La donna per me di Marco Martani

Andrea Arcangeli e Alessandra Mastronardi in La dinna per me
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Cosa potrebbe accadere alla mia vita e soprattutto a me stesso, se mi trovassi a dover rivivere sempre lo stesso giorno. Questa è la domanda che è alla base del film che Marco Martani, tornato alla regia, a distanza di 14 anni dal suo, ben diverso, Cemento armato – e dopo aver firmato numerosi copioni per film di successo, ad iniziare da quelli di Neri Parenti e di Fausto Brizzi, nonché di La mafia uccide solo d’estate, Se Dio vuole e Calibro 9, solo per citare alcuni nomi e titoli – ha sceneggiato insieme ad Eleonora Ceci, affidandone i personaggi principali a Andrea Arcangeli ed Alessandra Mastronardi, rispettivamente Andrea e Laura, i due giovani fidanzati che, da conviventi sono attesi, soltanto la mattina dopo, per celebrare, finalmente, il proprio matrimonio.

Una domanda, quella che affronta La donna per me che ha illustri ascendenti – da Groundhog Day – Il giorno della marmotta, il mitico film del 1993 diretto da Harold Ramis e interpretato da Bill Murray e Andie MacDowell (distribuito in Italia con il titolo, assai più prosaico, di “Ricomincio da capo”) e, più ancora, da “Sliding doors”, pellicola del 1997 di Peter Howitt, con Gwyneth Paltrow, John Hannah e John Lynch.
A questa domanda Martani risponde mantenendo una piega garbatamente sentimentale, pur senza rinunciare a momenti di ironia affidati soprattutto alle caratteristiche degli altri coprotagonisti de film, la brigata di amici di Andrea, cui offrono i volti e le ben note caratteristiche non soltanto Stefano Fresi, il neo David di Donatello Edoardo Scarpetta e Cristiano Caccamo, ma anche un Francesco Gabbani, per la prima volta dietro una macchina da presa di un vero film e non solo dell’ennesimo videoclip musicale.

La tram del film è, a suo modo, semplice: Andrea, che deve sposarsi il giorno dopo con Laura, rincasa dopo la festa del celibato trascorsa con i suoi amici del cuore e nella quale ha loro confessato quelle ultime incertezze che molti di noi hanno vissuto prima di un avvenimento così significativo della propria via. Al mattino, quando risuona la sveglia, un Andrea trasformato, con i capelli lunghi e in un appartamento che solo vagamente gli è familiare, ritrova con sé, nel letto, una delle ragazze che aveva adocchiato durante la festa di addio al celibato e scopre che non il matrimonio, ma una diversa vita lo attende, in cui sarà costretto, volta a volta, a vestire i panni di un aspirante professionista in cerca di carriera grazie alle entrature del padre della propria compagna, un avvocato che s vanta di aver fatto assolvere il maneggione che avrebbe avuto mille motivi per rimanere in carcere; in quelli di un cantante trapper di successo, con tanto di treccine e tatuaggi;, in quelli di testimone di nozze del suo datore di lavoro, arrivista, maschilista e superficiale, ma che, a differenza di lui, sembra che Laura sia davvero riuscito a portarla all’altare.
Ed in tutti gli episodi rispunta Laura, anch’essa in vesti diverse – dall’ambientalista che difende i deboli dalla rapacità dell’avvocato, futuro suocero di Andrea e complice dei maneggioni, alla mamma con figlio e banchetto al mercatino dell’artigianato, fino alla sposa dapprima felice e poi consapevole che con quel matrimonio sta anch’essa sprecando la sua vita – ma mantenendo sempre, agli occhi dei diversi Andrea che si troveranno a reincontrarla, le tante virtù che avevano giustificato la scelta di vivere insieme con lei e quel matrimonio che avrebbe definitivamente consacrato la loro unione.

La donna per me

In fondo la differenza con il Bill Murray del Giorno della Marmotta sta proprio qui: mentre nel film americano il protagonista è ben felice di vivere ogni giorno una nuova vita ed anzi, conoscendo in anticipo come andrà a finire, approfittarne per godersela alla grande, ne La donna per me, Andrea vive ogni volta la sua “nuova vita” con un senso di inappagatezza e vorrebbe ritrovare la sua vera vita, quella di ieri, con quella Laura di cui ha dubitato per una sera di essere innamorato, ma che gli manca sempre di più.
E certo, come nel film di Harold Ramis, è alla donna che è affidato il compito di pietra di paragone e di ancora di salvezza, capace di sconfiggere il “maleficio” e di liberare il proprio amato bene dal loop temporale, riportandolo, infine, alla vita reale ed alla felicità.

