La isla mínima di Alberto Rodríguez

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La islla minima

La prima cosa che colpisce nel sesto lungometraggio del regista spagnolo Alberto Rodríguez è la fotografia. Dovendo rappresentare la Spagna del 1980, il regista e il suo bravissimo Direttore della Fotografia Alex Catalán si sono avvicinati moltissimo al tipo di immagine che si aveva quando si utilizzavano le polaroid. Una luce strana, quasi paludosa come il luogo fisico dove si svolgono gli avvenimenti. L’altro aspetto interessante è invece rappresentato dall’uso dei droni per le riprese dall’alto, che invece fanno esplodere una luce molto satura, sviluppata in assoluta contrapposizione con quella delle riprese a livello del suolo.
Inoltre, ci troviamo di fronte a un regista che mostra grande maestria tecnica nell’uso della macchina, con il tentativo di utilizzare punti di ripresa eccentrici rispetto alla tradizione, abbondante uso del piano medio e in alcuni casi della ripresa tatami. Per la prima volta in un film ho visto una scena di irruzione ripresa dall’interno di una macchina sotto la pioggia. Molto interessante quindi il tentativo di decentramento dello sguardo.

La isla minima

Naturalmente siamo dalle parti del film di genere, più Hard Boiled che noir, con delle incursioni nel metafisico. Ma come ci ha insegnato parte della critica, concentrarsi sull’aspetto sintattico del genere, permette degli strumenti di lettura di quanto si muova nell’aspetto semantico del lavoro. In parole povere, il cinema di genere racconta i sommovimenti profondi della società e illustra le personali tematiche o ossessioni sviluppate dai registi. Per questo motivo, questo è un film di genere, ma ne mina la struttura semantica dall’interno. È quindi apparentemente un poliziesco, ma nasconde al proprio interno dei sottotesti che il regista invita a scoprire. Non a caso in Spagna il film è stato campione di incasso e ha vinto 10 Goya. Il film lavora per accumulazione, facendo scoprire lentamente i due poliziotti, uno dei quali, il più anziano, con una carriera nella polizia franchista, ha un passato oscuro.

Siamo nel 1980, il franchismo è finito da qualche anno, ma in provincia esso è ancora vitale e presente. In una delle scene iniziali, i due poliziotti entrano nell’albergo che li ospiterà, e vi è una Croce appesa con incollati le foto di Franco e di Hitler, e quello più giovane, mandato in provincia perché autore di una lettera contro un ufficiale collaboratore del franchismo, ripone il crocifisso in un cassetto. L’anno dopo, il Colonnello Tejero tenterà un colpo di Stato, fallito a causa della ferma reazione del Re. In questo senso, le paludi che compaiono nel film, diventano la metafora di un paese che non è in grado di uscire dal ristagno del passato. Ma il presente del villaggio è attraversato dalle lotte dei braccianti agricoli per degli stipendi migliori e dalle notizie che giungono dal resto della Spagna di manifestazioni sindacali e di cortei.

La puntigliosa ricostruzione storica, ottenuta attraverso una curata scenografia e un attento recupero della moda di quegli anni, aiuta lo spettatore ad entrare ancora di più nel vivo della provincia. La solita provincia che ha scheletri da nascondere e guarda con diffidenza agli estranei.
Uno dei temi classici dei polizieschi è rappresentato dalle dinamiche che si animano quando due persone diverse per caratteri e storia personale, sono obbligati a collaborare per il raggiungimento di un obiettivo. In questo caso anche le modalità investigative dei due sono diverse. Il più giovane Pedro è duro, idealista, con una logica ferrea e attento ai particolari, mentre il più anziano, Juan, è più empatico, ottiene informazioni bevendo assieme ai braccianti del posto, più capace di entrare in sintonia con le persone, ma non esita a picchiare i sospettati se lo ritiene necessario. Dopo qualche tempo però, anche l’altro non esita a picchiare e minacciare, come se l’uso della violenza di uno riuscisse a incrinare l’idealismo dell’altro.
Un giornalista fallito in cerca delle foto delle donne massacrate da piazzare in prima pagina, rivela al giovane che il suo collega in passato, ai tempi di Franco, faceva parte della Brigata Politica e Sociale (una specie di polizia politica franchista),  e che in tale veste si è reso responsabile di torture, omicidi e della morte di una studentessa durante una manifestazione. I suoi colleghi lo chiamavano “Il corvo”.

