La geografia della povertà nella Gran Bretagna della finanza sempre più forte

Regno Unito Gran Bretagna Londra royal exchange
history 5 minuti di lettura

Gli italiani, e non solo, che possono concedersi una vacanza in Gran Bretagna trascorrono buona parte del loro tempo a Londra. E a Londra dedicano quasi esclusivamente alle aree più note, quelle di modernissime soluzioni architettoniche e di vecchi e gloriosi esempi delle istituzioni imperiali, quelle dello shopping e quelle della cultura così spesso esaltata per il modo in cui è presentata e gestita. E così se si scambiano due chiacchiere l’Inghilterra diventa il paese in cui tutto funziona, dove le opportunità di lavoro sono enormi per chi semplicemente voglia pagarsi gli studi o per chi vuole fare ricerche, dove tutti hanno buone opportunità. Ma questa non è l’Inghilterra.

Gran Bretagna Londra
Londra. 2011. Foto Maurizio Stanziano

 

In questi giorni sono stati sciorinati una serie di indicatori economici che hanno fatto dichiarare chiuso il capitolo crisi. La produzione industriale britannica, su base annuale, ad ottobre evidenzia una crescita del 3,2% dal +2,2% della precedente rilevazione. Il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, in occasione della presentazione delle stime ufficiali, ha inoltre sottolineato il balzo in avanti che hanno fatto le stime del Prodotto interno lordo per il 2013 che passa dalla stima dell’0,6% all’1,4%, così come il Pil del 2014 dovrebbe aumentare del 2,4% rispetto al  previsto 1,8%.
Alla rilevazione di ottobre buone nuove anche dal settore immobiliare dove si registra il decimo mese consecutivo di rialzo dei prezzi e, per la prima volta, questo aumento ha riguardato tutte le regioni del paese.
Anche la disoccupazione in Gran Bretagna fa passi  indietro secondo l’ultimo rapporto della Bank Of England il tasso dei disoccupati può scendere sotto il 7% prima del 2016 previsto.

Gran Bretagna Londra
Londra. 2011. Foto Maurizio Stanziano

Peccato che tutte queste cifre non dicano la verità sulla condizione della popolazione. Secondo l’ultimo «Political Monitor» della Ipsos-Mori la «metà dei britannici pensa che la svolta dell’economia non abbia alcun impatto sulla loro vita (48%). Solo uno su sette (14%) dice di aver avuto un riscontro molto positivo. Il 77% valuta che il prossimo anno la crescita economica non avrà alcun effetto sui suoi standard di vita. Solo uno su cinque (19%) si aspetta cambiamenti positivi» [1]. Ecco provate a mettere il naso fuori Londra e «come ha scritto Larry Elliott sul Guardian: “Andate a Preston a dire che in Gran Bretagna c’è il boom, vi rideranno dietro. Andate a Hull a spiegare che il mercato immobiliare s’è impennato, vi prenderanno per matto. Suggerite a Rochdale che la crisi è passata, e rischierete grosso”» [2].

Oltre al  percepito ci sono i fatti. Secondo il comitato britannico della Croce Rossa tra i 63 milioni di britannici ci sono almeno 5 milioni sotto la soglia di povertà tanto che per la prima volta dal dopoguerra è stata organizzata a novembre una distribuzione di cibo. Quelli che continuano a chiedere e a praticare austerità stanno affamando famiglie intere.
A proposito di città, di quelle che quando siamo in giro non vogliamo vedere, l’Economist, non proprio una rivista della sinistra radicale, ha raccontato del proliferare delle città fantasma (‘Città Sicker’) e ha finito con l’esortare il governo a far qualcosa per evitarne la definitiva decomposizione.
Nello Yorkshire del Sud, una delle aree più disagiate del paese ha aperto il primo  supermercato sociale (Community Shop) per fronteggiare una crisi disastrosa dove sette bambini su dieci a scuola ricorrono alla mensa gratuita; a Goldthorpe «il fenomeno delle ragazze madri, adolescenti con uno o più figli che per sopravvivere contano solo sui sussidi statali, è all’ordine del giorno» [3]. Nella zona le madri  anche tra i trenta e quarant’anni sopravvivono con 60 o 70 sterline al mese.
Il Children’s Commissioner in un comunicato del 27 giugno scorso commentava così una relazione indipendente sull’impatto dei tagli del governo Cameron sulle famiglie: «circa 700mila bambini in più finiranno in povertà entro il 2015 a causa delle politiche fiscali del Governo e dei cambiamenti introdotti nell’assistenza economica e fiscale» [4]. Il totale dei bambini poveri raggiungerà la cifra di tre milioni nel 2015. Sempre dallo stesso comunicato si capisce quanto sia di classe ed ideologica la politica di questi anni: «l’aspetto più ingiusto della riforma del welfare e delle misure fiscali fra il 2010 e il 2015 è che i più duramente colpiti sono i più poveri: il 10% più povero vedrà una riduzione del proprio reddito netto pari al 22% contro il 7 dei più ricchi» [4].
Gli aumenti continui delle bollette di luce e gas sono un’altra faccia della medaglia della crisi e delle politiche per combatterla. Oggi mediamente una famiglia inglese spende mediamente 1.540 euro l’anno e perciò, secondo un sondaggio del Daily Telegraph un inglese su cinque ha molti problemi a pagarle e quindi il rischio  è quello di morire dal freddo: l’anno scorso 24 mila persone sono morte di freddo e una parte vivevano in case che non erano riscaldate a causa dell’indigenza [5].

Gran Bretagna Londra
Londra. 2011. Foto Maurizio Stanziano

 

Nel frattempo sembra rinascere l’idillio tra la Banca d’Inghilterra, soprattutto nella persona del governatore Mark Carney, e la City. La finanza britannica ha un giro d’affari nove volte il pil della nazione e se «opportunamente regolata e ristrutturata» [6] potrebbe rendere ancora più l’economia del Paese.
Ma i sudditi di Sua Maestà saranno altrettanto grandi?
Pasquale Esposito

[1], [2] Claudio Gallo, “Inghilterra, la ripresa invisibile”, www.lastampa.it, 25 novembre 2013
[3] Sara Pinotti, “Inghilterra, il Community Shop apre i battenti”,  www.lettera43.it, 10 Dicembre 2013
[4] Sabrina Provenzani, “I primi a soffrire”,  www.eastonline.it.
[5] Gian Maria Volpicelli, “Heat or eat? Il rompicapo energetico della Gran Bretagna”, temi.repubblica.it, 6 novembre 2013
[6] Enrico Franceschini, “Banca d’Inghilterra scommette sulla finanza”, www.repubblica.it, 26 ottobre 2013

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article