Joy Division, Closer. La visione ha toccato il cielo

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Era il 18 luglio 1980 quando Closer fu rilasciato, erano passati giusto due mesi dal suicidio di Ian Curtis. Ian si impicco ad una rastrelliera posta nella cucina della casa situata al numero 77 di Barton Street a Macclesfield il 18 maggio 1980. Lasciò la moglie Deborah, dalla quale si era ormai separato, e la figlia Nathalie.

Il 19 Maggio i Joy Division, sarebbero dovuti partire per il loro primo tour americano.

La leggenda vuole che Ian Curtis incontrasse ad un concerto dei Sex Pistols alla Lesser Free Trade Hall di Manchester il 20 luglio del 1976 Bernard Sumner e Peeter Hook futuri chitarrista e bassista dei Joy Division. I due avevano già una band chiamata Stiff Kittens ma l’ingresso di Ian nel gruppo come primo cambiamento portò il nome del gruppo a Warsaw in omaggio ad un pezzo di Bowie.

I Warsaw debuttarono il 29 maggio 1977 come gruppo di supporto ai Buzzcock al Pennine Sound Studios di Oldham, pochi mesi dopo registrarono il loro primo EP “An ideal for living” il disco non vedrà mai la luce, almeno come Warsaw, perché il nome ad inizio 1978 fu variato in Joy Division.

Le Joy Division erano le stanze dove vivevano le prigioniere dei lager destinate all’intrattenimento sessuale dei soldati.
Il termine scelto derivava da un libro “The House of Dolls” di Ka-tzetnik 135633, Ian Curtis ne rimase particolarmente impressionato e quindi aveva voluto rendergli omaggio, scegliendo di chiamare la sua band come la “Divisione della Gioia”.

Il libro ha molto in comune con la breve vita di Ian Curtis, racconta infatti la vicenda di Daniella, giovanissima ragazza ebrea costretta a trascorrere la vita nelle joy divisions, Daniella deciderà che a quella vita di tormento è preferibile la morte, percorso che lo stesso Ian ha seguito preferendo la morte a quella che gli sembrava un’esistenza fatta di angosce e sofferenza.
La salute di Ian Curtis da tempo sofferente di Epilessia, colpa anche dello stress dipeso dai concerti e registrazioni del loro primo disco Unknown Pleasures, peggiorò e iniziò a soffrire anche di depressione acuta che lo avrebbe portato al suicidio.

Unknown Pleasures, loro disco d’esordio fu registrato in meno di due mesi uscì nel giugno del 1979, la copertina opera di Peter Saville, Saville prese l’immagine della stella Pulsar CP 1919 e ne invertì i colori è ancora oggi considerata una delle più iconiche cover della storia del rock per uno dei suoi dischi più importanti.
Al termine del tour di Unknown Pleasures la band cominciò a lavorare al secondo album, lavorazione che vide peggiorare l’umore di Ian Curtis, infatti il primo tentativo di suicidio fu del 7 aprile 1980, riusci a concludere le registrazioni e suonarono per l’ultima volta il 2 maggio alla High Hall di Birmingham.

Se in Unknown Pleasures i Joy Division stavano compiendo quel passaggio che li doveva portare ad essere una versione più cupa e profonda dei Velvet Underground, jn Closer il passaggio è compiuto e l’unico sentimento che aleggia su tutto il disco è la morte.

Closer è morte già dalla copertina che ritrae la tomba della famiglia Appiani, al cimitero monumentale di Stagliano a Genova.
Non c’è un momento debole in Closer, tutto è perfetto uno dei dischi più strazianti che la musica rock abbia mai conosciuto.
Il disco si apre con “Atrocity Exhibition“, canta Curtis “This is the way, step inside” questo come il resto della canzone descrive il momento drammatico che Curtis stava vivendo, tutta la canzone è una minaccia che sarebbe stata messa in pratica di lì a poco.
Closer si chiude con “Decades” qui ci spingiamo al limite la voce di Curtis è un gemere, sembra un corpo estraneo in questa canzone dominata dai sintetizzatori.

La storia dei Joy Division finisce quindi così “Closer” è l’ultimo viaggio il testamento di un uomo/artista incompreso.
Just for one moment, thought I’d found my way
Destiny unfolded, I watched it slip away
“Solo per un momento, Pensavo di aver trovato la mia via
Destino rivelato, l’ho guardato scivolare via”

(Twenty Four Hours)

Cesare de Stefano

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