Diffusione della variante Omicron: allarmismo, precauzione e vaccini proteici

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Non sappiamo se l’OMS abbia saltato, per Omicron, un paio di lettere dell’alfabeto greco che distinguono le varianti del Sars Cov-2 nel tentativo di consumarle presto tutte e con questo guadagnare anche la conclusione delle devastazioni pandemiche. Molto più facilmente le due lettere Nu e Xi sono state saltate per evitare confusioni con il termine nuovo in inglese (new che si pronuncia niù) nel caso di Nu e quasi certamente per “non mancare di rispetto” al capo di stato Cinese attribuendo XI ( csì) alla variante sudafricana. È molto probabile che sarebbe stata vista come sconveniente tale denominazione se abbinata ad una causa di così grave preoccupazione che speriamo non diventi devastazione.

Ad ogni buon conto i motivi di preoccupazione che ci angustiano in questo momento sono ben lontani dall’essere definitivamente confermati. Ne siamo ancora distanti e servirà almeno tutta la successiva settimana di studi per ottenere le risposte che ci necessitano. Circostanze sulle quali riflettere e valutare con preoccupazione però ve ne sono. La prima che balza agli occhi è che la risposta degli Stati è stata orientata, con grande utilizzo del principio di precauzione, ad attivare misure, quelle dei blocchi dei voli dal Sudafrica soprattutto, che indicano una severa considerazione del pericolo che causerà risvolti economici pesanti in quel paese. Del resto sono restrizioni che si impongono per evitare che i risultati positivi conseguiti, non vengano dispersi a causa di disposizioni erogate in ritardo. Oltre questo bisogna dire che questa volta il virus, sempre a causa della nostra complicità che ha ritardato la consegna di oltre un miliardo di dosi che avrebbero dovuto raggiungere gli africani, si è adattato con una variante che ha caratteristiche che devono essere seriamente considerate.

La Scienza con i suoi studi in atto dovrà dire se Omicron é più contagiosa, virulenta e letale della Delta della quale stiamo ancora subendo gli effetti, ma soprattutto se e quanto bucherà i vaccini di cui si dispone in questo momento.
La B.1.1.529, poi diventata Omicron, nasce in Sudafrica e mostra ben 32 mutazioni sulla proteina Spike [1] rispetto alla forma originaria. Un numero elevatissimo, mai riscontrato in precedenza e pure manifestatosi con gran velocità che dovrebbero cambiare le caratteristiche sia in termini di contagiosità della variante che anche della sensibilità alla risposta anticorpale. Non bisogna però non tener conto che si parla di luoghi con significative basse vaccinazioni dove la variante si è sviluppata.
Gli anticorpi che i vaccinati hanno sviluppato attualmente verso la Spike del virus mostrano attenzione verso quattro regioni diverse della proteina di attacco tra la parete virale e cellulare. La Omicron risulta avere mutazioni in tutte e quattro le regioni cosa che, evidentemente, lascia preoccupare circa la possibilità che gli anticorpi che abbiamo non riconoscano le forme del virus così mutate. Appare molto chiaro intanto che alcuni anticorpi monoclonali sviluppati dall’industria, nel tentativo di ostacolare terapeuticamente la Covid in fase iniziale, non rispondano nel caso di infezione da Omicron. Per quanto riguarda la possibile aumentata contagiosità circolano i primi riferimenti sul passaggio in poco più di due settimane dall’aumento dell’1% al 30%  nelle zone del Gauteng sudafricano, regione dalla quale si ipotizza l’origine di questa nuova variante. In quei luoghi la Omicron avrebbe soppiantato la Delta fino al 90% ed in poco tempo. Anche su questi dati la Scienza dovrà, attraverso le sue organizzazioni, dare conferme.
Un’altra ipotesi che viene valutata circa l’origine è che si sia trattato di un caso, in una popolazione a bassissima incidenza di vaccinazione, con tanti immunodepressi da contagio HIV, che hanno permesso al virus di selezionare repliche genomiche con errori in gran quantità. Da uno o dalla concomitanza di più errori si ipotizza si sia generata Omicron.

