La crisi climatica fa crescere la domanda di acqua

Alaska

L'. Questo sarà il bene primario da conservare e difendere dalle conseguenze dei cambiamenti climatici. A causa di una errata cultura, l'acqua è sempre stata data come un bene scontato in quanto la sua quantità globale è grosso modo rimasta inalterata, mentre abbiamo fatto finta di non vedere che la crescita della popolazione, unitamente allo sviluppo ipertrofico delle attività industriali, ne faceva un uso sempre più intenso.

Ora il quadro complessivo è ancora più drammatico. Le parole dure e ferme del Segretario Generale dell'ONU, , in occasione della Conferenza sull'Acqua tenuta nella sede delle Nazioni Unite, non concedono alibi a nessuno: «La linfa vitale dell'umanità è sempre più a rischio nel mondo a causa dell'eccessivo sviluppo e del consumo ‘vampiresco' e la scarsità sta diventando endemica. Il mondo sta ciecamente camminando su una strada pericolosa con un uso di acqua ormai insostenibile» [1].

Nel rapporto si evidenzia anche come l'uso dell'acqua sia aumentato, a livello globale, di circa l'1% ogni anno negli ultimi 40 anni, con la previsione del mantenimento di questi tassi di crescita almeno fino al 2050.

Le conclusioni alle quali è giunto il Segretario Guterres, trovano corrispondenza con quanto riassunto nel documento redatto dall' Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC; Gruppo Intergovernativo sul ), uno tra i massimi organismi scientifici che valuta le informazioni tecniche e socio-economiche prodotte a livello mondiale per la comprensione dei cambiamenti climatici. In breve, il Rapporto fonda le sue osservazioni su tre assunti che in realtà sono parole d'ordine: gravità, urgenza e speranza. Sul primo punto emerge l'importanza di mantenere l'aumento della temperatura al di sotto di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali. L'avvertimento è che al di sopra di questa temperatura molti eco-sistemi e popolazioni non saranno più in grado di adattarsi ai cambiamenti.

L'urgenza, invece, viene individuata negli sforzi da compiere per dimezzare il picco delle emissioni dannose entro il 2030. L'IPCC evidenzia inoltre come il pianeta sia già sulla strada di un aumento della temperatura che può raggiungere i 3,5°C, cioè una minaccia per l'intera umanità. Il capitolo speranza racchiude una varietà di soluzioni che comunque passano attraverso una urgente transizione dai combustibili fossili alle rinnovabili per un abbassamento dei gas serra. Si indica anche una più attenta gestione delle foreste e dell'agricoltura. L'avvertenza finale è che queste opzioni devono essere attuate al più presto e al massimo delle loro capacità [2].

Se ancora si nutrono dubbi sulla stretta connessione e interdipendenza tra emissioni di gas serra, dovuti ad una sfrenata e  incontrollata domanda industriale, e conseguente stress idrico, basterebbe prendere visione della situazione, a dir poco allarmante, esistente in una nazione europea “insospettabile” per quanto riguarda le riserve di acqua e cioè la Svizzera. «È vietato innaffiare i giardini, lavare le automobili e riempire le piscine. L'acqua scarseggia e va usata con parsimonia. Il prossimo passo potrebbe essere il razionamento».

Questo è il tenore delle comunicazioni lanciate da molte amministrazioni cantonali alle popolazioni residenti, anche perché come riporta un dettagliato studio sulla prodotto dalla professoressa Manuela Brunner, docente di Scienze dell'atmosfera e del Clima presso il famoso istituto ETH di Zurigo, «La Svizzera non dispone di un sistema di allerta per la siccità. La ragione è semplice: la Svizzera possiede enormi riserve di acque e storicamente la siccità non ha mai destato preoccupazioni. Ma nel periodo che va dal 1994 al 2017 il numero di eventi siccitosi causati da deficit di scioglimento delle nevi delle Alpi è aumentato del 15% rispetto al 1970. A lungo termine, in Svizzera farà più caldo e sarà più secco» [3].

L'esempio della Svizzera sta comunque a dimostrare che drenare acqua, principalmente per scopi industriali, senza una corretta conoscenza della mappatura del rischio idrico generale può creare danni irreversibili non solo alla salute pubblica ma anche all'economia di una particolare zona o addirittura nazione. Un esempio in tale senso, sebbene datato, si pone comunque come paradigmatico di tutte quelle  situazioni nelle quali le aziende operano senza conoscenze del rischio idrico. In India, nello stato del Kerala, «la filiale indiana della Coca-Cola, la Hindustan Coca-Cola Beverages, è stata accusata di esaurire le fonti d'acqua delle comunità circostanti e, sebbene contestasse le affermazioni, ha chiuso le sue attività nel 2005 con una reputazione a brandelli» [4].

