La camera azzurra di Georges Simenon

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Ha debuttato il 17 ottobre al Teatro Carcano di Milano in prima nazionale “La camera azzurra”, scritta dall’inesauribile Georges Simenon e che a 30 anni dalla sua scomparsa per la prima volta approda in palcoscenico.

George Simenon (1903 – 1989), la cui impronta è chiaramente riconoscibile nel profilo dei personaggi che calcano la scena, li delinea come piccoli borghesi della provincia francese, mediocri, volutamente piatti, ma che aspirano alla libertà fuori dal conformismo che li accomuna.
La penna del padre del commissario Maigret è riconoscibilissima nello schema del racconto che fu pubblicato nel 1963 e nella vicenda archetipa dove convivono tradimento, moralismo, pregiudizio, omertà.
Ritroviamo gli schemi di comportamento maschile e femminile stereotipati nei lavori di Simenon che fu per sua stessa ammissione vinto da due grandi passioni: libri e donne.
Lo scrittore dichiarò all’amico Federico Fellini di avere fatto sesso con oltre 10.000 donne (almeno 8000 prostitute), soprattutto di livello socioculturale inferiore al suo; domestiche, ballerine, ma che tale inclinazione per il sesso era dovuta al grande desiderio di comunicare e di entrare in connessione con il prossimo.
Possiamo a tal proposito concedere sul numero di amanti da lui calcolato il beneficio del dubbio allo scrittore il quale fu effettivamente un uomo capace di grande produttività, pensiamo che la sua vita professionale fu talmente fertile che arrivò scrivere un libro a settimana se aggiungiamo a questo che era un forte bevitore e fumatore viene fuori una personalità incline alle dipendenze diremo con linguaggio moderno. Una personalità vorace fisicamente e mentalmente.

La storia che vediamo rappresentata è quella di due amanti, entrambi sposati, che si incontrano nella camera azzurra di un hotel per dare libero sfogo alle proprie passioni, la loro relazione durerà 11 mesi per una manciata di incontri che avverranno sempre di giovedì.
Il racconto inizia proprio nel momento che segue l’amplesso in cui gli amanti aprono i loro cuori e sono inclini a fantasie di una vita felice insieme.
Lo sviluppo della storia non segue un binario temporale lineare, ma partendo dal momento che segue l’amplesso ci conduce ad aprire delle finestre sugli eventi successivi e su quelli passati.

La camera azzurra di George Simenon. Foto Laila Pozzo

La camera azzurra rappresenta il fulcro del compasso attorno al quale avanti e indietro nel cerchio del tempo si muovono i fatti di una storia noir.
L’interrogatorio a cui vengono sottoposti dal commissario per scoprire la verità che ha condotto alla morte di entrambi i coniugi dei due amanti ci porta a scandagliare l’animo umano con le sue aspirazioni e le sue meschinità ed è, secondo la regista Serena Singaglia, la parte più interessante dell’intero romanzo.
Attraverso l’interrogatorio si snoda il racconto che svela immagini di vita dei protagonisti e dinamiche dei loro rapporti di coppia.
Incontriamo la bella Andree, sposata con il malaticcio bottegaio, la quale anela, nel momento che segue all’amore il sogno di una vita insieme al suo amante, liberi ciascuno dal proprio legame coniugale.
Nei giovedì in cui si concede al proprio amante si offre e al contempo si impossessa del suo amante mordendone famelicamente le labbra, la scena iniziale la trova ancora a letto senza biancheria nel momento che segue l’amplesso.
Il bel Tony è nella camera azzurra con lei, sente tutta l’attrazione ed il trasporto verso la bella Andree e non rifiuta le fantasie di lei. Lui vive tra passione e senso di colpa nei confronti della moglie; la mite e mediocre Gisele che esiste solo in funzione della famiglia e dell’unica figlia Marianne per la quale non cessa mai di preoccuparsi
La donnetta che è in Gisele non sospetta, non vuole probabilmente sapere del tradimento del marito. La tranquilla Gisele annulla la sua femminilità nel ruolo di moglie asessuata e madre, a lei la misericordia dell’autore regala una morte degna di nota con tanto di convulsioni, bava alla bocca, ambulanza e soccorritori ed è l’unico momento in cui la donnetta pare disturbare la vita del prossimo.
A guidare l’interrogatorio il poliziotto che conosce quell’asfittico ambiente di provincia e ne fa lui stesso parte, fedifrago a sua volta, ricopre un ruolo istituzionale che nasconde in fondo un piccolo borghese che tenta di ristabilire l’ordine sociale e la verità.
Intravediamo sullo sfondo la suocera della bella Andree, una donna con la quale la giovane ha un rapporto conflittuale che sembra il prototipo della suocera che nega tutto alla bella nuora la quale farà cadere sulla suocera il sospetto dell’avvelenamento della marmellata che ha condotto alla morte della mite Gisele.
Che cosa sareste disposti a perdere per vivere fino in fondo una passione?” Georges Simenon pone e ci pone questa domanda alla fine del libro
Andree e Tony perderanno la vita, ghigliottinati per l’omicidio efferato dei coniugi
La Camera azzurra lascerà il Teatro Carcano di Milano a fine ottobre per una tournee teatrale che toccherà più di 20 città
Particolarmente convincente la scenografia della bravissima Maria Spazzi che riesce a rendere, attraverso la prospettiva della camera azzurra, l’idea di un “hortus conclusus” all’interno del quale gli amanti vivono la passione mentre fuori nell’angolo dedicato al commissario regna l’ordine costituito.
Adelaide Cacace

Teatro Carcano – Milano
dal 17 al 27 ottobre

La camera azzurra
di Georges Simenon

Regia di Serena Sinigaglia.
Adattamento teatrale Letizia Russo.
Interpreti e personaggi: Fabio Troiano (Tony), Irene Ferri (Andree), Giulia Maulucci (Gisele), Mattia Fabris (il commissario)
Assistenti alle regia: Sandra Zoccolan e Giulia Dietrich
Scenografia Maria Spazzi
Costumi: Erika Carretta
Disegno luci: Alessandro Verazzi

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