alla media europea.
Tanto allarme trova la sua legittimazione nel fatto che solo rafforzando i livelli educativi di base si può creare una società dai valori equilibrati, che non generi analfabeti c.d. “concettuali” perché il passaggio successivo nell’età adulta, lo trasformerà in un analfabeta funzionale.

Dico tutto ciò perché la vetrina di questo analfabetismo è stata involontariamente offerta dalla lettura degli elaborati redatti dai partecipanti al concorso in magistratura svoltosi l’estate scorsa e solo oggi portato a conoscenza dell’opinione pubblica. Quelle prove scritte, che non sono per fortuna dei quiz, oltre ad essere complesse nella loro formulazione richiedono nelle risposte una elaborazione concettuale imperniata su di una sintassi logica e grammaticalmente corretta. Insomma, detto in parole povere, il candidato magistrato deve dimostrare di saper scrivere! Ricordo che fra i circa 1500 elaborati visonati fin qui, dei 3797 consegnati alla commissione, solo 88 sono stati ammessi. Come hanno affermato alcuni membri della commissione, al di là degli errori dovuti a scarsa o insufficiente preparazione, quasi la metà sono stati rigettati causa i troppi errori grammaticali e la scarsa capacità di articolare un pensiero, cosa di non poco conto per chi deve poi motivare una sentenza.
Questo deprimente stato di cose, ci porta anche a domandarci come si possa giungere in quelle condizioni dopo quattro anni di corso di laurea in Giurisprudenza e, forse, almeno due anni di preparazione per quel concorso.

È un aspetto questo che deve preoccupare sia sul fronte culturale in senso stretto ma anche a livello amministrativo perché non è la prima volta che i concorsi indetti per l’accesso in magistratura non riescono a selezionare il numero sufficiente di candidati per coprire le posizioni messe a bando.
Fino a quando saremo disposti a pagare un prezzo così alto?

Stefano Ferrarese

[1] Angela Cestaro, La giornata mondiale del libro e del diritto d’autore 202  22 aprile 2022
[2] Istat – Report sulla Povertà anno 2021 –  8 marzo 2022
[3] huffingtonpost.it – “Save the Children, metà dei 15enni italiani incapaci di comprendere un testo scritto” –  19 maggio 2022
[4] Save the children – “Il futuro è già qui” – edizione Ponte alle Grazie, novembre 2021

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