La guerra in Siria può diventare globale

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La guerra è un disastro per il genere umano. Sembra che oramai non ci sia nessuno che provi a raccogliere le energie per fermarsi e provare a ragionare in questa dannata guerra in Siria.
È possibile che Assad non abbia del tutto distrutto l’arsenale chimico come prevedeva l’accordo, mediato dalla Russia nel 2013, dopo che una missione Onu accertò l’uso di gas sarin che venne sparato con missili terra-aria. È possibile che Assad abbia usato ancora armi chimiche. Ma con il “possibile” non si emettono sentenze, perché occorrono prove. E prove non costruite come quelle per l’Iraq per le quali nessuno dei responsabili ha pagato e che hanno avuto immani e dolorose conseguenze per le popolazioni.

Ai guerrafondai non basta nemmeno che l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche che sia impegnata di inviare a breve a Ghouta est esperti raccogliere queste prove, anche se per avere risultati certi dai campioni che verrebbero presi e analizzati occorrerà almeno un mese.
Le navi e gli aerei sono già nel teatro di guerra e, nemmeno, l’Italia ne è esente perché le basi sono a disposizione. L’Italia se volesse dare un contributo alla pace dovrebbe negare l’utilizzo delle basi in Italia, quelle italiane e quelle degli alleati.
La Siria è entrata nell’agenda politica e nelle consultazioni con la Bonino che di fatto chiede di schierarsi senza se e senza ma con la posizione di USA, Francia e Gran Bretagna. Il leader della Lega, Matteo Salvini ha chiarito che è contrario ad una guerra per un uso di armi chimiche a cui non crede [1], mentre Luigi Di Maio ha ribadito ancora una volta come il M5S sia fortemente ancorato all’alleanza atlantica.

Macron, in preda alla grandeur già da tempo, ha convocato il Capo di Stato Maggiore perché ha le prove. La May scalpita per agire, ma non ha un mandato parlamentare che le consenta di partecipare ad un attacco militare per cui darà “solo” un supporto agli americani. Putin, è già lì. La Russia ha anche una base della marina militare a Tartus.
Trump dopo essersi sbilanciato con i suoi soliti e coloriti tweet come se fosse uno dei tanti commenti ad una prova di un Master Qualcosa, ha precisato che la risposta armata ci sarà ma non dirà quando. La portavoce della casa Bianca Sarah Sanders ha spiegato che sul tavolo del Consiglio di Sicurezza nazionale ci sono “diverse opzioni”.
Il conflitto può facilmente estendersi visto che le forze armate di tutti hanno basi anche in paesi vicini. E Israele non vede l’ora di dare una lezione all’Iran, uno dei peggiori nemici in questo momento.
La Merkel che ha definito “inaccettabile” l’uso delle armi chimiche si è defilato da un’eventuale partecipazione all’attacco.
Pasquale Esposito

[1] “In attesa del nuovo governo l’Italia si divide sulla Siria. Salvini: “Basta farneticare su missili”, http://www.rainews.it

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