La Foja di vivere il rock

foja na storia nova
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I Foja nascono nel 2006 dall’unione di quattro musicisti napoletani. Dal 2007 al 2009 suonano in giro per l’Italia, collaborano con musicisti del calibro di Enzo Gragnaniello e band come Bisca. Aprono il concerto di Eugenio Bennato.

Foja 13

Nel 2011 pubblicano il loro primo disco Na storia Nova. Il singolo O sciore e o’ Viento viene rappresentato in un video realizzato da Alessandro Rak, noto fumettista italiano e regista del film pluripremiato per L’arte della felicità.
Aprono ai concerti di Almamegretta, Subsonica e Manu Chao.
Nel 2013 presentano il secondo disco Dimane torna o sole con brani ancora una volta pieni di grinta e con tante collaborazioni artistiche come Francesco Di Bella e Gnut. Il brano A malia viene scelto per la colonna sonora del film di animazione di Alessandro Rak.
A gennaio di quest’anno hanno presentato il videoclip Che m’he fatto (pubblicato su Youtube). Il brano suonato è un estratto del vinile intitolato Astrigneme cchiù forte che raccoglie singoli o versioni inedite di brani della tradizione napoletana. I Foja reinterpretano, in maniera magistrale, un pezzo degli Showmen band capitanata da Mario Musella alla voce e James Senese al sax che negli 70 fu la genesi del Neapolitan Power. Il video è stato girato negli storici studi della Phonotype di Napoli [1] .

La loro musica fonde il sound del rock migliore con elementi classici della musica tradizionale napoletana, miscelando così modernità e tradizione creando un folk-rock estremamente piacevole e coinvolgente. Il gruppo è formato da Dario Sansone (autore e voce), Ennio Frongillo (chitarra), Gianni Schiattarella (batteria) e Giuliano Falcone (basso). Con l’ultimo album, si aggiunge Luigi Scialdone (chitarra, mandolino e ukulele, cori)

Non a caso questa band napoletana si chiama Foja che nella lingua napoletana significa “foga”. Quest’ultima si percepisce chiaramente quando sono sul palco, quando ad un certo punto non riesci a capire se la foga è di fronte a te o dietro di te, quando come per magia la loro musica ti suona dentro ed allora capisci che è proprio lì dove deve stare. La band ti coinvolge fin dai primi brani. La presenza del leader Dario Sansone alla voce e chitarra è determinante per esprimere al massimo l’essenza della musica dei Foja. Suona la chitarra deciso e canta con toni possenti e sicuri, il suo capo come il suo corpo sono spesso rivolti in avanti come chi è pronto ad abbracciare qualcuno.

È chiaro l’intento, cercare il contatto. Lo si capisce anche dai loro testi, tutti rigorosamente in lingua napoletana. È una scelta ben precisa, come hanno più volte ribadito, è un punto di forza, il modo più onesto che hanno per comunicare. D’altronde quando nel corso della vita hai gioito ascoltando le parole amorevoli di una madre, dichiarando i tuoi sentimenti alla tua donna ma hai anche sofferto, litigato, sbraitato sempre e solo in napoletano allora risulta facilmente comprensibile che il modo migliore di comunicare i tuoi messaggi attraverso la musica è solo utilizzando la propria lingua. Per essere più diretti, per essere più veri.
Di tutto questo e di altro ne abbiamo parlato con Dario Sansone.

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Con i Foja ed altri artisti (citiamo Gnut) si definisce la nuova generazione del Neapolitan Power. Cosa vi distingue dalle precedenti?
Probabilmente le differenze stanno in primis nell’etereogenerità della nostra musica, ognuno ha la propria storia e il proprio sound, comunichiamo molto tra noi miscelando le nostre differenze, poi veniamo da esperienze decennali in cui si stentava a proporre la propria musica, il Neapolitan power degli anni 70/80 partì a razzo riuscendo a conquistare subito delle scene importanti, noi dobbiamo ancora faticare molto e farci strada in un mercato, quello musicale, oramai morto ma dove per fortuna la musica e le canzoni hanno ancora un valore.

Nelle vostre esibizioni live proponete il brano “Che m’he fatto” dei “The Showmen”, la storica band napoletana capitanata da Mario Musella e James Senese. Perchè la scelta di questo brano e cosa rappresenta per voi la musica degli “The Showmen”?
Abbiamo inciso questa canzone in un vinile uscito nel dicembre del 2014, ci sembrava giusto rendere omaggio a quelli che reputiamo “parenti” musicali, una band che ha saputo miscelare tradizione e modernità, sentiamo forte una linea di sangue che parte da Carosone e arriva fino a noi.

