Italia, Elezioni 2018: appunti dai media esteri

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Nella home page del New York Times è un’immagine di Salvini che accompagna l’articolo che riassume il risultato delle elezioni italiane. Il titolo è per la vittoria della destra estrema e dei populisti e così il giornalista Jason Horowitz ricorda come i tempi delle preoccupazioni a Bruxelles contro la stabilità dell’Europa siano tornati, dopo che la Merkel e Macron, nei rispettivi paesi, allontanavano la minaccia all’«unità e ai valori europei».

The Guardian come immagine sceglie un bacio ad un felice Di Maio e titola “Gli elettori italiani lanciano un avvertimento all’Europa”, e facendo un parallelismo con il voto di due anni or sono in Gran Bretagna sulla Brexit, Stephanie Kirchgaessner spiega che «a differenza degli elettori britannici, gli italiani non appoggerebbero un’uscita dall’Europa o un referendum sull’uscita dalla zona euro, ma il loro voto a partiti populisti, in precedenza aperti a un referendum sull’euro – che sarebbe stato legalmente estremamente difficile da fare – era un importante barometro dell’umore del paese». E comunque queste elezioni, sempre secondo la giornalista «pone più domande di quante non ne dia».

E di altro «duro colpo all’establisment europeo» titola The Washington Post con il suo analista, Ishaan Tharoor che ricorda le preoccupazioni, non ufficialmente espresse, di Juncker circa un voto populista e anti-Eu che si è verificato portando alla vittoria del Movimento 5 Stelle e della Lega. Del resto era chiaro che nubi temporalesche erano all’orizzonte: «gli elettori italiani erano scontenti e arrabbiati, preoccupati per le centinaia di migliaia di migranti arrivati di recente dall’altra sponda del Mediterraneo e stufi della mancanza di opportunità, della corruzione percepita delle élite e dell’ineguaglianza del governo centrista al potere».

Le Monde segue in dettaglio cosa sta accadendo in Italia con queste elezioni e annuncia tempi lunghi per le trattative per la formazione di un governo e poi nota le affermazioni fatte da Salvini prima, e Di Maio poi che si sentono in dovere di governare. Anche se, correttamente, spiega che sarà il Presidente Mattarella a dover dare l’incarico. L’articolo riporta anche le parole del Presidente francese Macron che addebita, buona parte del risultato, alla forte pressione migratoria in Italia: sarà uno dei primi temi dell’élite europea per evitare l’allargarsi del fronte anti-europeo italiano, mi chiedo?

Con un Di Battista sorridente e felice si apre l’articolo del corrispondente da Roma Hans-Jürgen Schlamp di Der Spiegel ad immortalare i grandi vincitori di quella che sarà “un’altra Repubblica” anche se chiarisce presto che chi e come si governerà non è dato sapere, perché nessuno dei vincitori ha la maggioranza.

Al momento in cui leggo la home page della Frankfurter Allgemeine Zeitung ha un titolo su Amazon che intende dare offrire conti correnti ai suoi clienti. Subito sotto un Di Maio anche lui con il sorriso sulle labbra, preannuncia l’articolo che pone l’accento sulla vittoria e sulle parole del candidato premier «ha rivendicato il diritto di formare un governo per il suo partito» e che è nata la Terza Repubblica.

Daniel Verdù, l’inviato di el País parla dei due vincitori Di Maio e Salvini che insistono sul fatto di avere il diritto a governare. Ma secondo il giornalista «l’Italia è andata a votare domenica minacciata dall’ingovernabilità e si è messa a letto ancora più inquieta. Dopo Spagna e Germania, il paese dei 64 governi in 70 anni subisce le conseguenze della fine del bipartitismo e del netto progresso delle forze radicali. […] Si apre uno scenario complesso, il meno desiderato dall’UE, in cui le opzioni moderate crollano nella terza economia della zona euro».

Finiamo con il solito attacco di russofobia per cui Ariel David su Haaretz, quotidiano israeliano, scrive che il Bel Paese e l’Europa affronteranno un grave periodo di instabilità e «se alla fine uno di questi partiti [M5S e Lega, ndr] guiderà il paese, il vero vincitore delle elezioni italiane potrebbe finire per essere qualcuno che non è mai stato nemmeno candidato: Vladimir Putin».
Pasquale Esposito

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