La libertà di stampa, un bene comune inalienabile

libertà di stampa Reporters sans frontières
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Ieri è stata la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre 1993. E non bisogna mai stancarsi di ricordare quando sia esiziale per le nostre vite di cittadine e cittadine nell’espletare il nostro diritto dovere di essere informati sugli eventi e rafforzare il controllo delle attività del potere economico, militare e politico. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ribadito che “la libertà di stampa, insieme alla libertà di essere informati, è il termometro della salute democratica di un Paese“.

A spiegarci come stanno le cose, sempre con grande precisione e dovizia di particolari, è l’’edizione 2022 del World Press Freedom Index, pubblicato da Reporter senza frontiere (RSF) valutando la situazione in 180 paesi e territori e che “rivela un duplice aumento della polarizzazione amplificato dal caos dell’informazione, ovvero la polarizzazione dei media che alimenta le divisioni all’interno dei paesi, così come la polarizzazione tra i paesi a livello internazionale”. E “mette in evidenza gli effetti disastrosi delle notizie e del caos dell’informazione: gli effetti di uno spazio informativo online globalizzato e non regolamentato che incoraggia le fake news e la propaganda”.

La situazione è classificata come “pessima” in un numero record di 28 paesi nell’Indice di quest’anno, mentre 12 paesi, tra cui Bielorussia (153°) e Russia (155°), sono sulla lista rossa dell’Indice. I 10 peggiori paesi al mondo per la libertà di stampa includono Myanmar (176°), dove il colpo di stato del febbraio 2021 ha riportato la libertà di stampa indietro di 10 anni, così come Cina, Turkmenistan (177°), Iran (178°), Eritrea (179°) e Corea del Nord (180°).

Se Norvegia, Danimarca e Svezia continuano ad essere nazioni virtuose (al 4° posto c’è l’Estonia), in Occidente dal report si legge che “la polarizzazione dei media sta alimentando e rafforzando le divisioni sociali interne nelle società democratiche come gli Stati Uniti (42°), nonostante l’elezione del presidente Joe Biden. L’aumento della tensione sociale e politica è alimentato dai social media e dai nuovi media di opinione, soprattutto in Francia (26). La soppressione dei media indipendenti sta contribuendo a una forte polarizzazione in “democrazie illiberali” come la Polonia (66°), dove le autorità hanno consolidato il loro controllo sulla radiodiffusione pubblica e la loro strategia di “ri-polonizzazione” dei media privati”. L‘Italia occupa la 58ma posizione del World Press Freedom Index ma nel 2021 occupava la 41ma posizione, la stessa dell’anno precedente, quando aveva guadagnato due posizioni rispetto al 2019.
L’anno scorso nel mondo 47 giornaliste e giornalisti sono stati uccisi e più di 350 incarcerati. di libertà di stampa si muore.

Pasquale Esposito

 

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