L’anno scorso avete avuto un calendario fitto di concerti soprattutto nel Sud. Attualmente siete in giro per un tour che toccherà anche le città di Roma e Bologna. C’è il rischio di avere un atteggiamento diverso sul palco davanti un pubblico che non è meridionale?
Crediamo nella sincerità della nostra musica e cerchiamo di rimanere coerenti, questo si riflette anche nelle nostre esibizioni che mantengono sempre una spontaneità di base. Per noi cantare nella nostra lingua non è un limite ma una forza con cui riusciamo ad esprimerci al meglio.

Nella vostra musica si intrecciano magistralmente vari generi. Avete mai pensato di rilanciare e proporvi anche fuori dall’Italia, ad esempio in Francia o Spagna, dove le contaminazioni sono molto apprezzate?
Abbiamo suonato a Parigi e Barcellona e le sensazioni sono state favolose, il pubblico è attento e la musica non ha codici, si ascolta con il cuore non con la testa.

In alcuni brani dell’ album “Dimane torna ‘o sole” partecipano vari artisti. Con chi, tra questi, è stato più divertente interagire e perché?
In generale tutte le collaborazioni sono state spontanee e dettate dalla stima e dall’amicizia, per noi scambiare le esperienze è fondamentale, ognuno ha una storia e un sound e miscelarlo con il nostro è una magia da cui trarre insegnamento, sarebbe riduttivo citare solo una collaborazione.

Considero il brano “Nun te scurdà ‘e chi vene” una meravigliosa canzone d’amore. Un poesia che si abbandona nelle braccia della musica che l’accompagna. Come nasce ed a chi è dedicata?
È una canzone nata di notte,un omaggio alla mia compagna che mi sta accanto, e solo lei può sapere quanto è difficile vivere con me, ma in generale è un invito a guardarsi accanto e non dimenticare che nella vita gli incontri possono migliorare le esistenze.

Con il singolo “A’malia”, siete presenti nella colonna sonora del film “L’arte della felicità” di Alessandro Rak. Ci raccontate questa storia?
Con Alessandro c’è una collaborazione che parte da lontano. Io e lui siamo colleghi e collaboratori da tanti anni ed anch’io ho lavorato al film in prima persona in qualità di aiuto regia e storyboarder. Durante la lavorazione del film Alessandro ascoltò il provino di ‘A malìa e decise di inserirlo nel film modificando un intera scena, laddove la canzone aveva suggerito una nuova suggestione.

Il progetto Foja nasce ufficialmente nel 2006, ma il primo album “‘Na storia Nova” esce nel 2011. Cosa è successo nei cinque anni?
È stato un momento fondamentale per capire chi fossimo, quale strada intraprendere e quale sound dare alla band. Abbiamo avuto anche vari cambi di line-up e la produzione di un EP autoprodotto che ha dato il via alla lavorazione del nostro primo disco. Ma la cosa fondamentale è che siamo una band nata sul palco e fatta per il palco, dalle nostre origini abbiamo sempre suonato ovunque fosse stato possibile perchè il momento più vero per comunicare in musica è l’esibizione dal vivo dove puoi incrociare lo sguardo e l’anima con il pubblico.

Vivere facendo musica in Italia, qual è la vostra opinione in proposito e cosa pensate dei talent show?
Sicuramente la situazione è abbastanza complessa in questo momento dove l’industria musicale è alla frutta e le poche produzioni che emergono a livello mainstream provengono dai talent. Il problema è che i progetti provenienti dai talent show spesso perdono passaggi fondamentali per la carriera di un artista bruciando le tappe. Per il resto sono dell’idea che se una canzone è buona e fa stare bene la gente poco importa da dove provenga. La cosa triste è che spesso quello che manca alle realtà indipendenti è la possibilità di far emergere la propria musica a livello più ampio per assenza di spazi adatti ad una larga divulgazione.

Vi chiederei quali sono i vostri progetti futuri ma sarei più curioso di sapere qual è, per voi, il senso della parola “futuro”.
Il futuro è qualcosa frutto del nostro passato e del nostro presente. ci piace pensare che le cose vengano naturalmente dal nostro lavoro e dalla nostra passione. A settembre chiuderemo il tour che oramai dura da 2 anni e cominceremo a lavorare al nostro terzo disco.
Valerio Tirri

ALBUM
“’Na storia nova”,
etichetta Full Heads/Materia Principale, che giunge alla terza ristampa e si avvale della produzione artistica di Fabrizio Fedele (Osanna)
Dimane torna ‘o sole
etichetta Full Heads/MAD Entertainment. Produzione artistica: Claudio Domestico (Gnut) e Foja. Anno 2013
Foja Live 24/02/2012
ep digitale con l’etichetta Full Heads. Anno 2012

 

[1] da Wikipedia, “Fondata nel 1901 a Napoli da Raffaele Esposito con la denominazione Società Fonografica Napoletana (il nome attuale verrà adottato nel 1918), è stata la prima casa discografica nata in Italia, e tra le prime al mondo ad avere uno stabilimento autonomo per la fabbricazione di dischi

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