Italia la disoccupazione scende. Euforia giustificata?

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Il governo è euforico per i dati che l’Istat ha presentato sulla disoccupazione in Italia.

fonte: ISTAT

Il ministro dello Sviluppo economico e vice premier Luigi DI Maio ha commentato dicendo: «dopo esser stato attaccato per mesi dai partiti d’opposizione (e dai loro media di riferimento) che me ne hanno dette di tutti i colori, ridicolizzando il decreto dignità (dicevano che non sarebbe servito a nulla!), ancora una volta sono felice di smentire questi chiacchieroni con i fatti». Gli fa eco il vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini con «Disoccupazione sotto il 10% per la prima volta dopo anni, lavoratori italiani in crescita e ai massimi storici dal 1977. Avanti così, tagliare le tasse a imprenditori, lavoratori e famiglie è un dovere morale».

Dobbiamo essere un po’ contenti anche noi. Ma credo che vada abbandonata qualsiasi euforia. Innanzitutto urge chiarire, come ha spiegato Vincenzo Colla, vicesegretario generale della CGIL, che l’Istat considera un dipendente una persona che ha fatto almeno 4 ore di lavoro al mese. Si avete letto bene, quattro ore al mese. Infatti il glossario dell’Istat recita chiaramente.

Occupati
comprendono le persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento:

  •  hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura;
  •  hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella quale collaborano abitualmente;
  • sono assenti dal lavoro (ad esempio, per ferie o malattia). I dipendenti assenti dal lavoro sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi, oppure se durante l’assenza continuano a percepire almeno il 50% della retribuzione. Gli indipendenti assenti dal lavoro, ad eccezione dei coadiuvanti familiari, sono considerati occupati se, durante il periodo di assenza, mantengono l’attività. I coadiuvanti familiari sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi

Quindi la qualità del lavoro e dei diritti ad esso collegati raccontano un’altra storia da molti anni a questa parte. Quindi sono molti i colori politici che non hanno fatto molto.

Fatta la premessa, ecco i dati. Nel mese di maggio il tasso di disoccupazione è record  essendo sceso, dal 2012, per la prima volta sotto le due cifre, al 9,9%. Nei dodici mesi, la crescita degli occupati si accompagna a un notevole calo dei disoccupati (-6,9%, pari a -192 mila unità) e a una sostanziale stabilità degli inattivi tra i 15 e i 64 anni.

La crescita degli occupati a maggio riguarda tutte le posizioni professionali: i dipendenti a tempo indeterminato
(+0,2% pari a +27 mila), quelli a termine (+0,4% pari a +13 mila) e gli indipendenti e cioè imprenditori, liberi professionisti, lavoratori autonomi, coadiuvanti nell’azienda di un familiare (se prestano lavoro nell’impresa senza il corrispettivo di una retribuzione contrattuale come dipendenti), soci di cooperativa, collaboratori (con e senza progetto) e prestatori d’opera occasionali.

fonte: ISTAT

Non va così bene per le donne. L’Istat scrive però che «a maggio si osservano andamenti differenti per genere: il tasso di occupazione maschile cresce di 0,3 punti percentuali, quello femminile risulta stabile; il tasso di disoccupazione cala per entrambe le componenti, di 0,1
punti per gli uomini e di 0,3 punti per le donne, il tasso di inattività maschile cala di 0,1 punti percentuali
mentre quello femminile cresce di 0,2 punti.
Su base annua il tasso di occupazione aumenta sia per gli uomini (+0,3 punti percentuali) sia per le donne
(+0,4 punti). Il tasso di disoccupazione cala per entrambe le componenti (-0,5 punti quello maschile e -0,9
punti quello femminile). Il tasso di inattività cresce di 0,1 punti sia per gli uomini sia per le donne».

Le differenze ci sono anche se guardiamo all’età: sono stabili i 15-24enni, in calo i 35-49enni (-34 mila) e in aumento le altre classi di età, prevalentemente gli ultracinquantenni (+88 mila). Si registra una crescita sia degli indipendenti (+28 mila) sia dei dipendenti, permanenti e a termine (+39 mila nel complesso).

I dati italiani sono in linea con quelli della zona euro dove la disoccupazione a maggio è scesa al 7,5% (dal 7,6% di aprile), il tasso più basso da luglio 2008. Anche nella Ue la disoccupazione è scesa al 6,3%, dal 6,4% di aprile, un dato che non si registrava dal 2000. Germania (3,1%) e Olanda (3,3%) sono i migliori paesi, mentre l’Italia è terzultima e ci precede la Grecia con il 18,1% e la Spagna con il 13,6%.

Tornando all’Italia va detto che il clima economico del prossimo futuro non sembra così roseo. Secondo il Centro Studi di Confindustria la nostra economia è stata molto debole nel secondo trimestre e si attende un calo dello 0,7% della produzione industrialenonostante un modesto recupero in maggio-giugno“. La situazione di debolezza ha la sua fonte negli alti tassi sovrani e nel fatto che l’export è “moderatamente positivo, gli investimenti in flessione e i consumi non accelerano”. E le vette dei nostri tassi sono figli, sempre secondo il Centro Studi, di una programmazione politica deficitaria.
Del resto a giugno si stima una flessione dell’indice del clima di fiducia dei consumatori da 111,6 a 109,6 e lo stesso passo indietro lo farà l’indice composito del clima di fiducia delle imprese.
Pasquale Esposito

[1] https://www.istat.it/it/files//2019/07/CS-Occupati-e-disoccupati-05-2019.pdf

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