La isla minima

Scopriamo tutto questo, appunto per accumulazione, poco per volta. E scopriamo anche che il più anziano è tormentato da una malattia. Un incontro con una veggente si trasforma in una profezia. Lo vediamo prendere pillole, tremare, urinare sangue, svenire. È qui che emerge il nucleo metafisico del lavoro. Non solo quindi la ricerca dell’assassino delle ragazze è il senso del film, ma anche l’affioramento dei due temi portanti della morte e del male che colpiscono tutti. La veggente lo vede e subito capisce: “Ti rimane poco tempo e i tuoi morti ti aspettano”. Una serie di inquadrature epifaniche ci mostrano Juan incontrare uccelli di vari tipi e fattezze, mentre nelle riprese dall’alto i cieli sono pieni di volatili. In tal senso gli uccelli acquisiscono il ruolo di psicopompo, guide che annunciano la morte e accompagnano le persone nell’aldilà.
Perchè in questo film si parla anche del male e della morte. Si era detto dello stile, e in questo lavoro il regista mette in scena una continua contrapposizione fra il chiuso delle case, sempre isolate e gli spazi dei campi o delle paludi circondati da luce accecante o pioggia scrosciante. Il continuo richiamo al labirinto è ispirato dalle foto dall’altro, dove i campi vengono rappresentati come linee continue che si inseguono o come reticoli nervosi. A queste immagini si oppongono quelle invece geometriche. Una metafora della geometrica freddezza della morte, che attraversa il paesaggio mostrandone le strutture recondite.
L’inquadratura finale, dove i due poliziotti si guardano silenziosamente in campo e in controcampo, mostra nella sua interezza la propria ambiguità: è pietà verso un passato che sta finendo, oppure è complicità e convivenza con le modalità del passato? E la palude continuerà a nascondere il proprio accaduto? Su tale domanda il regista non sembra avere una risposta definitiva.
Una ultima nota va rivolta alla ottima colonna sonora extradiegetica utilizzata in maniera assolutamente antiretorica, che ottiene l’aumento del senso di irrequietezza che emana dalle immagini.
Francesco Castracane

Scheda del film
titolo originale: La isla mínima
genere: thriller
nazione: Spagna
anno: 2014
data uscita in Italia: 3 dicembre 2015
distribuzione: Movies Inspired
durata: 105 min

regia: Alberto Rodríguez
sceneggiatura: Rafael Cobos, Alberto Rodríguez –
personaggi e interpreti
Juan: Javier Gutiérrez – Pedro: Raúl Arévalo – Trinidad: María Varod – Padre Trinidad: Perico Cervantes – Andrés: Jesús Ortiz – Miguel: Jesús Carroza – Jesús: Salva Reina – Rodrigo: Antonio de la Torre

musiche: Julio de la Rosa
fotografia: Alex Catalán
montaggio: José M. G. Moyano
scenografia: Pepe Domínguez del Olmo
costumi: Fernando García

Trama
1980. In un villaggio alle foci del fiume Guadalquivir nel profondo sud spagnolo, scompaiono due giovani sorelle. Tra paludi e risaie, due detective della squadra omicidi della polizia di Madrid sono chiamati a indagare, visto che la Guardia Civil non ne viene a capo. Ben presto si trovano i cadaveri mutilati delle due ragazzine e Pedro (Raúl Arévalo) e Juan (Javier Gutiérrez) durante le loro indagini scoprono che un serial killer si nasconde tra quelle terre desolate.

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