L’Italia vota contro la legge UE sul ripristino della natura, ma dovrà applicarla

Mar Mediterraneo, Ischia

È passata sotto silenzio sui principali media la mancata approvazione da parte dell'Italia del regolamento per il ripristino della Natura. Una grave mancanza che allinea il governo Meloni alla prassi dell'estrema destra del Vecchio Continente, prassi che serve a contrastare le iniziative, definite ideologiche, per contrastare il cambiamento climatico e a difendere l' dal  saccheggio. Verrebbe da chiedere cosa ci sia di ideologico nei 40° – sempre più frequenti – in diverse città italiane, inclusa la capitale. E cosa ci sia di ideologico nella sempre più desertificata Sicilia dove la siccità sta mandando via anche i turisti come nel caso di Agrigento [1].

Andando un po' in controtendenza con quanto va accadendo nelle politiche dell'Unione e dei singoli paesi, Il 17 giugno il ha approvato definitivamente il regolamento europeo sul ripristino della Natura. A conferma delle difficoltà nell'approvare norme stringenti su temi ambientali c'è da notare che l'approvazione è stata possibile grazie a Leonore Gewessler, ministra austriaca per l'energia e il clima, che nonostante la posizione contraria del suo governo ha votato a favore e di fatto ha provocato una crisi politica. il partito del cancelliere, Karl Nehammer ha annunciato che avrebbe intentato un procedimento penale contro di lei per presunti abusi di potere. «”La decisione di oggi è una vittoria della natura”, ha scritto Leonore Gewessler su X dopo la votazione di lunedì. “La mia coscienza mi dice inequivocabilmente [che] quando è in gioco la vita sana e felice delle generazioni future, sono necessarie decisioni coraggiose”» [2].
Contro, come dicevamo ha votato contro l'Italia facendo compagnia a Finlandia, Paesi Bassi, Polonia, Svezia e Ungheria. Inoltre la legge è stata approvata con  20 Paesi su 27 (ne servono almeno 15) ma con solo il 66,07%, rispetto alla soglia minima del 65%,  della popolazione dell'Unione.

Come spiega il sito del Consiglio europeo è necessario «sostenere il recupero degli ecosistemi degradati o distrutti potenziandone la struttura e le funzioni, con l'obiettivo generale di rafforzare la resilienza e la biodiversità della natura». E l'ambiente in Europa  è in condizioni di decadimento: l'80% degli habitat è in cattive condizioni, il 10% delle specie di api e farfalle è a rischio di estinzione, il 70% dei terreni è in condizioni di degrado. È necessario che la natura venga ripristinata perché quando «gli ecosistemi si degradano e perdono la loro capacità di fornire servizi vitali che sono necessari per la vita umana, ad esempio: fornire alimenti nutrienti, produrre ossigeno, fornire risorse naturali, assorbire CO₂ e mitigare i cambiamenti climatici».

Il regolamento in quanto tale si applica da subito e gli Stati membri dovranno adeguarsi preparando i piani nazionali di ripristino. Non solo ma i governi  devono monitorare le misure adottate e dar conto a riferire dei risultati conseguiti. Il regolamento sul ripristino della Natura riguarderà: habitat terrestri e marini degradati, impollinatori, ecosistemi agricoli, zone urbane, fiumi e pianure alluvionali, foreste. Alcune deroghe alle norme in materia di ripristino si applicheranno alle zone utilizzate ai fini della difesa nazionale e per i progetti in materia di energie rinnovabili. Più esattamente il regolamento obbliga gli stati a ripristinare almeno il 30% degli habitat degradati entro il 2030, il 60% entro il 2040 e il 90% entro il 2050. Inoltre le azioni intraprese dagli Stati dovrebbero favorire la connettività tra gli habitat affinché la fauna selvatica possa muoversi liberamente tra di essi.
Le aree terrestri e marittime hanno la precedenza su tutto perché il 20% di esse dovrà essere salvata dal degrado entro la fine del decennio.

Il regolamento presenta misure molto dettagliate per ogni habitat e per alcune azioni che volte ad arrestare il degrado e a ripristinare condizioni migliori. Per esempio nel caso degli  ecosistemi urbani che rappresentano il 22% della superficie terrestre dell'Unione si specifica che gli obiettivi dovranno garantire l'assenza di perdita netta di spazio verde entro il 2030, rispetto all'anno di entrata in vigore delle norme sul ripristino della natura (a meno che la quota di spazio verde nell'ambiente urbano non superi già il 45%) e l'aumento della copertura arborea nelle città. Nel caso del sistema fluviale le nuove norme mireranno a rimuovere molte delle barriere esistenti nei fiumi nei vari Paesi  per garantire una maggiore continuità nelle reti fluviali con l'obiettivo di avere 25 000 km di fiumi a scorrimento libero entro il 2030.

E in Italia? Le cose da fare sono tante, ci ricorda Francesco Bilotta su il Manifesto a cominciare dagli ecosistemi più compromessi: le coste e l'area padana. «In Italia il 100% degli ecosistemi è a rischio nella regione padana, il 92% in quella adriatica e l'82% in quella tirrenica. Sul territorio sono presenti 85 tipi di ecosistemi terrestri e 394 habitat marini, ma è sotto tutela solo il 17% della superficie terrestre e l'11% di quella marina. L'approvazione della legge sul consumo di suolo, che attende in Parlamento, dovrebbe essere il primo passo per fermare l'uso spregiudicato del territorio» [3].
Il Governo Meloni proverà con tutte le scappatoie possibili – e ce ne sono – per allungare i tempi di intervento o magari non metterli in campo. Purtroppo a Palazzo Chigi non siede Leonore Gewessler.

Pasquale Esposito

[1] Salvo Palazzolo, la Repubblica, Nella Sicilia senz'acqua con le capre che bevono nelle pozze di fango. E anche i turisti fuggono, 19 giugno 2024
[2] Ajit Niranjan, The eGuardian, EU passes law to restore 20% of bloc's land and sea by end of decade,17 giugno 2024
[3] Francesco Bilotta, il Manifesto, Ripristino della natura, adesso tocca al governo, 20 giugno 2024

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