La Maria Brasca di Giovanni Testori e con Marina Rocco protagonista

Marina Rocco in La Maria Brasca

Non so se sia coraggio o incoscienza quella di , che la porta a confrontarsi con un personaggio che sancì il trionfo di Franca Valeri prima e in seguito di Adriana Asti. Comunque sia la scommessa è vinta. Marina Rocco con il suo candore giovanile è una perfetta Maria Brasca. L'attrice, ben guidata da una sapiente vestale del teatro come , dà il meglio di sé. È  capace di passare fluidamente, con sincerità, dall'allegria alla sfrontatezza, dai languori dell'amore romantico ai sussulti più pervasivi dell'incontro erotico. Fa del corpo in scena un raffinato strumento recitativo, che conquista il pubblico con schermaglie giocose condotte con il suo bel Romeo, interpretato da , misurato, guascone al punto giusto senza scadere nel macchiettistico. È stato un bell'incontro quello con La Maria Brasca, opera teatrale sorretta dalla raffinata scrittura di , da una compagine di attori che si muovono sul palco come un quartetto ben accordato, per non parlare del quinto attore, il netturbino che muto spezza e contribuisce con la sua presenza surreale a dare sempre nuovo ritmo al lavoro in scena.
La sorella di Maria, l'attrice , è sciatta e spenta al punto giusto, perfetto ritratto di chi ha rinunciato ai sogni già da un bel pezzo, e non si aspetta più nulla dalla vita. Il personaggio è in netto contrasto con l'attrice luminosa e sorridente che ho poi incrociato casualmente nel foyer, facendole i complimenti e rubandole un ricco sorriso. Mentre è indovinato nella parte del cognate, attempato don Giovanni di periferia, un po' mantenuto dalla moglie e un po' spavaldo Valentino da osteria.

Con La Maria Brasca siamo a cavallo degli anni Cinquanta Sessanta, Maria Brasca fa la calzettaia in una fabbrica di Niguarda, quartiere popolare di Milano. È la Milano povera del boom economico, dove la dignità della povertà conduce la propria esistenza e cerca il proprio posto al sole. Maria vive con la sorella e il cognato, il suo letto è in cucina, separato solo da una tenda dallo spazio comune. Maria guadagna la sua vita lavorando, rivendica la propria onestà e rivendica il proprio desiderio. Lo fa alla luce del sole. Senza badare a pettegolezzi e maldicenze. Perché sa che il desiderio è sacro. Rivendica e difende il desiderio in un'epoca misogena, e la sua voce si fa sentire ancora nell'oggi, dopo più di mezzo secolo dalla prima rappresentazione. Perché per quanto evoluti pretendiamo di essere il desiderio femminile è sempre messo all'angolo, sempre messo in discussione. Così come lo è a tutte le latitudini la libertà della donna, da Occidente a Oriente.

No. la Maria Brasca rivendica il desiderio, diventa una tigre quando vogliono portarle via il suo bel Romeo. Non si arrende e riuscirà a stringere a sé con vincoli d'amore, carte e bolli, firme e matrimonio il suo amato. Con Marina Rocco in scena al Parenti se ne vedono delle belle, e altrettante ne vedremo su altri palchi, considerata la presenza scenica dell'attrice, equilibrato mix di potenza e ingenuità.

A sipario chiuso… con Marina Rocco

Marina Rocco
Marina Rocco foto Lorenzo Barbieri

Quali difficoltà hai incontrato vestendo il personaggio di Maria Brasca?
Le difficoltà sono state tecniche. Per il numero di parole, la costruzione delle frasi, sono dovuta proprio entrare in un modo nuovo di masticare le parole. All'inizio finivo lo spettacolo e mi sembrava di aver fatto due ore di piscina. Non avevo fiato. C'è stato proprio l'ingresso di tutto questo materiale dentro al mio corpo. Fisicamente è stato faticoso e difficile. Avevo paura di non farcela. Un'altra difficoltà è stata questa determinazione della protagonista. Ci ho fatto i conti e devo dire che la Brasca mi fa bene alla salute. Perché ha questa sua forza di desiderare e di prendersi il diritto di desiderare, di fare di questo diritto del desiderio il suo diritto di stare al mondo a dispetto di tutto. Io non ce l'avevo, per cui mettevo dentro sentimenti di paura, timori del giudizio. E la regista Andrée mi diceva «No, questa non è la Brasca. Questa è Marina». Continuava a fermarmi. Sono proprio dovuta entrare in un pensiero che non mi era familiare.

