Joseph Arthur & The Lonely Astronauts. Rock in attesa del passato

Joseph Arthur & The Lonely AstronautsTemporary People
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Siamo al secondo album che Joseph Arthur realizza insieme alla band newyorchese The Lonely Astronauts.
Joseph Arthur & The Lonely AstronautsTemporary PeopleÈ forse il segnale di un definitivo abbandono del genere cantautoriale che ne aveva decretato la fortuna? Non è detto visto l’eclettismo dell’artista che interessa anche il campo della pittura. Le copertine dei dischi e gli sfondi di alcuni concerti sono stati prodotti da lui fino ad aprire, nel giugno del 2007,  uno spazio espositivo – The Museum of Modern Arthur – nel Distretto DUMBO di Brooklyn nelle cui sale è stato registrato il video di Temporary People dove i componenti del gruppo sono alternativamente mascherati.

La scelta di procedere nella stessa direzione del precedente disco, Let’s Just Be,  è considerata pessima da Benzing che, pur riconoscendo nell’album una maggiore ricchezza di <<dettagli>> e ascoltandolo più <<conciso e focalizzato>>, resta mediocre.
La band non gli sembra particolarmente ispirata come pure le liriche che trovano l’espressività dei dischi passati solo e stranamente nel pezzo più pop del disco Look Into The Sky quando interpreta al meglio il tema a cui fa riferimento il titolo dell’album e cioè la <<fragilità della condizione umana>> [1].

Sia pur attenuate nel giudizio complessivo non sono dissimili le considerazioni di Amendola. Ci troviamo di fronte ad un <<discreto lavoro di pop rock con qualche trovata sopra la media>>. Probabilmente il talento riconosciuto da tutti si indirizza in troppe direzioni da far perdere l’identità che ammaliava e che non ha bisogno di un gruppo che la nasconda [2].

Non ci sono <<controindicazioni>>, invece, per l’ascolto di questo disco che, secondo Canepari, scorre fluido dall’inizio alla fine. Nel nuovo corso Joseph Arthur matura, riuscendo a coniugare al meglio i momenti intimi da ballata a quelli ruvidamente rock, a cambiare registro anche tra le ballate <<tra “alte” armonie collettive (intoccabile ad esempio Heart’s A Soldier), a più concentrate effusioni intime (Dream Is Longer Than The Night e Good Friend)>> [3].

Pur non essendo un cd che resterà negli annali della musica moderna anche per Cristofaro si tratta di una prova riuscita e rappresenta l’ennesima prova del <<talento poliedrico>> di Arthur.
Esprime somiglianza con Steve Wynn o Stan Ridgway per l’approccio da rocker e l’album lo accomuna a quello dei Primal Scream di Beautifull Future. Il disco è un succedersi di inni come Temporary People, <<ballate metropolitane come Sunrise Dolls o reminescenze dei Rolling Stones di Beggars Banquet evidenti in Faith e nella contagiosa Heart’s A Soldier>> [4].
Prima di chiudere vale la pena sottolineare che se qualcuno dei critici mette a confronto il vecchio con il nuovo Joseph Arthur (sempre che sia giusto parlare di una cesura) lo si capisce perché il nostro ha scritto alcuni pezzi di grande impatto come In The Sun cantata anche da Chris Martin dei Coldplay e Michael Stipe dei REM.
Non vi curate di noi e ascoltate.
Ciro Ardiglione

genere: rock
Joseph Arthur & The Lonely Astronauts
Temporary People
etichetta: Fargo
data di pubblicazione: ottobre 2008
brani: 12
durata: 47:11
cd: singolo

[1] Gabriele Benzing, www.ondarock.it, 9 ottobre 2008
[2] Enrico Amendola, www.vitaminic.it, dicembre 2008
[3] Marco Canepari, SentireAscoltare, ottobre 2008, pag. 44
[4] Giampaolo Cristofaro, BLOW UP., novembre 2008, pag. 81

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