La crisi ha accresciuto il potere economico

Economia finanza denaro
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Il mondo continua ad annaspare tra le acque agitate dell’economia. La crisi non è stata debellata e nonostante i buoni risultati dei colossi emergenti, Cina in testa, esistono rischi concreti di ripiombare in anni bui.
Nel paese da cui i germi della recessione si sono propagati arrivano notizie che è difficile poter accettare. Goldman Sachs, Jp Morgan, Citigroup, Morgan Stanley e Bank of America, cioè le maggiori banche degli Stati Uniti, secondo prime indiscrezioni, dichiareranno circa 119 miliardi di dollari di profitti con evidenti ricadute sui bonus milionari dei loro dirigenti [1].

Difficile poter accettare quando uno di loro e cioè l’ex copresidente di Citigroup John Reed si dichiara allibito nel vedere che l’economia americana sia stata <<messa in ginocchio sostanzialmente da un errore nel management bancario>>[2].  E si fatica a comprendere come mai una riforma profonda non sia stata portata a termine a cominciare da un ridimensionamento delle banche che sono troppo grandi per fallire. Senza pensare alle centinaia di miliardi di dollari immessi nel sistema bancario da Washington che hanno contribuito a generare questi profitti. Guadagni la cui provenienza va ricercata per buona parte nelle varie attività di compravendita di titoli, valute, attività speculative sui tassi d’interessi.


NewYork Stock Exchange, agosto 2009. Foto Maurizio Stanziano.

In questa sede tuttavia non si vuole procedere in un’analisi delle cause sistemiche ed eventualmente presentare le soluzioni possibili, bensì aggiungere qualche spunto di riflessione sulle élites che governano economie e istituzioni.
La Goldman Sachs, altrimenti detta Government Sachs, ha prestato molti dirigenti di primo livello alla politica indipendentemente dalle amministrazioni. Henry Paulson ministro delle Finanze dal 2006 al 2009 e il suo collaboratore in Goldman Sachs, Neel Kashkari, ha gestito il fondo pubblico TARP (Troubled Asset relief program) da 700 miliardi di dollari.
Robert Rubin, ex direttore della stessa banca, è stato un elemento di punta della presidenza Clinton dal 1993 al 1999 passando dal ruolo di direttore del Consiglio economico nazionale a ministro delle Finanze.
Ma la Goldman Sachs ha interessi in tutto il mondo e come tale può capitare che il nigeriano Olusegun Aganga, super manager a Londra ed esperto in hedge funds, sia nominato nell’aprile 2010 ministro delle finanze del suo paese.  Ci sono anche percorsi inversi come quello di Peter Sutherland che da ministro della Giustizia irlandese e successivamente commissario europeo per la concorrenza ha assunto la direzione della Goldman Sachs a Londra.
A questa azienda hanno prestato i loro servigi anche i nostri Mario Draghi e Romano Prodi il primo come consigliere e il secondo come vicepresidente per l’Europa, senza dimenticare Mario Monti e Gianni Letta.
Come se non bastasse, il nuovo arrivo nell’entourage obamiano
William Daley presidente di JPMorgan Chase & Co. per il Midwest è diventato il nuovo capo di gabinetto per consentire  ulteriori avvicinamenti ai grandi potentati. E se questa strategia non dovesse bastare alle aziende si può ricorrere, senza preoccuparsi troppo di conflitti di interesse, ad offerte generose. Peter Orszag ex direttore del budget della Casa Bianca è stato assunto in Citigroup. E non è il solo la Aquaro parla di un vero e proprio esodo forse legato alle preoccupazioni per possibili restrizioni imposte dalla politica che potrebbero essere combattute e superate con persone che ne conoscono i meccanismi [3].
Una preoccupazione che non sembra attendibile visto il continuo smottamento dell’amministrazione verso la politica repubblicana e le esigenze delle mega aziende. Tanto che da sinistra il Nobel dell’economia Paul Krugman parla collasso morale [4].

Negli USA è regolarizzata, in qualche modo, l’attività delle lobbies per cui è possibile anche capire meglio l’entità delle spese effettuate. Dall’inizio della crisi alla primavera del 2010 siamo a circa 600 milioni di dollari e <<su 243 lobbisti, 202 avevano avuto precedenti incarichi di lavoro presso il Congresso degli Stati Uniti, ovvero arrivavano dalla pubblica amministrazione. Altri provengono dal Tesoro, dalla Casa Bianca, persino dalla Sec, l’organo incaricato di sorvegliare i mercati finanziari d’oltre oceano>> [5].
Queste informazioni non sono disponibili per l’Europa, ma non sono pochi i casi di personaggi che attraversano il ponte che dalle istituzioni politiche conduce alle aziende: Benita Ferrero-Waldner (Commissario agli affari esteri nella prima Commissione Barroso e Commissario al Commercio fino al 2010) nel febbraio 2010 è membro del Supervisory Board dell’ assicurazione Munich Re;  McCreevy a maggio 2010 ha ottenuto il via libera per avere un ruolo chiave in Ryanair;  Meglena Kuneva, già Commissario per la tutela dei consumatori, è stata nominata nel board di BNP Paribas.
Per  finire col Derivatives expert group, organo consultivo della Commissione per la definizione dei regolamenti sui contratti atipici, composto da 44 membri di cui 34 provenienti dalla finanza internazionale.
Diventa arduo capire e accettare le soluzioni proposte se tutto promana da un unico ristretto nucleo di personaggi.

Pasquale Esposito

[1] Marco Valsania, “I banchieri sono tornati: 119 miliardi tra bonus e stipendi per i 5 big Usa”, www.ilsole24ore.com, 25 gennaio 2011
[2] Mario Margiocco, “L’America e i suoi buoni maestri”, www.lettera43.it, 10 gennaio 2011; l’articolo presenta una lunga carrellata di opinioni di analisti ed esperti
[3] Angelo Aquaro, “Le banche Usa comprano gli uomini di Obama”,  la Repubblica, 31 dicembre 2010, pag. 33
[4] Mario Margiocco, “Obama sull’orlo del collasso morale”, www.articolo43.it, 13 dicembre 2010; l’articolo ripercorre molte delle opinioni espresse sulle posizioni di Obama a proposito delle assunzioni in economia.
[5] “La lobby della finanza colpisce ancora”, www.sbilanciamoci.info, 18 maggio 2010

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