Certo, rispetto al film di Martani e della sua co-sceneggiatrice, Eleonora Ceci, il Peter Howitt, regista di Sliding Room”, è meno propenso ai finali zuccherosi e più attento a lasciare il dubbio che quanto è accaduto ad Helen possa di nuovo accadere e comunque non possa che impedire per sempre il semplice e tranquillo ritorno ad un felice passato, ma non va dimenticato che proprio Martani, nella conferenza stampa di presentazione del suo film, affermi come “Il sottotesto è di non snaturarsi mai, oltre a essere una scusa per raccontare tante piccole cose che rendono vera una storia. Anche questa, nella quale c’è anche il dolore, non solo situazioni da ridere. Molti elementi che giustificano il senso di liberazione finale del protagonista, ancora più importante in questo momento storico”. E, continua il regista, declinando il senso del film e della sua poetica: “La donna per me….. un po’ si ricollega al compito che abbiamo nei confronti dello spettatore, che uscendo dal cinema spero abbia quel senso di benessere, la sensazione di stare bene, di scoprirsi in pace con il mondo che ci circonda”.

Due note, infine, su due aspetti che la conferenza stampa di presentazione del film ha messo in evidenza.
La prima: la Mastronardi, nel suo intervento ha, non per caso, parlato di una storia che ben si adatta ai tempi del “Multiverso” e questo non può non far pensare alle potenzialità dell’intelligenza artificiale, del digitale alle sue massime espressioni ed i grandi cinecomic Marvel. Ebbene, proprio Martani conferma di aver venduto i diritti di un suo romanzo ai fratelli Anthony e Joe Russo di Avengers e Captain America.
Li hanno comprati per farne una serie su Netflix, e so che ora ci stanno lavorando anche quelli della serie Stranger Things. Io sono un nerd, conosco benissimo quel mondo – ammette Martani. – I film di quell’universo hanno però una complessità che non è fine a se stessa; come nel mio film aiuta a valorizzare meglio quel che vuoi raccontare, i questo caso i sentimenti. C’è un lavoro di scrittura molto complesso, ma la semplicità apparente del risultato finale è frutto di un grandissimo lavoro. Come anche quello che c’è dietro i baracconi della Marvel”.
La seconda: Francesco Gabbani, il vero neofita del film, si rivela assolutamente all’altezza della nuova esperienza. Scelto perché, come ha ricordato Martani, sua figlia Eleonora era pazza del video di Viceversa, in cui Francesco è inquadrato in primo piano e fa per tutto il tempo una gamma di espressioni diverse. “Eleonora ha notato quell’espressività e ha suggerito di provarlo al cinema”.
Gabbani ha confessato, “Sto vivendo le proposte che mi vengono fatte con l’entusiasmo del principiante”.
“Sul set di questo film mi sono sentito come un bambino in un parco giochi. È stato davvero piacevole, una bella prima esperienza, e mi son detto che se il cinema fosse fatto sempre così vorrei continuare: soprattutto per l’aspetto umano. Sul set mi sono reso conto di quanto gli attori bravi siano bravi davvero: perché è difficile essere controllatamene spontanei. Ci vuole un approccio quasi intellettuale. Dato che il mio personaggio è quello di un musicista, mi è stato utile il ricordo di quella fase della mia carriera che è venuta prima di essere famoso, quando suonavo nei piccoli locali“.
Mauro Sarrecchia

locandina la donna per meLa donna per me
titolo internazionale: She’s The One
paese: Italia
rivenditore estero: True Colours
anno: 2022
genere: fiction
regia: Marco Martani
durata: 103′
data di uscita: IT 4/04/2022
sceneggiatura: Marco Martani, Eleonora Ceci
cast: Andrea Arcangeli, Alessandra Mastronardi, Stefano Fresi,
Cristiano Caccamo, Eduardo Scarpetta, Francesco Gabbani,
Massimo Wertmüller, Giuseppe Cederna, Pamela Villoresi,
Francesca Agostini
fotografia: Maurizio Calvesi
montaggio: Luciana Pandolfelli
scenografia: Enrico Serafini
costumi: Ornella Campanale, Marina Campanale
musica: Francesco Cerasi
produttore: Andrea Occhipinti
produzione: Lucky Red, RAI Cinema
distributori: Lucky Red

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