La beffa di Taranto

Taranto ILVA ambiente
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Era il “miglior accordo possibile”. Certo. Per l’azienda. Come capita quasi sempre e capiterà fino a quando il peso degli interessi generali e della comunità non torneranno ad essere predominanti su quello dei profitti e delle aziende. Il resto sono chiacchiere e power point fatte alle presentazioni e alle conferenze stampa.
In questo caso specifico stiamo parlando della ArcelorMittal che ha rilevato la ex-Ilva e che ora, a meno di un anno dall’accordo, ha annunciato la cassa integrazione per 1.400 operai dello stabilimento di Taranto. La scusa: «un importante riduzione del consumo di acciaio a livello europeo e anche in Italia». In Europa si erano mossi già con il blocco in Polonia e il ridimensionamento in Spagna.
Il miglio accordo possibile prevedeva oltre duemilacinquecento esuberi. Di questi circa mille hanno accettato una “buonuscita” e gli altri in cassa integrazione straordinaria a zero ore.
Intanto a Taranto ci si ammala e si muore più che in altri posti.

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