La danza dei cigni che non muoiono mai

Veronica Tulli in L’animale di Chiara Bersani
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I cigni non muoiono mai. È proprio vero. Nel nostro immaginario collettivo i cigni continuano a navigare maestosi nelle acque, quasi estranei al mondo che li circonda, animali sacri e suggestivi. Così come suggestivi sono stati i diversi quadri presenti all’interno del progetto Swans never die.

Camilla Monga nel balletto Swaën.
Camilla Monga in Swaën. Foto Andrea Macchia

In apertura Camilla Monga con il suo Swaën accompagnata dai musicisti Filippo Vignato e Emanuele Maniscalco. La ballerina e coreografa disegnava l’aria con gesti perfetti che evocavano piumaggi e movimenti dei bianchi cigni, mentre la musica imitava versi e rumori degli stessi animali. Ma più che un’imitazione si trattava di una immersione in un modo onirico e da fiaba.

Commovente l’interpretazione di Veronica Tulli per il progetto L’animale di Chiara Bersani. L’artista è stata accompagnata sul palco tenuta in braccio da un’assistente e adagiata con delicatezza su un podio. Con quel semplice gesto sembrava rievocare la deposizione del Cristo. Gesto semplice ma nello stesso tempo potente. Alla domanda se fosse stato un espediente, cercato per creare una drammaturgia volontaria e intenzionale, o semplicemente un modo per superare un limite fisico, Veronica Tulli, simpatica e solare, ha risposto che era un modo per dare continuità allo spettacolo, senza creare interruzioni, senza entrare in scena in carrozzina. Espediente che dal punto di vista scenografico non avrebbe funzionato.

Veronica Tulli in L’animale di Chiara Bersani
Veronica Tulli in L’animale di Chiara Bersani. Foto Lorenza Daverio

Veronica Tulli si è presentata in tutta la sua potenza espressiva, vestito nero in cui gli strass risplendevano nel gioco di luci della sala, il corpo istoriato di splendidi tatuaggi. Al protendersi delle braccia e delle dita dell’artista piumaggi e movimenti sembravano aprirsi sulla scena. La sua voce ferma, calda, potente ha fatto vivere momenti d’intensa emozione, in grado di trascinare dentro il suo mondo intonando versi gutturali e melodie che ricordavano le splendide interpretazioni di Enja. Con Veronica Tulli piumaggi e movimenti sembravano presentarsi sulla scena in un iper realismo magico, capace di mettere il pubblico in contato con una realtà richiamata da un’interpretazione raffinata.

Sono stato definitivamente conquistato dalla coreografia di Philippe Kratz e dal suo Open Drift, In scena Antonio Tafuni e Nagga Baldini. Come non innamorarsi di questi due artisti? Con loro sono passato direttamente da una sorta di iper realismo magico al surrealismo più spinto, in cui gesti movimenti, creavano una tale tensione drammaturgica sulla scena che si comunicava immediatamente, per contagio, al pubblico.
I due giovani artisti, ben assortiti sulla scena e tecnicamente pregevoli, esprimevano padronanza degli strumenti artistici e grande affiatamento. Nagga Baldini con le sue radici etiope sembrava una maschera sacra africana, con uno sguardo luminoso e un corpo flessuoso, in grado di assumere posture che sembravano fare a pugni con una normale fisiologia del corpo. Ma che catturavano per la capacità di controllo, e di far assumere al corpo le posizioni più disparate, lontane da quello che è il mondo di noi comuni mortali. Qualità questa peraltro condivisa insieme ad Antonio Tafuni.

Antonio Tafuni e Nagga Baldini in Open drift
Antonio Tafuni e Nagga Baldini in Open Drift

Ma quanti anni ci vogliono per raggiungere questa bellezza? Diciannove anni Nagga e ventuno Tafuni è dai loro dieci anni che lavorano sul corpo, sulla loro arte. Straordinari. Mi auguro di rivedervi al più presto.

Virna Toppi mi ha poi trascinato in un altro mondo, nel suo mondo, con l’interpretazione classica di La morte del cigno. Di lei non posso far altro che dire: era un cigno. Flessuosa, elegante, padrona della sua arte, entra danzando sulle punte per arrivare a rappresentare in tutta la sua maestosità un cigno bianco che domina la scena. La sua interpretazione dura pochi minuti, ma sono minuti che lasciano il segno.

Virna Toppi
Virna Toppi foto Marie-Laure Briane

Ben calibrata e ben scelta la scelta degli interpreti di Swans never die. Talmente accurata che uno degli elementi che più impressiona di questo spettacolo è proprio la coralità e la capacità di creare un ensemble partendo da esperienze artistiche e interpretazioni così diverse. Meno bene purtroppo l’accessibilità che in molti luoghi ancora rimane un’ipotesi e non una concretezza. Avremmo preferito non concludere con queste poche righe ma ci saremo sottratti a un nostro dovere. Sottolineare i luoghi che fanno dell’accessibilità una necessità è un valore civico. Così come lo è indicare i luoghi che avvertono meno questa necessità.

Gianfranco Falcone

Teatro Out Off – Milano
30 aprile 2022
V edizione di FOG Triennale Milano Performing Arts
progetto Swans never die

Swaën
coreografia, danza: Camilla Monga
musica: Filippo Vignato, Emanuele Maniscalco
disegno luci, allestimento scenico: Camilla Monga
consulenza tecnica: Walter Ballini
coproduzione: Associazione Culturale VAN
L’Animale
di: Chiara Bersani
con: Veronica Tulli
scena, luce: Valeria Foti
con la collaborazione: Richard Gargiulo, Sergio Seghettini
drammaturgia vocale: Francesca Della Monica
accompagnamento alla drammaturgia: Giulia Traversi
accompagnamento alla creazione: Marco D’Agostin, Elena Giannotti
promozione, cura: Giulia Traversi
supporto al processo creativo: Federica Della Pozza
logistica, organizzazione: Eleonora Cavallo
amministrazione: Chiara Fava
Open Drift
coreografia, luci, costumi: Philippe Kratz
performer: Antonio Tafuni, Nagga Baldina
musica: Borderline Order
La morte del cigno
di Marius Petipa
con: Virna Toppi

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