Kazakistan: una crisi profonda tra problemi interni e contesto internazionale

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In Kazakistan, secondo l’ufficio presidenziale, la situazione si è stabilizzata in tutte le regioni del Paese“, e le forze dell’ordine hanno ripreso il controllo degli edifici amministrativi [1]. Inoltre il presidente del Kazakhstan, Kassym-Jomart Tokayev, secondo il Cremlino, avrebbe dettagliatamente informato Vladimir Putin sulla situazione della sicurezza nel paese. Questa mattina le autorità hanno anche dichiarato che tra i rivoltosi ci sarebbero radicali islamisti addestrati fuori dal paese.

Le manifestazioni erano iniziate nella città di Zhanaozen sul Caspio per protestare contro l’aumento dei prezzi del carburante, immediatamente si sono allargate alla regione e poi ad un po’ tutto il paese anche se è nell’ex capitale e più popolosa città del Kazakistan, Almaty che è esplosa in maniera più evidente la rivolta. Alle proteste per il caro carburante si sono aggiunte quelle per le disuguaglianze in un paese ricco di risorse per la corruzione diffusa. Si sono viste incendiare auto pubbliche e private, assaltare e saccheggiare negozi, divellere bancomat, fino all’attacco di sedi istituzionali e armi in pugno bloccare l’aeroporto di Almaty. Le forze di sicurezza sono state prese alla sprovvista fino a che il presidente Tokayev non ha proclamato prima lo stato d’emergenza e poi chiesto di sparare a vista, senza preavviso, contro quelli che ha definito “banditi e terroristi” e poi chiedere aiuto al suo principale alleato, Mosca e all’Organizzazione del trattato per la sicurezza collettiva (CSTO), composta oltre che dal Kazakistan e Russia, da Armenia, Bielorussia, Kirghizistan e Tagikistan. Una sorta di Nato dell’Asia centrale.

Data la situazione e soprattutto la sospensione parziale o totale delle comunicazioni in questi giorni non è facile controllore le informazioni e quindi fare un bilancio delle vittime. I morti sicuramente non saranno i 164 di cui parla la televisione di Stato, a cui si devono aggiungere qualche migliaio di feriti e le migliaia di arresti (6.044 secondo la polizia).
Da più parti si riferisce che le manifestazioni fossero pacifiche come dice la sociologa dell’Università di Cambridge, Diana T Kudaibergenova: «ci sono ancora pochissime informazioni indipendenti e molta incertezza. Tuttavia, una cosa è chiara: la protesta pacifica è stata genuina e spontanea. Le persone sono scese in strada per esprimere le loro lamentele e abbiamo visto una certa auto-organizzazione, specialmente nel Kazakistan occidentale» [2]. Matteo Zola parlando di quanto accaduto in principio nella città di Zhanaozen spiega che «negli ultimi mesi la città è tornata a essere teatro di tensioni causate, da un lato, da licenziamenti e precarietà lavorativa e, dall’altro, dalla povertà e dal malcontento della popolazione che si sono saldate nelle proteste contro l’aumento del gas» per poi proseguire precisando che «il carattere spontaneo delle proteste è testimoniato anche dalla mancanza di una struttura politica che le coordini. Solo di fronte alla repressione del governo, le manifestazioni hanno assunto anche un carattere politico. L’abbattimento della statua di Nazarbayev è il simbolo di un malessere più profondo. Ma il carattere iconico di quell’evento non deve accecarci» [3].
L’analisi di Alexander Knyazev dell’Università di San Pietroburgo sostiene di un inizio pacifico con proteste per ragioni economiche ma anche politiche contro l’ex presidente Nursultan Nazarbayev che aveva governato il Paese dall’indipendenza nel 1991 al 2019 visto come “simbolo dell’ingiustizia sociale” e così «il conflitto era destinato ad esplodere quale risultato delle tensioni che, dal momento delle dimissioni formali di Nazarbayev nel 2019, si sono accumulate ai vertici del potere. Tokayev ha assunto la carica suprema cosciente della necessità di una serie di riforme. Al contrario, si è trovato nell’impossibilità di agire autonomamente, bloccato in una rete di veti che gli venivano posti dal suo predecessore su impulso della mafia famigliare cresciuta intorno ad esso» [4].
Quello dello scontro di potere che ha fatto alzare il livello della protesta non è proprio un’interpretazione peregrina Shaun Walker scrive che «per tutta la settimana c’è stato il sospetto che ci fosse in gioco qualcosa di più di una semplice rivolta popolare, e questo è stato rafforzato dall’annuncio di sabato che Karim Masimov, un potente ex capo della sicurezza e primo ministro, era stato arrestato con l’accusa di tradimento. La mossa ha solo aumentato la speculazione sul fatto che le proteste iniziali avrebbero potuto essere utilizzate da gruppi all’interno dell’élite politica del paese per combattere le proprie battaglie. Una fonte negli ambienti economici kazaki ha dato credito a questo scenario, descrivendo una situazione negli ultimi mesi di crescente tensione tra figure vicine a Nazarbayev e il suo successore, Tokayev» [5].

Il presidente Tokayev per poter risolvere a proprio favore la disputa e porre fine velocemente ai disordini ha chiesto aiuto a Putin e alla CSTO che mai fino a questo momento aveva dovuto intervenire. Un paese che dopo la caduta dell’Unione Sovietica non ha registrato scossoni particolari anche per la pesante autorità con cui è stato guidato da Nazarbayev. Il Kazakistan è una nazione ricca di risorse e fondamentale per la sua collocazione geografica per la stabilità dell’Asia centrale e per la confinante Russia (il 20% della popolazione è russa) che vuole mantenere l’egemonia se non allargarla. Il Kazakistan mantiene anche buone relazioni con l’Europa e gli Stati Uniti nonché con la Cina che ha fatto investimenti e contratti per 35 miliardi di dollari [6]; dal paese passa il 70% di tutto il traffico di merci dalla Cina all’UE. Cosa accadrà dentro e fuori il paese’
Pasquale Esposito

[1] Olzhas Auyezov e Tamara Vaal, Kazakh president steps up purge of security agency after mass unrest, 9 gennaio 2022
[2] Shaun Walker, As order is restored in Kazakhstan, its future remains murky ,8 gennaio 2022
[3] Matteo Zola, KAZAKHSTAN: Non è una rivoluzione colorata, 8 Gennaio 2022
[4] Fabrizio Vielmini, «La protesta è nata pacifica, la violenza è tra oligarchi e clan», 9 gennaio 2022
[5] Shaun Walker, ibidem
[6] Paul Bartlett, Kazakhstan unrest rattles region as Russia steps in: What to know, 7 gennaio 2022

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