La Cina tra hi-tech e sharp power

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Il governo di Xi Jinping, all’inizio del secondo mandato, è notevolmente rafforzato non solo grazie all’inserimento del “pensiero” del leader nello Statuto del partito Comunista, come accaduto solo per Mao, ma anche per l’emendamento, approvato l’11 marzo 2018, che ha modificato la Costituzione cinese vigente, istituzionalizzando il progressivo accentramento di potere attraverso l’eliminazione del limite dei due mandati introdotto nel 1982, dopo la morte del grande Timoniere. Questo duplice riconoscimento rende molto salda attualmente la linea del capo del PCC, i cui obiettivi erano già stati presentati in un certo qual modo a Davos, nel corso del summit economico del 2014, quando venne prefigurata una Cina forte, protagonista della globalizzazione, in grado di decidere i destini del mondo. A fronte di un superamento del temuto hard landing economico, anzi di una sostanziale tenuta dei livelli di crescita (1), la credibilità della struttura economica cinese e del suo peculiare modello è stata veicolata al mondo attraverso la progettualità delle vie della seta per terra e per mare che, partendo da un lontano e glorioso passato, hanno proposto un tessuto connettivo che non è solo commerciale, ma anche infrastrutturale, che prefigura una rete di collegamento tra tutti i continenti. L’idea, che sembra per certi versi estremamente ambiziosa, ricalca, in fondo, l’incredibile crescita del Paese di Mezzo che, in 40 anni, ha raggiunto traguardi che in Europa sono stati tagliati in 400 anni. (2)

Questi target dovranno essere declinati, come usualmente accade negli stati legati ad una programmazione economica gestita dall’alto, in quattro fasi: la prima è quella contenuta nel XIII piano quinquennale (3), in cui lo sviluppo della Cina troverà la sua solidità nell’utilizzo delle nuove tecnologie per ottenere un sostanziale sdoganamento dalla dipendenza dall’Occidente. La seconda fase terminerà nel 2021, in coincidenza col primo centenario della nascita del partito comunista cinese, quando la Cina si presenterà al mondo come un Paese che ha finalmente superato le diversità tra le regioni, implementando forme di integrazione sempre più radicate e rendendo la crescita sostenibile. La possibilità di delocalizzare il lavoro dovrebbe consentire di implementare le opportunità globali dell’outsourcing on line, creando committenze nei luoghi più remoti della Cina ed anche nel sud del mondo deindustrializzato, che i cinesi stanno collegando nel framework delle vie della seta. In questo contesto saranno riviste le modalità di crescita, abbandonando l’attenzione alla quantità, che ha portato agli endemici problemi di sovrapproduzione, per concentrare la politica economica sulla qualità dei prodotti e suscitare una sorta di boom dei consumi interni fino ad ora abbastanza scarsi. Il modello che si prevede per la terza fase, contenuto nel Piano di sviluppo industriale “Made in China 2025”, prevede la realizzazione dell’industria 4.0, caratterizzata da una forte spinta all’automazione che declinerà in modo nuovo le occupazioni caratterizzate dalle tre D: dull, dirty and dangerous, determinando per tutti i lavori ripetitivi delle catene di montaggio, per quelli pericolosi e sporchi, la possibilità di sostituire agli uomini le macchine. Il target finale dovrebbe trovare realizzazione nel 2049, quando si celebreranno i 100 anni della fondazione della RPC: la Cina avrà compiuto il salto finale palesandosi come potenza economica fondata sul digitale, in grado di governare le nuove tecnologie, raggiungendo quell’armonia che la tradizione cinese considera un obiettivo fondamentale.