Altri esempi come quello di “Tesla” in Germania, nella regione del Brandeburgo, che ha impiegato anni per portare a termine la sua gigantesca fabbrica per poi essere attaccata dalle organizzazioni ambientaliste per aver quasi prosciugato le già scarse risorse idriche della zona, se da una parte evidenziano i pericoli per i processi economici, non devono farci perdere di vista il cuore del problema che è quello della sopravvivenza degli esseri umani. Ancora in Uruguay che sta affrontando una grave crisi idrica e dove sotto accusa è Google per il progetto di costruzione di un data center.

Il rapporto stilato dall'ONU parla chiaro; 2 miliardi di persone non hanno l'accesso ad acqua potabile sicura e ben 3,6 miliardi non lo hanno a servizi sanitari affidabili. Sono cifre che non si possono ignorare o sottovalutare.

Richard Connor, estensore del Rapporto delle Nazioni Unite, non ha dubbi quando afferma che l'impatto della crisi idrica sarà una questione di «scenari», cioè di territori o parti di questi territori che saranno investiti a breve termine dai cambiamenti climatici e dalle conseguenti crisi idriche fino alla siccità pressoché totale.

Intanto è bene chiarire le diverse tipologie di siccità che si possono presentare. C'è quella propriamente meteorologica che indica l'assenza di precipitazioni per un periodo prolungato. La siccità idrologica si verifica invece quando l'acqua nei laghi e nei fiumi è inferiore a una determinata soglia. Infine, si parla di siccità agricola quando il tasso di umidità nel suolo è particolarmente basso e le radici delle piante non ricevono una quantità sufficiente di acqua.

Quando poi queste tre diverse tipologie convergeranno assieme su di un territorio più o meno esteso, saremo alla catastrofe. Questo è il senso contenuto nel rapporto «Water Dilemmas» presentato ad agosto da Oxfam che non a caso apre la sua ricerca ricordando che «l'accesso all'acqua è un diritto dell'Uomo e come tale indispensabile alla sua vita e alla sua dignità». Il lavoro si focalizza proprio su quegli «scenari» ai quali facevo cenno prima, individuando nel Medio Oriente (Iraq, Libano, Palestina, Siria e Yemen), nel Corno d'Africa, nell'Est e nel Centro del continente africano (Etiopia, Somalia, Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Sudan, Sud Sudan e Uganda), Africa Occidentale (Burkina Faso, Repubblica Centro Africana, Chad, Niger e Nigeria), e Asia (Bangladesh, Myanmar e Nepal), i territori a maggior rischio. Dagli studi commissionati dall'Organizzazione non profit emergono i seguenti dati: «In quelle zone [cioè quelle indicate nella suddivisione geografica, n.d.r.] entro il 2040 la temperatura aumenterà di 1°C in Asia, di 1,4°C in tutta la fascia che va dall'Africa Occidentale a quella Orientale e di 2°C nel Medio Oriente. Le precipitazioni aumenteranno in tutte le zone menzionate con picchi del 7% in Africa Occidentale ed Orientale. Mentre l'aumento delle precipitazioni può apparire come utile all'approvvigionamento dell'acqua, in realtà ciò non avviene causa l'assenza di strutture adeguate alla loro conservazione determinando quindi un possibile decremento delle quantità di grano disponibile. Si prevede una perdita di circa lo 0,9% nell'Africa Centro-Orientale, del 5,45% nel Medio Oriente, del 4,2% nell'Africa Occidentale e del 2,61% in Asia. La capacità quindi di gestire i cambiamenti climatici, conterrà anche il costante fenomeno delle migrazioni interne e verso l'esterno. Si stima che entro il 2050, circa 216 milioni di persone si sposteranno dai loro luoghi causa i cambiamenti climatici» [5].

In questa stretta connessione fra cambiamenti climatici e conseguente diminuzione di acqua, anche il continente europeo, ricco di laghi e fiumi, è esposto ad una elevata  domanda di acqua dolce che aumenta il rischio di stress idrico. Nel contesto europeo, l'Italia potenzialmente è tra i più ricchi di acqua ma ci sono usi della risorsa che devono essere assolutamente prioritari e cioè dobbiamo garantire l'acqua da bere, quella poi per il suo utilizzo per la produzione di cibo e per il funzionamento degli ecosistemi.

