John Fante Festival 2016, un legame sempre vivo

John Fante festival 2016
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A Torricella Peligna, in Abruzzo, dal 19 al 21 agosto si svolge l’undicesima edizione di “Il dio di mio padre John Fante Festival”, dedicato anche alla figura di Dan Fante.
Con un ricco programma e con continuità, l’appuntamento abruzzese è divenuto ormai un riferimento obbligato per i tanti lettori dello scrittore americano.
Il mito di John Fante, quasi emerso lentamente dalle nebbie di una certa disattenzione, non conosce più ombre e si trasforma spesso in una sorta di adorazione per i temi, per lo stile e anche per la biografia di Fante stesso.
Fante ha, d’altra parte, sempre mantenuto un forte legame con l’Italia. Suo padre Nick era originario di Torricella Peligna e questa radice è stata esplorata dallo scrittore in molti luoghi della sua produzione.

Con Giovanna Di Lello, direttrice del Festival, abbiamo discusso del programma di quest’anno e delle altre iniziative legate al nome di John Fante.

Può illustrarci i principali punti di forza dell’undicesima edizione del Festival e quali le novità più rilevanti?
L’undicesima edizione è dedicata a Dan Fante, il figlio di John, scomparso nel novembre del 2015. Chiuderemo il festival con un reading musicale in sua memoria a cura del poeta Vincenzo Costantino Cinasky, a cui parteciperà anche la sorella Victoria Fante.
Un lungo abbraccio che si concluderà allo Sponz Fest di Vinicio Capossela in Irpinia, con cui siamo gemellati.
Poi ci sarà lo scrittore losangelino Ryan Gattis che presenterà il suo ultimo romanzo Giorni di fuoco con lui avremo l’opportunità di riflettere sui fatti di cronaca accaduti negli USA in queste settimane e sul problema razziale e che ci parlerà di Fante la sua grande passione, tanto che “Chiedi alla polvere” se l’è tatuato sulla schiena.
L’attualità sarà presente, nelle tre giornate del festival, anche grazie agli interventi dei giornalisti Riccardo Iacona e Pino Scaccia.
Tra gli autori ci saranno anche Marco Vichi, Girondolano Meacci, Tanino Liberatore.
Inoltre, quest’anno a caratterizzare questo nostro appuntamento torricelliano sono le collaborazioni che stiamo cercando di moltiplicare ogni anno per condividere il nostro percorso culturale, tra queste ci sono: la Fondazione Cesare Pavese con la quale leggeremo “La confraternita dell’uva” con un brindisi a tarda notte; la Fondazione Luciano Russi con cui affronteremo il tema dell’emigrazione italiana e ricorderemo la tragedia di Marcinelle, a 60 anni dall’incidente; e come già anticipato, lo Sponz Fest di Vinicio Capossela, di cui proporremo il progetto musicale della Banda della Posta.

Al Festival è anche legato un premio letterario. Quale storia ha avuto questa iniziativa?
Il premio John Fante nasce nel 2008, due anni dopo l’inizio del festival. In questi anni abbiamo attribuito il premio John Fante opera prima agli scrittori italiani emergenti, facendo in qualche modo riferimento al personaggio principale dei romanzi di Fante, Arturo Bandini, un aspirante scrittore italoamericano che vuole lasciare una traccia di sé attraverso la scrittura. Quest’anno i finalisti sono Gesuino Nèmus, “La Teologia del Cinghiale” (Elliot); Marco Peano, “L’invenzione della Madre” (Minimux Fax); Simona Garbarini, “Il Posto Giusto” (Casasirio Editore), selezionati da una giuria tecnica, il cui vincitore sarà invece scelto da una giuria popolare. La preselezione è stata effettuata da lettori del dipartimento di Lettere dell’Università degli studi Gabriele D’Annunzio di Chieti e della biblioteca della facoltà di Economia dell’università degli studi Tor Vergata.

John Fante è una delle grandi voci della letteratura americana: una sorta di autore cult che ha vissuto più vite e ha scritto quasi con disperazione.
Il Festival è anche un’ottima occasione per fare il punto su com’è evoluta in Italia la conoscenza e la diffusione delle opere di John Fante. Che cosa è cambiato a suo parere?
Dopo gli Stati Uniti, è l’Italia dove Fante vede di più, quindi ciò che è cambiato rispetto al passato è sicuramente una maggiore consapevolezza del lettore italiano nei suoi confronti. Fante è amato da noi non solo per la modernità dei temi trattati nei suoi romanzi ma anche perché la sua origine italiana resa esplicita nelle sue opere ci tocca il cuore in quanto parla di noi, della nostra storia, della nostra dolorosa emigrazione.

Anche con la famiglia di John Fante, il rapporto è stato lungo e profondo. Come ricorda Dan Fante, il figlio di John, scomparso lo scorso novembre e che legame si era creato fra lui e il Festival?

Dan Fante amava molto Torricella Peligna. Si sentiva uno di noi, e si era affezionato anche molto al festival. Era sempre estremamente generoso con tutti. Era particolarmente disponibile con gli scrittori esordienti che cercava sempre di incoraggiare nel proseguire il proprio percorso letterario.
Antonio Fresa

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