La crisi del CSM delegittima la Magistratura

Quirinale Italia
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Lo sciame sismico continua e così un altro togato del Consiglio Superiore della Magistratura ha rassegnato le dimissioni. Si tratta di Corrado Cartoni di Magistratura indipendente, una delle correnti dell’Associazione nazionale magistrati e presenti nel CSM, coinvolto nella riunione con Luca Palamara e Luca Lotti.  Un terremoto partito orama da quasi due settimane. Cartoni ha tenuto a precisare che «non ho mai parlato di nomine, come erroneamente oggi mi attribuisce un quotidiano».  Le nomine di cui si parla sono quelle dei magistrati nelle varie procure italiane.

Un terremoto di grado elevato che, come vedremo, ha obbligato il Presidente del CSM e Presidente della Repubblica, Mattarella ad intervenire. Un terremoto che continua a far crepitare le fondamenta della Magistratura stessa perché, come recita l’articolo 105 della Costituzione, “spettano al Consiglio Superiore della Magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati”. Il CSM è composto da 24 membri, 16 togati e 8 laici, 5 coinvolti e forse altri nelle carte della magistratura che indaga.

In precedenza si erano dimessi i consiglieri Spina, Gianluigi Morlini e Antonio Lepre per i quali il ministro Bonafede ha chiesto la procedura disciplinare, avanzando ulteriori contestazioni rispetto al Procuratore Generale della Cassazione. Ilaria Pepe di Autonomia e Indipendenza, la corrente fondata Piercamillo Davigo, sostituirà Cartone, mentre Giovanni Zaccaro (AI) e Michele Ciambellini (Unicost) saranno i nuovi giudici della Sezione disciplinare.

Il tutto era cominciato quando alla Procura di Perugia arrivano gli atti relativi alle indagini sui magistrati di Roma che documentavano la disinvolta amicizia tra Luca Palamara, magistrato della Procura, già consigliere del Csm ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati e Fabrizio Centofanti, ex capo delle relazioni istituzionali di Francesco Bellavista Caltagirone. Così scriveva Repubblica: «Centofanti, Amara e Calafiore (gli ultimi due hanno da poco patteggiato nell’ambito dell’inchiesta sulle sentenze aggiustate al Consiglio di Stato), sono indagati per concorso in corruzione: avrebbero corrisposto a Palamara, quando era al Csm, “varie e reiterate utilità consistenti in viaggi e vacanze (soggiorni presso svariati alberghi anche all’estero) a suo beneficio e a beneficio di familiari e conoscenti“, […]. L’obiettivo della corruzione, secondo i pm umbri, era “danneggiare Marco Bisogni, all’epoca pm a Siracusa. […] Altro obiettivo dei corruttori, secondo i pm umbri, era “fare in modo che Palamara mettesse a disposizione, a fronte delle utilità, la sua funzione di membro del Csm, favorendo nomine di capi degli uffici cui erano interessati Amara e Calafiore“. […] Fava il 16 maggio scorso, “violando i doveri inerenti la sua funzione e abusando della sua qualità”, avrebbe rivelato a Palamara, che lo sottoponeva a “plurime e incalzanti sollecitazioni”, che gli accertamenti di Perugia erano partiti “dalle carte di credito dell’imprenditore Centofanti e si erano estesi alle verifiche dei pernottamenti negli alberghi”. […] Anche per il consigliere del Csm Luigi Spina le ipotesi di reato sono rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale verso Palamara […]» [1].

E poi il ruolo della politica. Stiamo parlando di due parlamentari Pd, l’ex sottosegretario e ministro Luca Lotti e ex sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, «secondo le verifiche [della Guardia di Finanza, ndr] ci sarebbe stato un “centro di potere” esterno al Csm, che veicolava le nomine nelle principali procure d’Italia. Lotti, secondo gli inquirenti, compie «palesi quanto illecite interferenze da parte di soggetto rivestente la qualità di imputato», aspetto che «non poteva di certo essere ignorata da nessuno dei presunti». Negli atti si legge che un ruolo diretto lo avrebbe giocato anche Morlini, che nei giorni scorsi ha negato di aver dialogato con i soggetti finiti sotto intercettazione. Scrive il gioco che il consigliere, che oggi si è dimesso dal Csm, fa il nome di un altro componente del Consiglio, Alessio Lanzi, con lo scopo di raccogliere più voti possibili per Viola» [2].

Un Pd colpevolmente assente e silenzio per nulla conscio della gravità del problema che ha aspettato un’iniziativa dello stesso Liotti che oggi per nulla interventista sullo scandalo. Anzi di fatto silenzioso

Nello scandalo qualcuno vorrebbe trascinare il Presidente della Repubblica attraverso indiscrezioni che significherebbero un coinvolgimento di Mattarella in segnalazioni verso quella o questa nomina. Il Presidente ha chiarito che non si mai occupato di nomine dei magistrati, né ha incontrato Luca Lotti se non quasi un anno fa. Gli unici interventi del Presidente sono stati quelli del richiamo generale al rispetto delle regole.

Per ridare serenità, certezze e fiducia in un organo fondamentale dello Stato, il Presidente vuole le elezioni suppletive ad ottobre per la sostituzione dei magistrati dimissionari e apre alla riforma delle procedure di elezione dei membri del Consiglio.
Un’incognita resta: ci saranno altre dimissioni? Il CSM potrà reggere una nuova ondata per evitare un autoscioglimento?

Vale la pena riportare quanto ha scritto Paolo Flores d’Arcais:
«Abbiamo, last but not least, la necessità delle riforme strutturali che rendano sempre più arduo il riprodursi e il semplice allignare o anche solo germogliare del verminaio. Necessità di dimettersi dalla magistratura prima di candidarsi a cariche elettive. Proibizione di incarichi extragiudiziari retribuiti. Tanto per cominciare e per “non indurre in tentazione”. Abrogazione delle controriforme Castelli (Lega al governo con Berlusconi) del 2005 e Mastella 2006 (centro-sinistra con Prodi), che abrogano l’ultraventennale autonomia dei sostituti procuratori, facendo del Procuratore Capo un vero e proprio dominus anziché primus inter pares (come i Borrelli, Caponnetto, Caselli delle migliori stagioni della giustizia eguale per tutti), oltre a numerose altre nefandezze di quella stagione di inciucio.
E abbiamo, davvero ineludibile, la riforma radicale dell’elezione al Consiglio superiore della Magistratura» [3].

Pasquale Esposito

[1] “Mercato delle toghe, nuovi indagati e perquisizioni”, https://www.repubblica.it/cronaca/2019/05/30/news/mercato_delle_toghe_nuovi_indagati_e_perquisizioni-227537927/?ref=drac-2, 30 maggio 2019
[2] Ivan Cimmarusti , “Roma si vira su Marcello Viola»”, https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2019-06-12/caos-procure-l-intercettazione-lotti-su-roma-si-vira-marcello-viola-215537.shtml?uuid=ACop8bQ&refresh_ce=1, 12 giugno 2019
[3] Paolo Flores d’Arcais, “Il marcio nella magistratura e chi non lo vuole estirpare”, http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-marcio-nella-magistratura-e-chi-non-lo-vuole-estirpare/, 10 giugno 2019

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