Italia: le disattese lotte alla povertà e alle disuguaglianze

Roma San Lorenzo povertà

Le e la in Italia continuano a destare profonda  preoccupazione ma con altrettanta profonda inadeguatezza le leadership economiche e politiche continuano ad evitare di affrontarle con la giusta efficacia. L'ISTAT ha da poco pubblicato un altro impietoso report dal titolo “Condizioni di vita e reddito delle famiglie” [1].  Scrive l'istituto che “nel 2021 poco più di un quarto della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale (25,4%), quota sostanzialmente stabile rispetto al 2020 (25,3%) e al 2019 (25,6%). In lieve peggioramento la disuguaglianza nel 2020: il reddito totale delle famiglie più abbienti è 5,8 volte quello delle famiglie più povere (5,7 nel 2019). Questo valore sarebbe stato decisamente più alto (6,9) in assenza di interventi di sostegno alle famiglie”. E c'è chi si ostina a non voler considerare in gli interventi, come il reddito di cittadinanza, una necessità in attesa di legislazioni più efficaci e che incidano su un modello sociale ed economico gravemente iniquo.

Tornando al report scopriamo anche che il reddito medio delle famiglie, rispetto al 2007 anno in cui scoppiava la crisi finanziaria ed economica, è ancora inferiore del 6,2%. È il Mezzogiorno a pagare il tributo più pesante perché qui la percentuale di individui a rischio di povertà o esclusione sociale è del 41,2%, stabile rispetto al 2020 (41%) e in diminuzione rispetto al 2019 (42,2%). Sempre in tema di disuguaglianze, nel 2021, l'incidenza del rischio di povertà o esclusione sociale è molto più elevata tra gli individui che vivono in famiglie con cinque o più componenti e questo dato è addirittura in crescita: 38,1% contro 36,2% del 2020 e 34,3% del 2019. Altro dato che impressiona è il milione e 151 mila famiglie con due o più componenti senza redditi da pensioni o da lavoro.

Se si analizzano le disuguaglianze tra i redditi individuali attraverso l'indice di concentrazione di Gini [2] si legge che “il valore stimato per l'Italia è pari a 0,325, in miglioramento rispetto all'anno precedente (0,328) che tuttavia peggiora nel 2020 (0,329). Nella graduatoria crescente dei Paesi dell'Ue27 l'Italia è al ventesimo posto nel 2019 (diciannovesimo nel 2018). Nel 2020, per i 26 paesi Ue27 per i quali è disponibile l'indicatore l'Italia si trova al diciannovesimo posto.

Nel giugno scorso sempre l'ISTAT [3] ci ricordava che “nel 2021, sono in condizione di poco più di 1,9 milioni di famiglie (7,5% del totale da 7,7% nel 2020) e circa 5,6 milioni di individui (9,4% come l'anno precedente). Pertanto, la povertà assoluta conferma sostanzialmente i massimi storici toccati nel 2020, anno d'inizio della pandemia dovuta al Covid-19”.

Quella della lotta alla povertà è una delle occasioni mancate della politica italiana come spiega bene Enrica Morlicchio – ordinario di sociologia economica alla Federico II di Napoli e direttrice della rivista Sociologia del lavoro –  che ripercorre il dibattito degli ultimi settant'anni sul tema ed in particolare tre momenti chiave: l'inchiesta sulla miseria del 1952, l'istituzione della Commissione povertà nel 1984 e la sua soppressione nel 2012.  La docente spiega che

Questi tre eventi sono importanti per capire come si sia potuto dare legittimità politica (non essendovi alcuna fondatezza empirica) a stereotipi negativi sui poveri da parte di forze politiche del campo riformista e progressista e a ritenere che possa avere una possibilità di successo la recente iniziativa di Matteo Renzi che mira ad abolire attraverso una consultazione referendaria una misura di sostegno al reddito non categoriale che quasi tutti i paesi europei avevano introdotto ben prima dell'Italia” [4].

