La donna che canta. Un inno alla pace ed un’esortazione alla resistenza

una donna che canta Villeneuve
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La morte non è mai la fine di una storia, rimangono sempre delle tracce”. Ed è proprio seguendo le tracce della madre – labili, incerte, confuse – che Jeanne, una matematica canadese di origini libanesi, torna nella terra natia e dà avvio alla ricerca del padre, che credeva morto, e di un fratello di cui ignorava l’esistenza. Tracce di eventi lontani nel tempo – geograficamente distanti, appartenuti ad una vita precedente, eppure così dolorosamente presenti e pervasivi – gradualmente ritornano a galla. La luttuosa, lacerante vicenda di Nawal, la donna che canta, prende forma.

la donna che canta villneuve

Dalle sue ultime volontà, raccolte dal notaio Lebel, fissate nelle disposizioni testamentarie che questi legge ai figli di lei, i gemelli Jeanne e Simon, emerge una verità inquietante che ne stravolgerà le vite. A loro, la madre lascia il più gravoso dei compiti: ripercorrere a ritroso il cammino della sua tormentata esistenza per portare finalmente a compimento la promessa fatta diversi anni prima. Simon in un primo momento si fa da parte; poi, quando apprende da Jeanne le sconvolgenti verità che cominciano ad affiorare, la raggiunge in Medio Oriente e prosegue con lei le ricerche del padre, mai conosciuto, e del fantomatico fratello.

la donna che canta

Villeneuve, sullo sfondo degli scontri tra cristiani e musulmani durante la guerra civile libanese della metà degli anni ’70 e degli atroci massacri che ne sono seguiti, costruisce un pezzo alla volta, con meticolosità e crudezza, sobrietà ed equilibrio, una storia che diventa sempre più angosciante man mano che nuovi tasselli vi si aggiungono. Tesse una trama inesorabile che, attraverso un crescendo di ricordi e testimonianze, arriva a delineare uno scenario lancinante. La tensione è costante, implacabile, estenuante; la verità viene a galla lentamente, ma in tutta la sua spaventosa drammaticità. Con durezza, ma senza indulgere nei dettagli raccapriccianti delle brutalità perpetrate dalle parti, senza speculare sul dolore delle vittime né indagare sulle responsabilità dei colpevoli, Villeneuve mette in scena un inno alla pace ed un’esortazione alla resistenza al tempo stesso. Un grido disperato di dolore che si solleva da un’umanità violata, abbrutita dall’odio, sovvertita nel proprio genuino e spontaneo slancio vitale dai conflitti interetnici. Un grido che assume la forma di un canto sordo, cupo, distorto. Un canto intonato per non morire, per non impazzire, per non lasciarsi piegare all’indifferenza ed alla rassegnazione.

la donna che canta (2)

L’uomo uccide se stesso, tradisce la sua natura. “Uno più uno non può fare uno”, dirà Simon, incredulo e sgomento, quando finalmente il quadro sarà ricomposto. Ma è proprio questa la regola spietata della guerra: chi uccide il suo nemico uccide anche una parte di sé e muore a sua volta.

Gianfranco Raffaeli

Scheda del film

Titolo originale: Incendies Genere: Drammatico Origine/Anno: Canada – 2010 – Regia: Denis Villeneuve – Sceneggiatura: Wajdi Mouawad, Valérie Beaugrand-Champagne – Interpreti: Lubna Azabal, Mélissa Désormeaux-Poulin, Maxim Gaudette, Rémy Girard, Abdelghafour Elaaziz, Allen Altman, Mohamed Majd, Baya Belal – Montaggio: Monique Dartonne – Fotografia: André Turpin Musiche: Grégoire Hetzel Giudizio: 8 ½

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