Restiamo tutti nell’attesa di conferme, soprattutto di quella diffusa subito dagli scienziati sudafricani secondo la quale la nuova variante Omicron riesca solo ad abbassare gli effetti benefici dei vaccini ma non ad annullarli, cosa che comunque, anche questa, deve essere verificata. Altra buona notizia è giunta sempre dal Sudafrica quando il presidente dell’Ordine dei Medici di quella nazione, la dott.ssa Angelique Coetze, ha dichiarato che non sono apparsi nei nuovi contagi sintomi seri [2]. La nuova variante avrebbe responsabilità per una  sintomatologia molto lieve  che non darebbe più la anosmia e ageusia, perdita o riduzione di olfatto e/o gusto. Ha anche però aggiunto che i portatori di patologie, gli anziani, soprattutto se non vaccinati, si assumerebbero, rischi enormi.

Al momento il contagiato italiano sotto osservazione insieme alla sua famiglia è un dirigente di azienda con interessi in Mozambico. Starebbe bene, seppur affetto da sintomatologia per lui e per i suoi molto blanda [3]. L’ipotesi è che comunque le due dosi di vaccino alle quali si è sottoposto come la sua famiglia stiano facendo il loro lavoro. Arriva anche da parte della World Health Organization ( WHO o anche OMS) la classificazione di Omicron come Variant of Concern (VOC) includendola cioè tra le più pericolose [4].

Nel frattempo trascorreranno i giorni per sequenziare i nuovi casi che hanno già mostrato come la Omicron sia presente in Europa e da noi. Già molte le nazioni in cui è stata rilevata. Impiegheremo questo tempo, si spera, anche nell’usare quel miliardo e passa di vaccini giacenti nei frigoriferi e colpevolmente non consegnati in Africa come ampiamente supposto e sollecitato. Si spera che comunque servano e non scadano per dare una immunità che comunque si confermerebbe di una utilità troppo preziosa. Ne serviranno comunque altri 100 di giorni per avere vaccini completamente efficaci contro questa ultima variante, questo è il tempo necessario dichiarato dalle aziende produttrici.

Speriamo siano bastate anche queste ultime settimane del quarto trimestre dell’anno, come schedulato, per rilasciare le autorizzazioni ai nuovi vaccini attesi ormai da troppo tempo, quelli proteici a nano particelle che danno effetti collaterali molto blandi ed una copertura completa forse anche adatta all’addomesticamento un poco più che parziale della Omicron. Lo si attende come conferma delle supposizioni formulate sul vaccino Novavax, nato a Gaithersburg nel Maryland dove ha sede l’azienda che lo ha realizzato, avente sigla NVX-CoV2373 e poi registrato come Covovax dopo l’accordo produttivo su larghissima scala con il Serum Institute of India, essendo stato testato nei lavori di sperimentazione di Fase 2 e 3 anche nel Sudafrica. Allora si pensò di valutarne l’efficacia sugli immunodepressi colpiti da AIDS, e si spera, più che si ipotizzi, che da allora possa essere stato aggiornato, come si dichiarò all’epoca, in modo da ottenere una maggiore copertura, seppur parziale, verso le varianti presenti allora in quelle regioni. Al momento solo Indonesia e Filippine hanno approvato Covovax mentre si attende analoga disposizione da OMS, Corea del Sud, Canada, Europa, Usa (dove però FDA non ha ricevuto ancora i documenti completi), Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Australia. Serve, pare sia evidente, una severa accelerazione a tutto quanto necessario sempre conservando i criteri di sicurezza che ci siamo dati.
Emidio Maria Di Loreto

[1] La Spike, o proteina Spike, è una struttura glicoproteica che può essere immaginata, semplificando, come un punzone che fuoriesce dal capside virale lipidico, l’involucro del virus. Essa ha la funzione di legarsi al recettore della parete cellulare, l’Ace-2 nel caso del Sars Cov-2, che usa come porta di ingresso per introdurvi il genoma virale. Sfruttando i meccanismi cellulari di cui il virus non è dotato, esso potrà replicare e perpetuarsi in altri analoghe infinite replicazioni quando il prodotto rilasciato infetterà altre cellule nello stesso oppure in altri soggetti.
[2] https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2021/11/28/presidente-medici-sudafrica-omicron-da-sintomi-lievi_ea199551-d49b-4320-8fd2-667653582cf5.html
[3] https://www.adnkronos.com/variante-omicron-italia-in-campania-primo-caso-sintomi-lievi_3etUiaZWi2rtSj9EQ9VzYy
[4] https://www.who.int/news/item/26-11-2021-classification-of-omicron-(b.1.1.529)-sars-cov-2-variant-of-concern

 

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