Quindi Marina Rocco è diventata un po' di più Maria?
Lo spero. Quando quest'anno l'ho ripresa in mano la prima cosa che ho fatto è stata quella di chiederle scusa. Perché le avevo promesso di diventare un po' di più come lei. Ho chiesto scusa a Maria «Scusa Maria perché ti avevo promesso che sarei diventata di più come te. Invece sono ritornata nelle mie paure». Però un po' me lo auguro che lei mi lasci qualcosa, perché in lei c'è qualcosa di sano.

La prossima scommessa?
Non so ancora qual è la prossima scommessa. Sto iniziando adesso a fantasticare, a domandarmi dove potrei andare dopo. Non so ancora con che cosa e come rilanciare dopo una cosa così.

Quali sono le parti che sente più sue a teatro?
Non c'è niente di più bello di riuscire a far ridere e allo stesso tempo portare uno spessore, una profondità, come fa Testori in quello che scrive. Lì raggiungo il compimento di quello che mi piace. Ecco, devo dire che a me piace il drammatico,  mi piace la comicità che nasce dalla tragedia, quindi il tragicomico. Sicuramente sentire le risate è una piccola droga.

La parte che lei recita con Giuseppa trascina il pubblico, è indovinata. È interessante l'uso del corpo scenico che lei fa. C'è impudicizia, gioia, allegria. Usa il corpo come se fosse un costume di scena. Ha avuto difficoltà a usare il corpo in quel modo?
Più che difficoltà è stata una cosa costruita nel tempo. L'ho trovata piano piano. Se lei fosse venuto a vedere lo spettacolo l'anno scorso non avrebbe trovato questo uso del corpo, perché è proprio una cosa che ho costruito piano piano.

Anche grazie alla collaborazione con Filippo Lai che interpreta Romeo.
Certo, ovviamente grazie alla costruzione del lavoro con gli altri, e del farlo e rifarlo sera per sera, e anche grazie al far entrare queste parole dentro tutti noi piano piano. Il corpo è arrivato dopo. Non è stata una scelta, è arrivato lui piano piano.

Vuole aggiungere qualcosa?
Voglio solo dire viva La Brasca, viva.

Dovremmo essere tutti, maschile o femminile che sia, un po' più come La Maria Brasca.
L'idea che a dispetto di un mondo che ci schiaccia, perché per forza di cose è più grande di noi, ed è tenuto in mano da forze più grandi, noi nel nostro piccolo appropriandoci del nostro diritto di desiderare diventiamo potenti. E questa è una cosa che non ci può togliere nessuno. Questa idea per me fa bene alla salute. Vorrei avere quel coraggio.

Coraggio di assumersi le proprie responsabilità rispetto al mondo?
Senza però diventare prepotenti perché spesso ci si sente in balia delle cose del mondo. No, invece riappropriandosi del desiderio uno prende un po' in mano il proprio destino.

Gianfranco Falcone

Teatro Franco Parenti – Milano
14 – 16 giugno 2024
La Maria Brasca
di Giovanni Testori
uno spettacolo di Andrée Ruth Shammah
con Marina Rocco, Mariella Valentini, Luca Sandri, Filippo Lai
scene Gianmaurizio Fercioni
costumi Daniela Verdenelli
luci Oscar Frosio
musiche Fiorenzo Carpi
riallestimento a cura di Albertino Accalai per la scena e Simona Dondoni per i costumi

produzione Teatro Franco Parenti / Fondazione Teatro della Toscana

 

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