La Marcia della Pace nel segno di Gino Strada e Mimmo Lucano

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Almeno tremila persone si sono ritrovate domenica mattina ai giardini del Frontone di Perugia. In quello stesso punto, il 24 settembre del 1961, Aldo Capitini, padre del movimento pacifista italiano, organizzò la prima Marcia della Pace PerugiAssisi. Sessant’anni dopo, migliaia di cittadini sono scese in strada per replicare quel rituale, diffondendo lo stesso messaggio di allora: promuovere una società dove trionfino solidarietà e umanità. Sono state le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a dare avvio alla Marcia, ricordando come la pace non sia “soltanto possibile”, ma rappresenti “un dovere per tutti”.

La Marcia della Pace è arrivata in un giorno particolare, all’indomani dei violenti fatti di Roma, che hanno scosso l’opinione pubblica nazionale e lasciato una cicatrice nel cuore democratico del Paese. Non poteva esserci occasione migliore per ribadire i valori della pace. Mentre a Roma centinaia di cittadini si ritrovavano davanti alla sede della Cgil, a Perugia i manifestanti iniziavano il loro percorso. Quasi 25 chilometri, sei ore circa di cammino, durante il quale si sono alternati ospiti, bandiere, striscioni. Un serpente umano che è cresciuto strada facendo, fino ad arrivare alla Rocca Maggiore di Assisi, dove si è tenuto l’evento conclusivo.

Nel piazzale della Basilica di San Francesco d’Assisi, luogo simbolo della cristianità, è stato letto il messaggio di Papa Francesco, un atto di accusa senza sconti contro i governi occidentali. “Purtroppo ancora oggi – queste la parole del Pontefice – dopo le due immani guerre mondiali e le tante guerre regionali che hanno distrutto popoli e Paesi, è scandaloso che gli Stati spendano enormi somme di denaro per gli armamenti, mentre nelle Conferenze internazionali si proclama la pace”.
Una condanna che riguarda da vicino anche il governo italiano, incapace, sul fronte delle spese militari, di fare un passo indietro, anzi disposto ad aumentare ulteriormente i finanziamenti, come previsto nel Documento programmatico pluriennale 2021-2023, adottato in estate dal ministero della Difesa. Evidentemente, la lezione di Gino Strada, sbandierata con messaggi densi di retorica all’indomani della sua scomparsa, è rimasta inascoltata.

Durante il percorso, i cieli di Perugia si sono colorati con gli aquiloni lanciati in aria nel segno della solidarietà per Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna che si trova in carcere in Egitto da febbraio 2020. Uno dei volti simbolo della lotta contro le ingiustizie. Come filo conduttore dell’edizione numero 60 della marcia è stato scelto il tema della “cura”, intesa come disponibilità a prendersi cura degli altri: “l’opposto dell’indifferenza e della cultura dello scarto”, usando le parole del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, intervenuto all’inizio della giornata.

Tanti applausi hanno accolto sul palco allestito alla Rocca Maggiore i tre principali protagonisti della Marcia, massimi testimoni, con il loro impegno quotidiano, dell’idea di “cura” sotto diverse forme: Cecilia Strada, Zakia Seddiki e Mimmo Lucano. Cecilia Strada, che ha ringraziato gli organizzatori per aver dedicato la manifestazione a suo padre Gino Strada, ha sottolineato come “salvare vite umane non possa mai essere un tema divisivo”. Un’intensa commozione ha accompagnato il messaggio di Zakia Seddiki, moglie dell’ambasciatore Luca Attanasio, scomparso lo scorso febbraio in un agguato nella Repubblica Democratica del Congo. “Caro Luca, ti sento vicino anche se non posso più abbracciarti e non potevo tenerti la mano durante questa marcia, ma per me l’abbiamo fatta insieme”. Un grido carico di speranza.

L’ultima parte dell’evento è stata affidata a Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace, uno dei simboli dell’accoglienza e dell’integrazione. “Non mi scandalizza la pena – ha dichiarato Lucano – per un’ideale non esiste prezzo. Non posso permettere che tutto finisca e che si uccida anche la speranza. Sarò sempre presente in prima linea, a prescindere dal ruolo che avrò“. Un impegno preso con sé stesso, prima che con i presenti, mentre le note di “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan, inno pacifista per eccellenza, si alzavano nel cielo di Assisi.

Lorenzo Di Anselmo

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