La Cina nel nuovo millennio sta infatti ritornando agli antichi splendori toccando picchi, impensabili fino a pochi anni fa, di estrema innovazione nel campo dell’industria dell’informazione e della comunicazione. Il luogo simbolo di questo incredibile quanto repentino progresso è Shenzhen, città situata nel Guangxi, poco più a nord di Hong Kong, che alla fine degli anni ‘70 era solo un piccolo villaggio di pescatori. Il governo cinese, che aveva stabilito di fare di questo borgo un luogo dove delocalizzare la produzione hi-tech delle aziende occidentali, stabilì condizioni fiscali molto favorevoli, in modo da accogliere gli ingentissimi capitali che ben presto si diressero verso quella zona, attratti da un quadro legale poco strutturato, la cui vaghezza permetteva gli esperimenti più innovativi (4). La flessibilità produsse una sorta di big bang informatico da cui nacquero giganti dell’hi-tech quali Tencent, Baidu, Ali Baba, Didi, Huawei, Xiaoni, che fecero di quel territorio la Sinicon Valley, cioè una Silicon valley con caratteristiche cinesi. (5) In questo luogo si produce ora la maggior parte dell’hardware mondiale e si depositano un tal numero di brevetti tecnologici da insidiare il primato americano. La Cina sta diventando così il paese leader del progresso informatico che utilizza con molta disinvoltura i mezzi messi a disposizione dalle innovazioni prodotte dall’intelligenza artificiale, i big data, il cloud computing, l’internet delle cose, che con il 5G consente la trasmissione di dati in tempo reale che, con 1 gigabit in download e 200 megabit in upload, è 1000 volte più veloce del 4G. Si passerà così ad un nuovo concetto di potenza, di velocità e di affidabilità della tecnologia da cui deriverà, tra l’altro, un nuovo utilizzo della robotica ed un uso efficiente ed efficace della distribuzione di energia.

Tutti questi successi nell’innovazione stanno però producendo, giorno dopo giorno, ripercussioni preoccupanti in relazione alle modalità con cui il governo cinese utilizza l’enorme mole di dati raccolta, che l’Human Rights Watch non cessa di stigmatizzare. In realtà la Cina si sta muovendo in questi spazi digitali schermando l’informazione dietro il grande firewall, il “muro di fuoco” informatico che impedisce la libera connessione di 700 milioni di utenti online con il resto del mondo. Un esempio emblematico è costituito dalle famose “3T= Tibet – Taiwan- Tiananmen”: nel momento in cui si digitano questi termini il web, su tutto il territorio cinese, viene come criptato, utilizzando tutta una serie di algoritmi predisposti dalla Commissione di vigilanza del cyberspazio, preposta al controllo degli spazi digitali dalla legge sulla cybersecurity (6). Le norme approvate dal nuovo governo di Xi Jinping sono molto stringenti e non si limitano ad utilizzare tutte le possibilità e le potenzialità delle nuove tecnologie attraverso il web, ma sorvegliano e tracciano anche i movimenti delle singole persone, utilizzando conoscenze biometriche, raccolte di dati, videosorveglianza, monitorando e soffocando ogni forma di dissenso.

In Europa si dibatte senza sosta su questi argomenti, in particolare per l’accumulo dei dati sui cittadini, introducendo e declinando la libertà nel complesso mondo digitale come una nuova tipologia da inserire tra le libertà fondamentali, per le quali non viene solo coinvolta la privacy dei singoli e delle imprese ma tutte le nuove frontiere correlate alle potenzialità offerte dall’informatizzazione, che stanno via via trovando posto nelle Carte fondamentali e nelle pronunce delle Corti costituzionali. Negli Stati Uniti, come in Europa, enorme attenzione si presta a tutte queste problematiche, considerate di straordinaria importanza, con un focus più traslato verso la difesa delle libertà economiche in tutte le sue forme. In Cina, dove una sorta di armonizzazione, almeno per quanto concerne il diritto privato, è ampiamente in corso, da un punto di vista di diritto pubblico traspaiono ancora differenze abissali, forse incolmabili. Questo è il frutto di una tecnocrazia autoritaria che rischia di diventare un modello per molti paesi, soprattutto in Oriente, dove lo Stato di Mezzo ha costituito per secoli lo stato guida ed il modello culturale, esercitando una forma di appeal che Joseph Nye ha definito Sharp Power (7).