Il risultato dei tre eventi sopranominati – continua la studiosa – hanno dato la stura ad effetti deleteri che si registrano tuttora:

In primo luogo si è impoverito il vocabolario del dibattito pubblico relativo alla rappresentazione dei poveri, dando luogo ad una sorta di marketing politico che ha rimpiazzato i soggetti con gli stereotipi. […]. In secondo luogo non si è consolidato un luogo istituzionale di dibattito (al di fuori cioè dell'accademia e degli istituti di ricerca) su che cosa debba considerarsi un livello accettabile di vita tenuto conto delle aspettative crescenti di benessere della popolazione italiana. […]. Nell'idea dei bisogni che devono essere soddisfatti per non essere considerati poveri rientrano infatti non solo quelli legati alla sopravvivenza fisica – come essere ben nutrito o non soffrire il freddo – ma anche quelli di natura sociale, come la possibilità di partecipare alla vita della comunità, grazie ad esempio ad una buona istruzione, e di mantenere le basi del rispetto di sé, anche attraverso la possibilità di svolgere un lavoro dignitoso. […]. Come ultimo punto va detto che, a seguito degli eventi citati, si è andata rafforzando l'idea che essere poveri sia una questione privata, frutto di sfortuna o anche di inettitudine, che non ha nulla a che fare con il nostro peculiare modello di sviluppo economico e di organizzazione della società e del modo in cui esso costruisce alcuni gruppi sociali o configurazioni familiari come svantaggiati (Saraceno, Benassi”.

Quando si parla di disuguaglianze e di soluzioni che dovrebbero adottare andrebbe sgombrato il campo anche da una convinzione che si è andata diffondendo, pure in certi ambienti progressisti e di (pseudo) sinistra. Si tratta dello scivolamento delle cosiddette pari opportunità come soluzione al problema delle disuguaglianze. Per chiarirlo facciamo riferimento alle considerazioni  di Elena Granaglia, ordinario di Scienza delle Finanze all'Università di Roma, Roma Tre. La docente premettendo che esistono indubbi aspetti positivi dell'uguaglianza di opportunità di “partecipare alla pari nel mercato” precisa che non sono poche le criticità di questa concezione perché

trascura le opportunità di mercato di avere una retribuzione e un lavoro decenti, che la mera partecipazione alla pari non garantisce. Trascura altresì le opportunità che nel mercato non possiamo acquistare, dalle opportunità di godere di beni pubblici e della protezione da rischi sociali per i quali non esistono assicurazioni private adeguate alle opportunità di perseguire pratiche non mercificate, centrate su valori intrinseci. […] Accesso all'istruzione e misure di contrasto alla povertà dei minori appaiono, infatti, insufficienti a rompere l'influenza della famiglia di origine e del contesto sui destini dei figli. Ancora, nel mercato potrebbero operare discriminazioni implicite che premiano l'origine sociale e/o il genere”.

Quindi è necessario andare oltre perché questa impostazione tende a rendere accettabili le disuguaglianze che si formano anche dopo che siano livellate in partenza le opportunità. La direzione da prendere, continua la docente che sul tema ha pubblicato il volume – è quella dell'uguaglianza di capacità.

Tipicamente, l'uguaglianza di opportunità è associata alla nozione di probabilità. La finalità è assicurare a tutti le stesse probabilità di raggiungere determinati obiettivi considerati desiderabili grazie al livellamento degli ostacoli ritenuti ingiustificabili. L'uguaglianza di capacità richiede, invece, di assicurare a tutti la possibilità, se lo desiderano, di raggiungere gli obiettivi ricercati” [5].

Come dice la nostra Costituzione all'art. 3:
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Un'eguaglianza che continua ad essere disattesa, anzi peggiora come chiariscono le analisi e le statistiche.

Pasquale Esposito

 

[1] https://web.archive.org/web/20230228133509/https://www.istat.it/it/files//2022/10/Condizioni-di-vita-e-reddito-delle-famiglie-2020-2021.pdf
[2] L'indice è nella sostanza un numero compreso da 0 a 1. Il valore zero indica quando tutti i cittadini hanno lo stesso reddito, mentre il valore 1 corrisponde alla situazione dove una sola persona percepisce tutto il reddito del paese mentre tutti gli altri hanno reddito nullo.
[3] https://web.archive.org/web/20230129001250/https://www.istat.it/it/files/2022/06/Report_Povert%C3%A0_2021_14-06.pdf
[4] Enrica Morlicchio, Le occasioni politiche mancate nella lotta alla povertà, luglio 2022
[5] Elena Granaglia, Quale uguaglianza di opportunità? Una risposta non scontata, 1 ottobre 2022

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