La crisi politica in Portogallo non mette in crisi l’austerità

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Agli inizi di luglio le contemporanee dimissioni dei ministri delle Finanze e degli Esteri, Vítor Gaspar e Paulo Portas, hanno assestato un pesante colpo al governo portoghese di Coelho nato dalla vittoria elettorale del 5 giugno 2011. La coalizione composta dal partito socialdemocratico (Psd, conservatore) e il Cds-Partito popolare (Cds-Pp, destra) di Portas è stata in questo periodo paladina delle scelte della Troika e della loro messa in opera in Portogallo.
Parliamo della sequela di aumenti di imposte, licenziamenti nel pubblico, riduzione di salari e smantellamento dello stato sociale.


Portogallo. Sintra, aprile 2011. Foto Paola Colaneri

Mentre arrivano i rappresentanti economici di UE, BCE e FMI per accertarsi della bontà del piano di rientro dei 78 miliardi (datato 2011), la relazione dell’organo parlamentare Unità tecnica di supporto al bilancio (UTAO) ha appena sostenuto che questa crisi politica «rende più instabili i conti del paese» in presenza di un deficit pubblico che nel primo trimestre è giunto al drammatico 10,4% del PIL: «il peggiore dall’inizio del 2009».
La prima preoccupazione, quindi, è diventata la ricomposizione di una maggioranza, forse un governo di salvezza nazionale, magari con i tre maggiori partiti del paese compreso il Partito socialista ora all’opposizione, così come si augura il presidente della repubblica, Anibal Cavaco Silva. Sempre con lo scopo di mantenere i conti sulla strada di quel 5,5% di disavanzo PIL richiesto dai finanziatori.


Portogallo. Lisbona, Avenida Marginal. Aprile 2011.
Foto Paola Colaneri

In altri tempi questa recrudescenza in un paese europeo avrebbe generato immediatamente forti scossoni, con ulteriori e pesanti richieste di austerità, nei paesi che sono considerati a rischio come la Spagna o l’Italia. Ma tutto ciò non è avvenuto se non in maniera marginale, «probabilmente perché i tempi sono cambiati, sia per effetto degli impegni ormai presi dai paesi “mal messi”, sia, o forse soprattutto, per l’impegno della Banca Centrale Europea a fare “tutto quello che è necessario” per arginare la crisi dei debiti pubblici. […]. La politica monetaria ultra espansiva piace ai mercati finanziari perché da un lato finanzia a basso costo gli acquisti di attività per i portafogli e dall’altro aiuta a gestire il debito pubblico, che ha raggiunto dei livelli elevati ovunque. Come aiuta la gestione del debito? Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna con gli acquisti della Banca Centrale di obbligazioni emesse dal Tesoro, nell’Europa continentale attraverso il finanziamento della Bce alle banche di credito ordinario che lo acquistano» [1].

Al di là dell’arrivo o meno in Portogallo, come in Grecia e in Italia, di un  governo di unità nazionale o tecnico che dir si voglia, è difficile continuare a sostenere che occorre stabilità politica per risolvere problemi che di fatto sono stati ingigantiti da scelte sbagliate e da errori macroscopici.
È del tutto evidente, per esempio, che i tagli complessivi del 2013 per 4,7 miliardi che si aggiungono a quelli del passato non sono serviti a contenere il deficit di bilancio con l’aggravante di aver avviato anche un processo deflattivo. L’economista greco Yanis Varoufakis sostiene che «come in Grecia ed in Irlanda, il Portogallo ha debiti che semplicemente non possono essere coperti. L’Eurozona sta semplicemente facendo finta di occuparsi del problema, ma il prossimo anno dovrà prendere una scelta definitiva: annullare una parte consistente ed ammettere che i debiti non possono essere ripagati con politiche deflazionistiche; o, d’altro lato, estendere le misure d’austerità, continuare a fare finta di niente e trovare il modo di erogare nuovi prestiti al Portogallo» [2].

La ricchezza del paese continua a diminuire con un con un calo del PIL del 2,3% previsto per quest’anno. Mentre il tasso di disoccupazione ha superato il 18% e molti adulti vivono con i genitori, tredicimila alunni portoghesi, figli di poveri, mangiano poco a casa per cui le mense scolastiche stanno cercando di fronteggiare le carenze alimentari anche restando aperte durante le vacanze scolastiche.
Pasquale Esposito

[1] Giorgio Arfaras, “La crisi del Portogallo e i rischi per l’Italia”, temi.repubblica.it
[2] “Portogallo: un caso da manuale”, www.lantidiplomatico.it, 8 luglio 2013

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