John Williams, Stoner

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Il romanzo “Stoner”, pubblicato in Italia la prima volta nel 2012, soltanto dopo la ripubblicazione, avvenuta nel 2019, ha avuto un clamoroso successo internazionale di pubblico e critica, diventando in pochissimo tempo uno dei casi letterari più notevoli degli ultimi anni, fino a d essere considerato uno dei capolavori della letteratura americana del Novecento.

stoner john WilliamsIl romanzo di John Williams prende il titolo dal cognome del protagonista, William Stoner, e ne descrive la vita: piatta, desolata, è la vita di un uomo solo e infelice, senza amici, con una moglie che lo ha sposato solo perché lui è un professore universitario; il cui unico amore è la figlia Grace, che la moglie tenterà di allontanare da lui per mera gelosia del rapporto che si instaura tra il padre e la bambina, incapace com’è, lei, di dare amore a chicchessia, e tuttavia il buon William, nonostante a un certo punto si innamori di una donna che ricambia il suo sentimento, vi rinuncia per non distruggere l’equilibrio già precario del suo ménage familiare.
Anche sul lavoro Stoner è un vinto, che subisce angherie e soprusi dal suo capo dipartimento senza mai accennare ad una minima ribellione…

Cosa allora, ne fa un capolavoro?
Sicuramente lo stile dell’autore, che non è mai sciatto, pur descrivendo un personaggio così insignificante, anzi forse proprio in contrapposizione con esso le pagine del libro presentano spesso un lirismo quasi commovente, ma soprattutto lo sguardo amorevole e a tratti compassionevole, con cui lo scrittore osserva il professor Stoner; e il termine “compassionevole” è da me usato in questo contesto non come “pietoso” in senso moderno, bensì nell’accezione classica del termine, ricordando che in latino “cum patior” vuol dire “soffrire insieme”, far propria la sofferenza altrui. Ed è proprio questo che riesce a fare John Williams, coinvolgere il lettore al punto da immedesimarsi nella storia, a “tifare” , per usare un termine sportivo, per il protagonista, ad indignarsi per la sua sofferenza, a spronarlo a reagire di fronte alle ingiustizie subite.

La storia inizia nel 1910 , anno in cui il protagonista del romanzo, diciannovenne, si iscrive all’università e termina nel secondo dopoguerra con la morte del protagonista, descritta in modo talmente delicato e pieno di dolcezza che difficilmente chi legge può evitare di commuoversi, anzi è facile che possa sgorgare una lacrimuccia anche nei cuori meno inclini alla commozione.
Attraverso la vicenda di William Stoner, l’autore ci dà uno spaccato della provincia americana di quegli anni, un po’ retrograda e per certi versi bigotta, ma senza esprimere giudizi , se non mediati attraverso le esperienze del protagonista.
Leggendo questo romanzo, che personalmente ho divorato, sebbene la prima parte risulti un po’ lenta, ho potuto rilevare richiami ad altri due autori americani: William Faulkner e Raymond Carver.
Il primo nelle descrizioni della provincia americana, soprattutto nel ritrarre la vita dei genitori di Stoner, anche se in questo avrà influito anche l’esperienza personale dello scrittore, dal momento che egli nacque in Texas da una famiglia di contadini – per inciso un altro elemento biografico dell’autore (a parte il facile gioco tra Williams e William) lo ritrovo nella decisione del protagonista di non voler partecipare alla prima guerra mondiale, probabilmente una scelta dettata dallo scrittore per antitesi, dal momento che lui invece, partecipò alla seconda guerra mondiale. Carver invece è presente nella descrizione degli amori disperati, del bisogno di amore di Stoner, nella sua rassegnazione ad accettare la sofferenza; dal che si deve dedurre che se, per motivi anagrafici, Faulkner potrebbe essere stato il modello da cui Williams ha preso ispirazione, per lo stesso motivo lui sarà stato il modello di Carver. Se così non fosse si potrebbe ipotizzare che la letteratura statunitense del Novecento ha prodotto personaggi piuttosto simili tra loro per il fatto che gli autori sono stati capaci di leggere l’interno dell’anima del loro popolo e a riprodurla nelle loro opere.
Roberta Caputo

John Williams
Stoner
traduzione Stefano Tummolini
Fazi 2019
Pagine 332

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