Julian Cope, l’Arcidruido

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Pensavate forse che Mago Merlino non fosse mai esistito, che fosse solo un personaggio letterario? Ebbene vi dovete ricredere. Egli è qui fra noi, vivo e vegeto. Solo che, nell’era corrente, ha preso le sembianze di un uomo inglese dall’età indefinibile, musicista, scrittore, moderno antiquario, agitatore culturale,  studioso di siti megalitici e di culture primigenie: il suo nome è Julian Cope.

Non ha lunghi capelli bianchi, ma una fluente chioma bionda, non ha il classico cappello a punta con le stelline, ma il berretto di una fantomatica forza viet-cong della pace, non ha la bacchetta magica ma una chitarra elettrica e sfreccia per la campagna inglese con la sua Norton seminando incantesimi.
Ora, la storia del rock è piena di artisti che hanno varcato la soglia delle porte della percezione per non fare più ritorno, Syd Barrett, Roky EricksonSkip Spence, intrappolati nel lato oscuro della propria mente a danzare con le muse di una creatività amplificata da droghe potenti  e fantasmi interiori.
Anche Julian Cope, un tempo, ha volato troppo vicino al sole, rischiando di bruciarsi le ali. Lo ricordiamo con una certa preoccupazione sulla copertina del suo secondo disco solista (Fried, fritto, un titolo che è tutto un programma) immortalato sotto il guscio di una tartaruga intento a giocare con un camioncino rosso. Ma poi ha trovato la via del ritorno e i frutti che ha riportato da quell’altra dimensione continuano a deliziarci da anni.
Ostinatamente ed orgogliosamente indipendente (i suoi proclami terminano sempre con “morte alle multinazionali ed alle religioni organizzate. Vive la rock’n’roll”), emerso agli inizi degli anni ottanta sull’onda lunga della new wave inglese con il suo gruppo Teardrop Explodes, autore, da solista, di una discografia sterminata che si arricchisce ogni anno di un paio di titoli, anche attraverso le sue molteplici personalità, la garage-psichedelica Brain Donor, la trance-fusion Queen Elizabeth, la quasi folk Black Sheep, Cope è anche il cantore definitivo della cultura underground, attraverso due libri fondamentali, Krautrocksampler sul rock tedesco degli anni settanta e Japanrocksampler su quello giapponese.
Il secondo regalino di questo 2012, era corrente, dopo lo splendido Psychedelic Revolution della primavera scorsa, Woden, è in realtà la realizzazione di un progetto che risale al 1998 e per usare le sue parole: un’enorme nuvola meteorologica di musica concepita con l’aiuto della natura intorno ad Avebury, sede del più grande cerchio di pietre, risalente al periodo neolitico, a 30 km dalla mitica Stonehenge, e Silbury, la piramide di terra, nella stessa zona. Con un synt VCS3 ed un Mellotron 400S, Cope registra i rumori dell’ambiente e li filtra attraverso gli strumenti elettronici, stendendo un tappeto emozionale di 72 minuti che fluisce insieme al vento che accarezza le pietre e gli alberi e che, nel finale, incrocia il suono delle campane del villaggio di Yatesbury in un crescendo sacro che ricorda molto le esplorazioni dei corrieri cosmici tedeschi a lui tanto cari. Lo stesso Cope, nelle note del disco, si chiede se questa “musica” possa sembrare obsoleta nel contesto attuale, rispondendosi però come questo monolito sonoro sia un aiuto per la meditazione, per raggiungere l’accesso a quella dimensione altra, che solo un Druido conosce e può governare… e noi siamo d’accordo con lui.
Se fate un giro sul suo sito www.headheritage.co.uk troverete un compendio delle sue molteplici arti magiche e vi si potrebbero aprire orizzonti sconosciuti.
Mario Barricella

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