La Grecia affonda per la crisi, per le politiche di austerity e per le politiche della troika

Grecia Bandiera
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In  Europa, dopo essersi assicurati il ritorno dei prestiti dalla Grecia, sono in pochi a parlare dello stato ellenico. Eppure la situazione è sempre più drammatica tanto che a breve non sarà più uno stato europeo fatta eccezione per il debito.
La responsabilità non è solo dei greci o meglio dei suoi gruppi dominanti, economici e politici, ma anche delle istituzioni e di paesi europei. Ma nessuno pensa di assumersi la responsabilità di aiutare un paese dove la povertà è dilagante.

Nella primavera del 2012 il compositore Mikis Théodorakis scriveva drammaticamente all’inizio della lettera aperta all’opinione pubblica internazionale: «Un complotto internazionale è in corso e mira a portare a termine la distruzione del mio paese. Gli assalitori hanno cominciato nel 1975, mirando alla cultura greca moderna, poi hanno  perseguito la decomposizione della storia recente e della nostra identità nazionale e oggi tentano di sterminarci fisicamente con la disoccupazione, la fame e la miseria» [1].


Santorini. 2012. Foto Paolo Palmieri

I disoccupati in Grecia sono più del doppio della media europea e cioè il 27%, mentre nel gennaio 2009 era dell’8,8% (fonte: Eurostat), ma la situazione è peggiore di quella che dice questo dato perché se aggiungiamo la diminuzione del 45% del salario medio tra il 2010 e il 2012 il problema della sopravvivenza è dietro l’angolo tutti i giorni. E nel futuro non c’è molto da sperare perché nell’ultimo trimestre del 2012 la Grecia ha visto il calo più forte del Pil su base annua tra tutti i paesi dell’Unione Europea e cioè un meno 12%.
Sempre più spesso nelle scuole e negli ospedali manca il gasolio per i riscaldamenti perché i prezzi dei combustibili (triplicati dal 2010) sono proibitivi per la stragrande maggioranza dei cittadini e delle amministrazioni dei servizi pubblici. La benzina costa circa 1,75 euro a litro.
Nelle abitazioni non è molto diverso dove chi può fa uso della legna mandando in fumo le foreste. E poi il pellet in uso tra gli ateniesi che si sta scoprendo contenere «sostanze nocive provenienti dal compattamento dei rifiuti, se non da rifiuti organici di origine ospedaliera. La città sprofonda in uno smog perenne» [2].
Mentre spariscono veicoli dalla circolazione non potendo più sopportare il costo del carburante si usano sempre più i treni viaggiando come sardine. Le abitudini cambiano a partire da una visione del tempo che sempre meno è coniugato al futuro, «sono diminuiti gli incontri, gli scambi e – paradossalmente viste le condizioni di vita – le attività militanti, sindacali e politiche» [3].


Santorini. 2012. Foto Paolo Palmieri
La crisi da pubblica diventa privata, personale, depressiva e in Grecia la crescita dei suicidi è la più alta al mondo. Aris Violatzis, psicologo dell’Associazione Klimaka, responsabile per la linea telefonica per la prevenzione dei suicidi spiega che «il suicidio è un fenomeno complesso, le cui cause non possono riassumersi nella crisi economica. Ma l’ambiente nel quale viviamo influenza il nostro stato psichico. Il 75% della gente che ci chiama ha problemi economici ed è disperata: ha debiti, è disoccupata o ha perso la casa» [4].

I greci provano comunque ad opporsi con soluzioni “alternative” attraverso forme autogestite di cooperativismo rispettivamente nelle grandi città e nelle campagne. Si sperimentano forme di associazionismo per scavalcare i grandi distributori e arrivare ad un approvvigionamento diretto. A Salonicco i lavoratori della Biome (materiali per la costruzione) dopo aver occupato la fabbrica sono passati all’autogestione. Poi secondo il ministro delle Finaza Stournaras il 50% circa della popolazione non pagherà l’imposta della casa,  e grazie alla “collaborazione” di elettricisti sono stati rubati 40 milioni di euro nel 2012 di energia elettrica secondo l’operatore elettrico greco [5].

Prima dell’arrivo dei rappresentanti della troika il prossimo 25 febbraio a controllare lo stato dei conti di Samaras (che non tornano sul fronte delle entrate, ovviamente per le restrizioni dell’austerità e per l’evasione fiscale) la Grecia si prepara ad un nuovo sciopero generale il 20 febbraio. Sono in attesa nuovi colpi d’ascia ma non è chiaro per tagliare cosa.
Il primo ministro intanto è stato coinvolto in uno scandalo insieme al suo governo e al suo partito. Il parlamento greco indagherà sulle relazioni dell’ex ministro delle Finanze, il socialista Papakonstantinou, per la manipolazione della “Lista Lagarde”: il consigliere di Samaras Papaspyrou collaborava con il fund Capital Management Advisors, che per entrare nella lista sembra abbia trasferito, con un prestanome, all’estero 550 milioni di euro.
Pasquale Esposito

[1] Mikis Théodorakis, “La verità sulla Grecia. Lettera aperta all’opinione pubblica internazionale”, Alfabeta2, aprile 2012, pagg.4-5. Il compositore scrive una lunga disamina di quanto accaduto negli ultimi anni senza nascondere le responsabilità del potere politico ed economico ellenico.
[2] Panagiotis Grigoriou, “C’era una volta ad Atene…”, Le Monde diplomatique / il manifesto, febbraio 2013, pag. 15. Su smog e salute pubblica si legga l’articolo di Ilia Xypolia, “Big Smog. L’austerità neoliberista, la salute pubblica e l’ambiente”, www.eastjournal.net, 15 febbraio 2013. Traduzione Davide Denti
[3] Panagiotis Grigoriou, ibidem, pag. 16
[4] Panagiotis Grigoriou, ibidem, pag. 16
[5] Argiris Panagopoulos, “Il mercato autogestito batte la crisi”, il manifesto, 15 febbraio 2013, pag. 8

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