La Germania della Merkel va verso il 2021

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La leadership di Angela Merkel è solidissima e conduce la politica interna ed estera con il polso di sempre, nonostante abbia annunciato e confermato più volte il suo ritiro.
Dopo la rinuncia della sua delfina Annegret Kramp-Karrenbauer, sembra ora che Armin Laschet, ministro presidente del Nord Reno-Vestfalia abbia grandi chance continuare la politica centrista e moderata della Merkel.

Videoconferenza Parlamento europeo con il Presidente David SASSOLI,e Angela MERKEL, e imembri del Governo tedesco

Nel frattempo è stata la fautrice, insieme al presidente francese Macron, del piano da 500 miliardi adottato di fatto dalla Commissione europea e che potrebbe rompere il tabù delle risorse a fondo perduto. Si appresta a guidare la Germania nella presidenza del semestre europeo che inizierà il 1 luglio e, come lei stessa ha detto in videoconferenza al presidente dell’europarlamento Davide Sassoli e ai presidenti dei gruppi politici, avrà come primo obiettivo «il contrasto alla crisi provocata dalla pandemia e le sue conseguenze».

Ha iniziato ad affrontare seriamente la questione dello spionaggio russo che l’ha colpita in prima persona, oltre che ad altri deputati e, se non arriveranno segnali da Mosca, la costringerà a fare qualche passo indietro nella sua politica di apertura, sia pur cauta, con la Russia.

Sempre sul fronte estero i rapporti con Washington, causa Trump, sono tra i peggiori di sempre. La sua personalità e gli interessi del suo paese l’hanno portata a rifiutare l’invito di partecipare al vertice G7 di Washington, ufficialmente per ragioni legate al coronavirus ma di fatto una risposta ai numerosi sgarbi commerciali e politici di questi anni.
È probabile che l’annuncio di Trump di ritirare 9.500 dei 35.000 soldati americani dalla Germania sia più il frutto dell’avversione al multilateralismo, NATO inclusa, e alle continue richieste di spese militari maggiori per l’Alleanza atlantica (sono l’1,3% del Pil contro il 2% che vorrebbe Trump) ma i tempi dell’annuncio sono sospetti. Le basi in Germania vengo utilizzate anche per missioni militari in Iraq, Afghanistan e in tutta l’Africa a dimostrazione che non è una questione di poco conto.

Come per il semestre europeo adesso la priorità è la ripresa dell’apparato produttivo tedesco. La produzione industriale dopo il calo dell’8,9% registrato a marzo, ad aprile, secondo l’Ufficio federale di Statistica, vede un -17,9%, portando il calo della produzione industriale al 25,3% su base annua. Un vero e proprio tracollo l’ha subito ad aprile il comparto dell’auto con il 74%.
Come già annunciato nelle settimane passate la Germania di Merkel ha messo da parte il rigore di bilancio e così, dopo molte ore di discussione e il superamento delle perplessità della CDU bavarese, la Grosse Koalition al governo ha annunciata una manovra da 130 miliardi di euro di cui circa 70 miliardi provengono da fondi già stanziati e non utilizzati. La manovra fa seguito agli altri 353 miliardi già stanziati a marzo.
Con l’obiettivo di spronare i consumi, 20 miliardi sono messi a disposizione per la riduzione dell’IVA dal 19% al 16% e dal 7% al 5% per il periodo che va dal 1 luglio al 31 dicembre 2020. Non sappiamo quanto ma questa manovra immette liquidità nelle tasche dei tedeschi ma anche in quelle degli altri europei perché circa il 60% delle importazioni teutoniche vengono dall’Europa.
Sono previsti 25 miliardi di aiuti alle imprese in particolare quelle del turismo e del settore gastronomico fortemente colpite dalla pandemia. Alle famiglie andranno, una tantum, 300 euro per ogni figlio che in casi particolari possono arrivare a 600 euro.
Al futuro sono destinati circa 50 miliardi. Si va dagli incentivi alla digitalizzazione fino allo sviluppo dell’intelligenza artificiale passando per le incentivazioni, fino a 6mila euro, all’acquisto di auto elettriche e ibride (escluse tutte le altre come avrebbe voluto la CDU e la Confindustria), al sostegno al trasporto ferroviario e a quello locale passando per un sostegno ai comuni.

Diversi i giudizi i positivi per gli incentivi “green” ma, Jan Peter Schemmel dell’Öko-Institut (istituto no profit di ricerca ambientale) ha precisato che mancano aiuti per invertire la tendenza, senza effetti nella riconversione ecologica, sia in agricoltura che nel settore delle materie prime, anzi l’aumento del consumo potrebbe comportare altro inquinamento.
Pasquale Esposito

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