Joan As Police Woman. Emozioni dense in arrangiamenti sofisticati

to survive joan as police woman
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To Survive il titolo, ma l’uso dell’infinito si ripete in altri titoli. Tensione verso forme superiori, apprendimento della felicità: <<una forma poetica per sottolineare la dimensione della ricerca>> [1]. E non deve essere semplice per chi nella sua vita ha dovuto affrontare prima la morte del suo compagno Jeff Buckely e poi quella della madre, nello scorso anno a  causa di un cancro, e di cui si avvertono forti segnali nell’album stesso.
Era arrivata al primo album da solista – Real Life – nel 2006 a trentasei anni dopo una carriera nata nell’Orchestra Sinfonica della Boston University in parallelo con l’amore per il rock e il punk, passando prima per band di cui era parte di primo piano e poi per le collaborazioni con Rufus Wainwright e Antony.

to survive joan as police womanCome ha spiegato lei stessa questo disco è stato il frutto anche delle svariate collaborazioni e del supporto di “vecchi amici” che l’hanno aiutato a rendere l’album più ricco con arrangiamenti più curati rispetto alla prima uscita. Come per esempio per Start Of My Heart, un omaggio a Brian Eno, nata e suonata al pianoforte ma poi lavorata perché <<volevo che gli accordi suggerissero l’idea del prendersi l’uno nell’altro>> [2].
Un altro omaggio lo ha offerto a Rufus Wainwright scrivendo ad hoc una canzone, <<con gusto operistico>> che avrebbe cantato con lui: To America. Una canzone nata per la madre, ma che finisce con il rappresentare la malattia del suo paese dove sono <<rimaste solo alcune vestigia superficiali di democrazia>> [3].

Conferma dopo l’esordio, e giudizio eccellente per Marmoro che insiste sulle evoluzioni di JAPW verso suoni arricchiti, poggiati su vari generi musicali, in primis il soul, compresa la classica e il musical. Honor Wishes con David Sylvian in ricordo della mamma e To Be Loved sono due delle migliori canzoni. To Survive <<una ballata pianistica scarna, quasi una torch-song d’altri tempi che, insieme alla conclusiva To America, sembra uscire dalle pagine di Leonard Bernstein e Stephen Sondheim>> [4].

Eccezion fatta per qualche debolezza nell’esprimere carattere, forza, rabbia le dieci tracce sono giudicate positivamente anche da Solventi. Rispetto ad altre valutazioni sembra non insistere troppo sulla maggiore apertura verso altri stili, con un piano sempre protagonista, ma in grado di dare spazi agli archi, al basso, ai cori a <<certe escursioni acide di chitarra>> o ai fiati. Non mancano <<subdoli contagi della contemporaneità – vedi le svaporate siderali in Holiday o le emulsioni di synth in Hard White Wall>> [5].

La straordinarietà di questo album è quella di aver saputo mettere in forma canzone i sentimenti e aver saputo trasportare, fin dentro l’animo dell’ascoltatore, le emozioni. Primi vi trova melodie immuni da imperfezioni provocando lo <<stesso effetto straniante di classici della musica più ispirata, come Astral Weeks di Van Morrison>>. Ad aprire squarci nei pensieri sarà la voce <<spezzata e assonnata di Joan che balla su giri di piano blues notturni e disperati, coretti e chitarre folk sospese, basi elettroniche che ricordano il suono delle onde del mare>> come in Honor Wishes [6].

Qualche momento in più di attenzione e l’album potrà sedurre chi lo ascolta. Per Bordone si tratta di un lavoro più concentrato sul personale di quanto non fosse il primo e con un’impronta cantautoriale anni Settanta. E su questa impostazione che si innestano arrangiamenti sopraffini. Il piano e la voce <<controllata e immune da teatrali virtuosismi>>, dominano ma sono immuni da monotonie per magistrali inserimenti come ad esempio la voce di Sylvian in Honor Wishes, o come <<il tappeto ritmico di synth e percussioni leggeri che anima Furios>> [7].

Un album che centra in pieno l’obbiettivo, diversamente dal precedente. In questo caso una buona dose di personalità all’interno di impianti sonori noti come quelli di Wainwright e Antony lo fanno <<speciale>> per Sideri. Pianoforte e voce, una <<batteria spazzolata>> sono la base per un fascino senza tempo, per un album <<moderno di canzoni vecchio stile…intense e mature>>. Anche per lui gli arrangiamenti spezzano il ritmo ad evitare l’eccessiva introspezione. Standing ovation per To America <<una cosa da Broadway 2000 che cresce fino ad un tripudio di rulli di tamburi, cori fiati e rose sul palcoscenico>> [8].

Nonostante una sua scarsa predisposizione per la piega verso l’intimità, la malinconia, la contemplazione nella musica degli ultimi tempi, Bertoncelli la considera un’opera <<originale>> ed <<elegantissima>>. Si sviluppa in progressione nel corso dei minuti giungendo al capolinea <<con lampi di furia e determinazione>>. Due canzoni da evidenziare in particolare The Start Of My Heart e To Survive <<commosso adattamento di una filastrocca che la madre cantava a Joan bambina per scacciare la sua paura ricorrente, quella di finire bruciata nel fuoco come un’altra Giovanna famosa>> [9].
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

Joan As Police Woman
To Survive
etichetta
: Pias/Self
data di uscita: 13 giugno 2008
durata: 45:27
brani: 10
cd singolo

[1] Aurelio Pasini, “Joan As Police Woman”, Il Mucchio Selvaggio giugno 2008, pag. 51
[2] Diego Palazzo, “To Be Joan”, Blow UP. Giugno 2008, pagg.48-50
[3] Aurelio Pasini, idem, pag. 52
[4] Gianfranco Marmoro, www.ondarock.it 20/06/2008
[5] Stefano Solventi, Sentireascoltare
[6] Michele Primi, “Che cosa vuoi di più”, Rolling Stone giugno 2008, pag. 137
[7] Carlo Bordone, Il Mucchio Selvaggio giugno 2008, pag. 87
[8] Marco Sideri, Blow UP. Giugno 2008, 97
[9] Riccardo Bertoncelli. www.delrock.it, luglio 2008

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