L’auspicio è che, lentamente, la millenaria aspirazione all’armonia, col suo forte substrato filosofico, possa scuotere questo sistema molto accentrato, in cui il presidente Xi Jinping si muove coi pieni poteri per il vasto consenso interno e per l’appoggio politico da parte del partito. Certamente le prime ripercussioni deriveranno dal nuovo grande gioco che, sul solco tracciato dal Grande Gioco che caratterizzò nei secoli scorsi i rapporti tra Russia e Regno Unito nell’Asia centrale, si sostanzia nel sogno cinese, attraverso tutta la progettualità messa in campo dal governo cinese, che alcuni hanno paragonato al nuovo piano Marshall, con i suoi faraoinici investimenti infrastrutturali fondati su strategie “win win” tra più di 70 paesi. Questa rete incredibile dovrebbe consentire al Paese del Centro di sostituire il “power vacuum” lasciato da Trump che, prima o poi, dovrebbe impattare sui fondamenti del pensiero occidentale: la democrazia, le libertà ed i diritti dell’uomo e del cittadino. Attualmente sembra però che il mondo stia procedendo utilizzando gli aspetti peggiori del capitalismo coniugati con la faccia più deteriore del comunismo.

L’auspicio è che l’umanità possa fare un passo ulteriore, prendendo quanto di meglio ha elaborato il pensiero occidentale in termini di libertà e tutela dei diritti dell’uomo e del cittadino con le vette più alte del pensiero orientale, fondate sull’armonia raggiunta attraverso il compimento dei propri doveri creando una nuova elica di valori, precipua del DNA umano, che non metta al centro il business e il denaro ma l’essere umano, titolare di diritti inviolabili ma anche di doveri inderogabili.
Elisabetta Esposito Martino

note:
(1) Il PIL cinese per il primo trimestre del 2018 è cresciuto oltre ogni attesa (+6,8%), grazie alla forte domanda dei consumatori, al buon andamento dell’export e degli investimenti immobiliari: https://it.reuters.com/article/businessNews/idITKBN1HO0TN-OITBS
(2) “La Cina della Rivoluzione Culturale e la Cina contemporanea ricordano un po’ il Medioevo ed il presente dell’Europa: un occidentale avrebbe dovuto vivere 400 anni per assistere agli stravolgimenti che i cinesi hanno visto in appena quarant’anni”. YU HUA, La Cina in dieci parole, Feltrinelli, Milano, 2012 pag. 10.
(3) Il XIII piano quinquennale per le riforme sociali ed economiche (中国五年计划 Zhōngguó wǔ nián jìhuà) è riferito agli anni 2016-2020 durante i quali si prevede tutta una serie di interventi che si possono reperire sui siti ufficiali cinesi: http://www.chinadaily.com.cn/china/13thfiveyearplan/index.html
Per una valutazione occidentale cfr: https://www.uscc.gov/Research/13th-five-year-plan
(4) Un quadro sui traguardi raggiunti dalla Cina in campo tecnologico, è contenuto un articolo pubblicato sul Caffè Geopolitico, scritto dalla stessa autrice il 22/1/2018: https://www.ilcaffegeopolitico.org/67753/silicon-valley-cinese-le-ambizioni-digitali-di-pechino
(5) Un’interessante intervista sugli argomenti trattati in questo articolo può essere ascoltata su Radio Cusano campus durante la trasmissione del 9/2/2018 “Il Mondo è piccolo” condotta da Daniel Moretti http://www.tag24.it/podcast/elisabetta-esposito-martino-ambizioni-digitali-cina/
(6) Ampi riferimenti alla normativa in questione possono essere trovati nel sito: https://chinacopyrightandmedia.wordpress.com/2016/11/02/cybersecurity-law-of-the-peoples-republic-of-china-third-reading-draft/
(7) L’articolo di JOSEPH S. NYE è stato pubblicato nel gennaio 2018 e può essere letto sul sito: https://www.project-syndicate.org/commentary/china-soft-and-sharp-power-by-joseph-s–nye-2018-01?barrier=accessreg

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