La cena delle belve di Vahè Katchà

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Siamo a Roma nel 1943, un gruppo di amici della media borghesia sono riuniti a cena per festeggiare un compleanno, cercano di scrollarsi di dosso il pensiero della guerra e delle privazioni deliziando il loro palato con prodotti acquistati al mercato nero, musica ed allegria.

Durante quella che dovrebbe essere solo una allegra serata due ufficiali tedeschi vengono uccisi in strada proprio fuori dal loro edificio, i nazisti fanno irruzione negli appartamenti e decidono di prelevare due ostaggi per ciascuna casa, giunti nell’appartamento dove il gruppo sta cenando in allegria, l’ufficiale della Gestapo riconosce nel padrone di casa il proprio libraio di fiducia e per usargli una gentilezza consente loro di terminare la riunione, solo dopo il dolce tornerà a prelevare due di loro e saranno gli amici stessi a scegliere chi consegnare.

La cena diventa un palcoscenico dove ciascuno degli invitati mostrerà la parte peggiore di sé tra colpi bassi, tradimenti, meschinità che arriveranno a distruggere i loro rapporti portando alla luce tradimenti coniugali, infedeltà amicali, disistima reciproca e facendo esplodere quanto ognuno dei convitati tenga solo a se stesso e sia incapace di qualunque atto di generosità.
Gli eventi si susseguono sul filo della tensione, i dialoghi divertenti e conditi da humor nero fanno affiorare le caratteristiche più brutali dei personaggi.
La festeggiata e moglie del padrone di casa è disposta a sedurre l’ufficiale tedesco per salvarsi, il marito di converso è pronto a lasciarla tentare.
L’amico Andrea che fa affari con il nemico è intenzionato ad offrire del denaro all’amico che si sacrificherà volontariamente come ostaggio.
Il medico tenterà prima la fuga e poi in un estremo atto di viltà tenterà di invitare ad andare nell’appartamento alcuni dei suoi pazienti che abitano in zona per aumentare il numero di persone presenti in casa e diminuire la probabilità di essere prelevato dai nazisti.

La Cena delle Belve di Vahè Katchàda. Da sinistra Gianluca Ramazzotti, Silvia Siravo, Maurizio Donadoni, Alessandro D’Ambrosi, Ralph Palka e Marianella Bargilli. Foto Luigi Cerati e Benedetta Folena

Vahè Katchà si mostra un fine conoscitore della natura umana amabile e generosa nelle situazioni che non implicano alcun rischio, ma abietta e meschina quando è in gioco la sua sopravvivenza.
L’unico eroe della serata si rivelerà essere l’amico mai arrivato, quello che tutti stavano aspettando, ma che non si presenterà, Massimo. Costui si autoaccuserà degli omicidi sacrificando la propria vita consentendo il rilascio dei venti abitanti dell’edificio e salvando le loro vite, non sappiamo se sia lui il vero omicida o se l’atto sia stato dettato solo da un’eroica scelta di perdere la propria vita per salvarne molte di più.

La cena delle belve scritta da Vahè Katchà , autore francese di origine armena, pluripremiata commedia noir è uno dei maggiori successi delle ultime stagioni teatrali parigine. Scenografia concentrata sul soggiorno dove si svolge la festa con uno schermo sullo sfondo sul quale vengono rappresentate in animazione le scene esterne, idea intelligente e ben congegnata che contribuisce molto a mantenere la suspense e che offre allo spettatore l’idea di guardare un’isola di pace apparente mentre all’esterno gli eventi della guerra continuano a scandire il tempo.
Adelaide Cacace

Teatro Carcano – Milano
fino al 19 gennaio

Elaborazione drammaturgica Julien Sibre
Versione italiana Vincenzo Cerami
Con (in o. a.) Marianella Bargilli, Emanuele Cerman, Alessandro D’Ambrosi, Maurizio Donadoni, Ralph Palka, Gianluca Ramazzotti, Ruben Rigillo, Silvia Siravo
Regia associata Julien Sibre e Virginia Acqua
Produzione Gianluca Ramazzotti per Ginevra Media Production Srl | Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano
In collaborazione con 51mo Festival di Borgio Verezzi

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