Jeff Koons e lo spettatore illuminato tra realtà e apparenza

Jeff Koons palazzo Strozzi
history 7 minuti di lettura

Per parlare dell’opera di Jeff Koons, una delle figure più in vista nel panorama internazionale dell’arte contemporanea e anche la più pagata, si deve partire dalle due parole: shine (inglese), illuminare, splendere, diffondere luce, e schein (tedesco), apparire, sembrare o ciò che si percepisce con i sensi.

Un passo indietro. La mostra “Jeff Koons. Shine” ha portato a Palazzo Strozzi, Firenze, una selezione delle più celebri opere dell’artista create in circa quaranta anni di carriera esplosiva. In questa mostra, in particolare, il fil rouge che Koons ha deciso di seguire è la lucentezza e lo splendore, Shine appunto riportato nel titolo, che rivestono quasi tutte le opere esposte, alcune di dimensioni gigantesche, create in acciaio inossidabile e poi sottoposte a un ulteriore processo di lucidatura a specchio così che riflettano non solo la luce ma l’immagine stessa di chi le osserva.

Jeff Koons e Incredibile Hulk
Jeff Koons a Palazzo Strozzi
©photo Ela Bialkowska OKNO studio

Opere-specchio, appunto, esposte nei più diversi colori. Spesso lo stesso oggetto è rivestito con cromie diverse. Shine è principio chiave delle sue innovative sculture e installazioni; Shine va oltre il concetto di ornamento, è sostanza dell’opera stessa che riflette luce, si fa ammirare e restituisce l’immagine coinvolgendo l’osservatore.
Prezioso o banale, vero o apparente, c’è un gioco di ambiguità che caratterizza il suo lavoro nella scelta dei materiali e dei soggetti, e la domanda è sempre la stessa: essere o apparire? L’intenzione di Koons è di mettere in discussione il concetto di arte alta in contrapposizione all’arte popolare e vuole mettere alla portata di tutti il senso estetico dell’arte per consentire di comprendere e di supere l’eventuale disagio che nasce dal senso di inadeguatezza culturale. Commendevole intenzione. Visitatori, ammiratori e curiosi chiamati a una reinterpretazione dell’arte e della estetica manifestano qualche dubbio. Qualche domanda qua e là li fa emergere.

C’è chi si sforza di trovare risposte e comprendere il significato dietro l’opera, chi “assorbe” il contenuto della mostra da rielaborare in seguito, chi scuote il capo senza commenti. Il processo è utile e l’interesse del pubblico è manifesto verso opere entrate nell’immaginario collettivo, iconici giocattoli gonfiabili, fumetti, personaggi della cultura pop, una reinvenzione del ready-made: RabbitDog Balloon, Popeye, Hulk….l’intento di chi guarda è quello di stabilire un rapporto con gli oggetti e con la realtà quotidiana che è in sé complessa e contraddittoria.

Si torna di nuovo al significato e valore delle parole schine e schein: essere o apparire?
Si potrebbe arrivare a un dibattito filosofico. Shine è realtà in quanto effetto visivo della luce, Schein è apparenza a confronto con la realtà, ma l’apparenza è determinata dai sensi, può essere ingannevole, ma senza i sensi noi non saremmo nulla. Quindi anche l’apparenza ha valore e sostanza.
Dubbi e domande a parte, davanti alle opere-giocattolo gonfiabili, ai ready-made, ai gazing ball si prova un senso di allegria, di elazione e vitalità. È quanto Koons vuole ispirare, “il lavoro dell’artista […] ha l’obiettivo di mostrare alle persone quale è il loro potenziale. Non si tratta di creare un oggetto o una immagine; tutto avviene nella relazione con lo spettatore. È qui che avviene l’arte […] c’è una dimensione umana nel ruolo dell’artista”.

Jeff Koons Bluebird Planter
Jeff Koons, Bluebird Planter, 2010-2016
acciaio inossidabile lucidato a specchio con verniciatura trasparente e piante in fiore; cm 209,6 x 281,3 x 101,6
Edizione 2 di un’edizione di 3 più 1 PA; Courtesy Collezione privata. © Jeff Koons
Serie Antiquity – Sala 7
Photo © 2017 Fredrik Nilsen, Courtesy Gagosian

Chiara o meno che sia la filosofia artistica che Koons esprime attraverso le sue opere, lui resta dominante in questo mercato dell’arte. Con Rabbit, il Coniglietto, icona assoluta, nell’asta del 2019 ha spuntato la cifra record di 91 milioni di dollari.
Con muse ispiratrici come Marcel Duchamp e Andy Warhol, Koons ha creato opere che hanno innescato dibattiti, critiche e polemiche; di lui si dice che è grande, sovversivo, controverso, geniale…ma allo stesso tempo ha ottenuto un enorme successo con questa arte che unisce concettuale, pop, postmoderno.

Jeff Koons, Nelson Automatic Cooker
Jeff Koons, Nelson Automatic Cooker / Deep Fryer, 1979
pentola / friggitrice elettrica, acrilico e luci fluorescenti; cm 68,6 x 43,2 x 40,6
Collezione privata. © Jeff Koons
Serie Pre-New – Sala 4

Koons propone perfino il concetto di eternità e mortalità esponendo elettrodomestici: L’Automatic Cooker/deep fryer è nuovo e scintillante, in acciaio inossidabile, illuminato da tubi al neon fluorescenti. È un oggetto che comunica potere ed evita il degrado. Lo spettatore vede un oggetto che resta eterno a confronto della mortalità degli uomini!
In una delle ultime sale ci sono scintillanti Gazing Ball, sfere in vetro di colore blu intenso, poste sopra fedeli riproduzioni in gesso di opere d’arte scelte dall’artista, in questo caso la scultura Apollo Lykeios. E qui si vuole sottolineare l’importanza di una connessione e dialogo tra il pubblico e l’opera. Il visitatore contempla se stesso nell’atto di contemplare l’opera d’arte, è egli stesso oggetto di contemplazione. Noi vediamo la nostra immagine riflessa, specchio delle nostre espressioni e pensieri e anche delle reazioni degli altri visitatori all’interno del museo. Tutto viene catturato nell’immagine riflessa della superficie specchiante.
Koons sceglie attentamente gli oggetti da ricreare in metallo ed esporre perché, a suo dire, non tutti possono offrire un percorso psicologico ed artistico. In altre parole c’è una sorta di maieutica nella scelta dell’oggetto poiché l’opera d’arte deve agire come metafora più ampia della società dove viviamo.
Si può concludere con alcune parole di Koons: «sia io che Warhol abbiamo lavorato sulla idea che tutto è bello per quello che è, e sul rimuovere i pregiudizi» e alcuni commenti di Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi e curatore della Mostra: «in quaranta anni di vita e lavoro Koons ha mostrato coerenza nei temi trattati e continua ricerca formale, tecnica ed espressiva mirate ad evitare gerarchie delle immagini e delle opere, l’accettazione di ogni punto di vista estetico, il coinvolgimento dello spettatore. Ha lavorato per rendere l’arte più inclusiva, più aperta, più democratica, più spirituale

Daniela di Monaco

Palazzo Strozzi – Firenze
22 ottobre 2021 – 30 gennaio 2022
Jeff Koons. Shine
a cura di Arturo Galansino e Joachim Pissarro
La mostra è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi. Sostenitori: Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze, Fondazione CR Firenze, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi. Main partner: Intesa Sanpaolo.

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