La crisi non abbandona la Grecia… e nemmeno la Troika

Grecia Bandiera
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I media non parlano più della Grecia e del dramma che i suoi cittadini continuano a vivere e la cui fine non sembra potersi vedere all’orizzonte.
Non è il caso  di attaccarsi al quello 0,6% di crescita del PIL previsto dal Fondo Monetario Internazionale, perché se pure fosse vero non migliorerebbe le condizioni di vita della stragrande maggioranza dei  greci. La ricchezza del paese ellenico, negli ultimi sei anni è precipitata del 23%.

Le proteste continuano su tutti i fronti e con modalità molto diverse. E come potrebbe essere altrimenti. Anche ieri durante una manifestazione contro la disoccupazione ci sono stati feriti e tra questi il parlamentare del Partito comunista (Kke), Haralampos Aggourakis.
Mentre si teneva l’ennesimo incontro con la troika, il 28 febbraio scorso hanno manifestato insegnanti, operatori e altri addetti alle scuole contro i licenziamenti e gli altri tagli previsti per la fine di marzo.

Secondo le analisi fatte dai sindacati greci i redditi dei lavoratori dal 2009 sono diminuiti di circa il 40% e in generale la condizione delle famiglie continua a peggiorare. Una ricerca condotta dall’Istituto per le Piccole Imprese della Confederazione Generale Professionisti, Commercianti e Artigiani ellenici spiega come «una famiglia su tre teme di perdere la propria casa a causa dei debiti accumulati, […]. Nello stesso tempo, 1,4 milioni di famiglie hanno almeno un disoccupato in casa e […] Il 44,3% dei nuclei familiari risulta indebitato con le banche, […]. Inoltre si teme che le recenti misure di austerità che riguardano, tra l’altro, la tassa sugli immobili e il sequestro dei depositi bancari in caso di mancato pagamento delle tasse, creeranno ulteriori difficoltà per le famiglie greche» [1].

La gravità dei numeri la si può leggere meglio se diciamo che il calo della ricchezza è peggiore di quello verificatosi durante la Grande Depressione negli Stati Uniti. Quattro anni addietro la Grecia negoziò con la Troika un doloroso piano di ristrutturazione e austerità che di fatto è diventato parte del problema. Il FMI ha previsto – negli anni 2011, 2012 e 2013 – una ripresa che non si è mai verificata. E se la discesa si arresterà nel 2014, probabilmente sarà dovuta ad alcuni investimenti infrastrutturali e ad una minore austerità, parte del bilancio approvato a dicembre scorso.
Se questo non  si è fatto prima è perché interessi dei grandi istituti finanziari e speculazioni da una parte e una becera ideologia neo-liberista hanno imposto la loro legge.
Questo senza nulla togliere ale responsabilità interne e cioè  delle élite politiche ed economiche che in una mistura di interessi e corruzione hanno devastato il paese. Un caso emblematico è quello raccontato dal New York Times a proposito dei meccanismi  che governavano le spese militari che, per esempio, hanno portato al pagamento dell’ultima tranche alla Thyssen-Krupp nel 2010, in piena crisi, per due sottomarini del valore complessivo di 4 miliardi di euro [2].

Tornando alla Troika possiamo dire che l’atteggiamento non è per nulla cambiato. Le trattative per concedere gli ultimi 10 miliardi di euro di prestiti restano complicate e questo nonostante lo stesso modello economico che accomuna il premier Antonis Samaras e il suo vice Evanghelos Venizelos ai rappresentanti delle istituzioni  europee e mondiali. Sono da sciogliere  i nodi sulla ricapitalizzazione delle banche, sulla parte di avanzo di bilancio che dovrebbe rientrare ai colpiti dalla crisi e sulle misure per una maggiore competitività del sistema. E la Grecia continua a sgretolarsi.
Pasquale Esposito

[1] “Grecia, situazione famiglie continua a peggiorare”, www.asamed.it, 24 gennaio 2014
[2] “Gli inutili sottomarini della Grecia”, www.ilpost.it, 8 febbraio 2014

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