Italvolley: argento al Mondiale ma oro per gli insegnamenti

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L’obiettivo mai nominato era lì, quasi preso. L’oro sembrava possibile dopo un inizio spavaldo di un Italvolley sorridente, accreditato da una serie di vittorie lunghissima, una Paola Egonu miglior realizzatrice del torneo, una Annina Danesi miglior muratrice con Monica Di Gennaro miglior libero.

Nella finale erano in gioco anche l’oro per il miglior metodo di allenamento. Quello serbo, fatto di determinazione esasperata ed imposizioni volitive contro quello più basato su condivisione emotiva, pensieratezza spavalda, efficacia leggera di coach Mazzanti. Una formazione giovanissima, rivelazione del torneo, dall’età media di 23 anni ed un mese protagonista in una finale mondiale dopo 16 anni, contro altra più esperta affidata al loro coach Zoran Terzic.

Ha vinto la Serbia, solo al tie break però, e solo perché alcune palle, per loro quasi perse, si sono rivelate, grazie alla loro sagacia ed alla probabile inesperienza delle loro avversarie, in punti che hanno affossato il recupero di Italvolley. La svolta potrebbe essere arrivata dal muro su Egonu di Mihajlovic sull’9 a 8 per le serbe nel tie break. Da questo momento almeno due palloni irrecuperabili sono stati trasformati in punti che hanno fatto virare il colore del metallo della medaglia di Italvolley da oro in argento. Sempre Mihajlovic era stata l’artefice di due allunghi significativi nella gara sempre con lei in battuta.

Le azzurre chiudevano con serenità il primo set 25 a 20 mentre lasciavano il secondo troppo facilmente alle serbe . Nel terzo Paola Egonu saliva in cattedra ostentando sorrisi che ci permettevano di andare 2 a 1 nel conteggio dei set con un 25 a 23. Nel quarto set, la ben nota determinazione serba, sempre con una superba Mihajlovic al servizio, guadagnava il tie break 25 a 19. Finiva con l’oro alle serbe malgrado i 30 punti finali della Egonu e con qualche minor apporto delle nostre centrali rispetto alle attese.

Restano anche i riconoscimenti per Monica De Gennaro miglior libero, Ofelia Malinov miglior regista, Miriam Sylla miglior schiacciatrice, Paola Egonu miglior opposto. Alla Serbia l’mvp a Boskovic anche se nella finale secondo noi è stata la Mihajlovic l’atleta determinante per l’oro.

Si è comunque trattato di un grande risultato per le ragazze e per il movimento. Hanno conquistato dal paese del Sol levante un seguito sempre crescente di affetti provenienti da tutto lo stivale. È arrivata con la Serbia la fine del sogno, solo parzialmente però perché oltre alle medaglie di metallo pregiato già al loro collo ci hanno lasciato tanti segnali da raccogliere e sui quali meditare.

Il loro coach le ha guidate conoscendole bene ed in modo, se vogliamo, anche singolare avendo in squadra la sua signora. Lo abbiamo sentito in un time out richiedere di “volerle indemoniate” (sportivamente), cosa che poi ha dato l’impressione di concretizzarsi. Si sono moltiplicati gli aggettivi, come ”ragazze terribili” riportati dalla stampa in modo più o meno concorde. Da questa esperienza è stato sfatato anche il dilemma se il coach possa avere in squadra un famigliare confermando anche quanto Meo Sacchetti, con il figlio Brian, aveva già fatto nel basket di club e nella nazionale. Nel caso del volley gestire la sig.ra Ortolani-Mazzanti, che gioca nel ruolo di Paola Egonu, è stato agevolato dal fatto che è la 19enne la titolare che con i suoi 321 punti nel torneo, di cui 45 nella sola partita con la Cina, si è presentata nella finale come titolare inamovibile.

Si è anche scoperto che questo splendido gruppo mondiale, coach compreso, in grado di entusiasmare un intero paese, non sia retribuito che con un totale di circa 1,2 milioni di euro l’anno dalle rispettive società di appartenenza.

Infine a nostro avviso, l’indicazione più preziosa ricevuta dalle ragazze è quanto emerge dalla risposta che Miriam Sylla ha per la giornalista che chiede chiarimenti comportamentali nel suo gruppo circa il colore della pelle. L’azzurra risponde: «ma davvero si può pensare che con la mia compagna di stanza in nazionale parliamo distinguendo se l’altra ha lo stesso colore di pelle? ».
Lezione incassata che per il momento può bastare.

Emidio Maria Di Loreto

ITALIA-SERBIA 2-3 (25-21, 14-25, 25-23, 19-25, 12-15)

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