È quindi gioco forza, per favorire l'adattamento ai cambiamenti climatici, rivederne la distribuzione per i vari utilizzi. Questo significa che dobbiamo anche evitarne alcuni usi che non possiamo più permetterci, come ad esempio, l'innevamento artificiale dei campi da sci per favorire il turismo di montagna. La neve sparata dai «cannoni» sottrae milioni di metri cubi di acqua che sarebbe più opportuno adoperare per colmare altre necessità. Ma certamente il problema non si riduce solo all'oculato uso della risorsa perché in Italia è cronicamente incombente il problema della dispersione.

«In Italia esistono 347 laghi, 526 grandi dighe e un sistema di 20.000 piccoli invasi, ma se negli anni '70 veniva immagazzinato nei bacini circa il 15% dell'acqua piovana, oggi questa percentuale è scesa all'11,3%. La causa di questo ‘gap idrico' non risiede tanto nella quantità di precipitazioni bensì nella mancanza di manutenzione degli impianti» [6].

Un'indagine lunga e faticosa per la difficoltà di reperire le informazioni, condotta dal NY Times lungo tutto il territorio degli Stati Uniti, fa scrivere in un articolo che «le falde acquifere si stanno riducendo a livello nazionale, minacciando le forniture di acqua potabile e lo status dell'America come superpotenza alimentare. Il cambiamento climatico sta amplificando il problema». La conseguenza è che  «“da un punto di vista oggettivo, questa è una crisi”, ha affermato Warigia Bowman, professore di diritto ed esperto di acqua presso l'Università di Tulsa. “Ci saranno parti degli Stati Uniti che rimarranno senza acqua potabile”» [7].

Un problema enorme, perché l'acqua erogata non corrisponde al totale di quello che viene immesso nelle reti. Secondo alcuni dati «a fronte di 8,1 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile immessi nelle reti comunali nel 2020, complessivamente sono stati erogati appena 4,7 miliardi di metri cubi di acqua per usi autorizzati. L'Istat dichiara che la quota di acqua che effettivamente non arriva a destinazione è pari a più del 42%» [8].

È chiaro che questo stato di cose sposta l'attenzione sullo stato degli acquedotti che in Italia, bisogna ricordare, si snoda per 425.000 km di rete. Ma di questa ragnatela di allacciamenti il 60% è stato posato più di 30 anni fa, senza poi contare una discreta percentuale di condotte risalenti a cavallo tra fine anni '50 e primi dei '60. In caso di interventi per la sostituzione dell'intera rete, ad occhio, necessiterebbero non meno di 150 anni e una discreta quantità di miliardi di euro. Forse l'occasione c'era per riassestare un po' il settore ma, con sorpresa, dall'unica fonte disponibile dalla quale attingere le somme necessarie e cioè il PNRR, sono stati tagliati ben 1.287.100.000 destinati in precedenza alla gestione del rischio alluvioni e riduzione del rischio idrogeologico. Non si è capito quanto grave sia la crisi.

Stefano Ferrarese  

[1] https://www.onuitalia.com/2023/03/22/acqua-17/, 1 settembre 2023
[2] Maggiori dettagli sono contenuti nel ‘CLIMATE CHANGE 2023-Rapporto di Sintesi' su https://files.cmcc.it/ar6/syr/IPCC_ar6_SYR_COMUNICATO_STAMPA.pdf, 31 agosto 2023
[3]  https://www.swissinfo.ch/ita/economia/la-siccit%C3%A0-preoccupa-anche-nel-paese-dell-acqua/48543940, 5 luglio 2023
[4] Webb Flemmich, https://www.theguardian.com/sustainable-business/new-global-water-risk-maps-knowledge-data, 1 settembre 2023
[5] https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2023/08/Briefing-Paper-Water-Insecurity-FINAL-2.pdf, 24 agosto 2023
[6] https://senzafiltro.publiacqua.it/invasi_idrici_italia/, 1 settembre 2023
[7] Christopher Flavell e Mira Rojanasakul, Five Takeaways From Our Investigation Into America's Groundwater Crisis, 29 agosto 2023
[8] https://www.openpolis.it/in-italia-si-preleva-piu-acqua-potabile-che-nel-resto-deuropa-e-la-meta-si-disperde/, 30 giugno 2023

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