La manovra tra Brexit, economia europea e reazioni contrapposte

Commissione europea Bruxelles UE
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C’era da aspettarselo che la lettera di Tria in risposta alla richiesta di correzioni sulla Legge di Bilancio non sortisse alcuno effetto. Il Governo ha provato ad aggiustare il tiro pianificando la (s)vendita del patrimonio pubblico (immobili e demanio) per abbassare il deficit. Un’operazione, quella delle privatizzazioni, che già in passata non ha sortito gli effetti voluti se non quella in alcuni casi di perdere attività remunerative e strategiche.

La risposta della Commissione non è stata brutale, del resto con l’Italia non ci si può comportare come con la Grecia messa ingiustamente con le spalle al muro, perché i rischi per il resto dell’Europa non sono così limitati. Certo la procedura di infrazione verrà avviata ma tutto si svolgerà con tempi più lunghi, magari in attesa delle elezioni europee dove il dibattito potrebbe essere spostato sulla sicurezza dell’euro e delle economie, provando a bloccare le posizioni di estrema contrarietà alle istituzioni di Bruxelles.

Del resto la stessa Brexit potrebbe avere dei riverberi negativi sull’economia dell’Unione e, comunque dopo il caos nel Governo britannico, potrebbero esserci ulteriori questioni da dover affrontare. Francesco Grillo scrive che «se, indubbiamente, è vero che le banche di Londra rischiano un’altra crisi se perdono il passaporto europeo, è altrettanto vero che i grandi costruttori automobilistici tedeschi perdono il mercato nel quale esportano di più. Saranno, forse, contenti quelli che si nutrono di invidia nel Continente, ma un’Europa che si allontana da Oxford e da Oxfam è più povera di idee. Soprattutto, in un momento nel quale, l’Europa avrà bisogno di contributi originali per poter superare una crisi politica non meno drammatica di quella che potrebbero vivere a Londra nei prossimi mesi. […] I Paesi membri sono, infatti, ormai indecisi a tutto, tranne che a bastonare chi si pone fuori – nel caso del Regno Unito – o contro – nel caso dell’Italia sulle regole di stabilità – un sistema che, aldilà delle argomentazioni sballate dei sovranisti, non funziona oggettivamente più» [1].

Sempre a proposito delle problematiche di cui deve tener conto la Commissione prima di alzare muri contro l’Italia, bisogna segnalare che proprio la Germania, elemento trainante dell’economia continentale, qualche segnale non proprio illuminante l’ha inviato: per la prima volta in tre anni e mezzo, l’economia si è contratta dello 0,2% per esportazioni deboli e un calo dei consumi. Il Pil tedesco continuerà a essere in positivo ma potrebbe non correre più come nel recente passato anche per i possibili rimbalzi nel commercio estero dovuti alla crisi USA-Cina. Se il ministero dell’Economia guidato da Wolfgang Schäuble ha dato rassicurazioni, soprattutto in materia di immatricolazioni del settore automobilistico, resta il fatto che «economisti, organizzazioni internazionali e governo federale hanno infatti recentemente abbassato le previsioni economiche di crescita. All’inizio del nuovo anno gli occhi saranno tutti puntati sui dati dell’ultimo trimestre, dato che, con due cali di fila, gli economisti parlano di ufficiale recessione» [2].

Tornando alle risposte e alle prese di posizione contro l’Italia chi hanno alzato il tiro sono l’Austria e l’Olanda. Il ministro delle Finanze austriaco, Hartwig Loeger ha dichiarato che «non abbiamo riscontrato alcun movimento da parte dell’Italia, quindi ci aspettiamo una chiara reazione da parte della Commissione», mentre l’omonimo olandese Hoetzka ha detto che «questo bilancio non soddisfa gli accordi che abbiamo stipulato. Spetta alla Commissione prendere provvedimenti».
Nel frattempo il vice premier Salvini non si è fatto pregare: «vogliono sanzionarci, ma questo finirà per essere un danno più per la Ue che per noi. Come fanno a non capirlo? Sono dei pazzi se davvero aprono contro il nostro Paese la procedura d’infrazione. Insorgerebbero 60 milioni di italiani».
Pasquale Esposito

[1] Francesco Grillo, “Londra piange, Bruxelles non ride: ecco perché l’accordo sulla Brexit inguaia anche l’Unione Europea”, https://www.linkiesta.it/it/article/2018/11/16/londra-piange-bruxelles-non-ride-ecco-perche-laccordo-sulla-brexit-ing/40160/, 16 novembre 2018
[2] Sveva Biocca, “Perché l’auto tedesca s’è ingolfata. Parola di economisti”, https://formiche.net/2018/11/economia-tedesca-arresto/, 15 novembre 2018

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