La memoria e la storia: Il libro infame. Memorie dal tempo a castello, di Gianluca Nicoletti

Il Libro infame Gianluca Nicoletti
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Partiamo dall’esterno per presentare Il libro infame. Memorie dal tempo a castello, di Gianluca Nicoletti, illustrato da Roberto Ronchi.

 

Partiamo, si potrebbe dire, dall’involucro, per entrare poi nella narrazione vera e propria.
Questo tipo di libro, con parola affermatasi nel campo editoriale – non senza qualche polemica sulla sua efficacia – si direbbe enhanced:
Enhanced non è un libro in cui il testo è illustrato da disegni o altri supporti, come se l’immagine costituisse semplicemente un’aggiunta suggestiva;
Enhanced è un oggetto-libro in cui parola, immagini e formato si sposano e s’integrano a creare un unicum, una particolarità dell’aspetto e della narrazione.
Il libro, con il suo corredo, asseconda la narrazione e aiuta il lettore a scavare nelle idee che gli autori vogliono offrire.

Un filo sottile ci aiuta a tenere insieme la memoria della nostra esistenza di singoli entro la storia di un paese e di un’epoca.
Goethe rifletteva sulla sua vita, chiedendosi come fare a separare, per non esserne travolti, la storia della sua vita (scritta sicuramente con la lettera piccola) dalla Storia del mondo che s’incarnava nella figura di Napoleone.

Nicoletti allestisce una sorta di teatro della memoria per raccontarci il suo cammino in un paese che, con il passare dei decenni, sembra aver smarrito la propria identità e anche una sorta di umile semplicità che lo caratterizzava un tempo.
Il “tempo a castello” che Nicoletti presenta evoca il sovrapporsi di tante piste diverse che si consolidano, come tracce nel nostro cammino: un tempo a più piani; una memoria multistrato; un racconto con tanti racconti.
Il passato e il presente sembrano incontrarsi nelle sue parole che ci guidano in un’Italia che si stacca dalla sua radice contadina, per giungere fino alle deformazioni che le nuove tecnologie multimediali possono produrre.

Citazione 1
Io appartengo alla generazione che quando andava alla scuola elementare ancora vedeva appesi al muro i terrificanti manifesti con i mutilatini. Tutti quelli cui lo racconto, pensano me lo sia inventato: sembra avere del leggendario il fatto che, contemporaneamente all’Italia di Mago Zurlì e di Topo Gigio, ci potesse ancora essere la paura di saltare su una bomba. Come se invece di Perugia, Firenze, Padova ci fossimo trovati a Kabul.

La storia del nostro paese è anche la storia di una nazione che, dal dopoguerra, s’incammina a essere una potenza industriale e cambia la propria struttura sociale, l’organizzazione della vita domestica e anche la sessualità.
Non segue Nicoletti suggestioni sociologiche o di storia dell’industria. Piuttosto affronta il mutamento, per così dire dal basso, dall’angolo visuale di un ragazzo che si fa adolescente e poi uomo adulto, in concomitanza con l’apparire sul mercato di tanti nuovi prodotti. I mutamenti sono sbalorditivi e a tratti esilaranti, se le novità sono raccontate, come Nicoletti sa fare molto bene, in una chiave che tiene insieme la sorpresa con l’ironia, l’alto con il basso, il popolare con il colto.
Quante cose cambiano in pochi anni: dall’incremento del Pil, fino all’invasione di macchine sempre più dotate.
In primo piano possono essere posti anche i giocattoli che collegano la povertà che spinge all’ingegno, con la complessità che li rende costosi.
Tanti oggetti e strumenti nuovi che passano in pochi anni nelle nostre case, mutando le abitudini, i costumi e anche le relazioni. Si parte, infatti, dalla fortuna di essere nati nel ’54 per giungere ai giorni nostri, seguendo appunto le grandi trasformazioni che hanno segnato il nostro paese.


Le illustrazioni di Roberto Ronchi

Citazione 2
Al mio amico Marco, per punizione, i genitori sequestrarono la Mucca Carolina chiudendola in uno sgabuzzino, lui già grande e pilota di elicotteri; mi raccontò che aveva passato giorni e giorni con l’occhio nel buco della chiave per spiare la sua mucchina che inesorabilmente si andava sgonfiando, come era nella sua caduca natura.

Le novità piovono sulle case degli italiani: la carne è in scatola; il moplen è utile; la mucca Carolina, con le sue dolci e plastiche mammelle, è quasi materna (Nicoletti ci ricorda anche che l’azienda che produceva la bella mucca si è salvata riconvertendosi nella produzione di canotti); l’idrolitina richiede bottiglie adatte (sublimazione dell’incontro tra la chimica e l’alchimia in ogni casa); il conturbante catalogo Postalmarket propone immagini accattivanti; Topolino è una lettura sacra; le pistole, dal legno alla plastica, e con proiettili sempre più rumorosi sono l’arma del nuovo mondo; le collezioni di soldatini di ogni connotazione ideologica trasformano ogni bambino in un generale.
Questi oggetti sono tutte tappe di un cammino che sembra ancora innocente, per un paese che sta cambiando, con un bagaglio di novità che a tratti è travolgente, e a tratti è stravolgente.
Anche le pagine che Paoletti dedica al mutamento dei costumi sessuali degli italiani, partendo dalla propria esperienza personale e, in parte rifacendosi alle facezie del repertorio umbro, con linguaggio diretto e semplice, mostrano una sessualità molto innocente, legata com’era a un mondo contadino che ne coglieva l’immediatezza naturale, e che evolve poi lentamente verso forme di perversione e di significato sociale del tutto nuovi, in un mondo prima industriale e poi virtuale.

Citazione 3
Tanti morti ammazzati, tutti dell’età media di vent’anni. Ragazzi comuni, per nulla differenti dai coetanei del loro tempo, in un certo momento di follia collettiva si sono armati e hanno cominciato a spararsi addosso. Avveniva per la strada, per le stesse vie che oggi hanno assorbito nella consuetudine quelle ferite di un passato quasi mai risolto. Su molti di quei ragazzi uccisi pesa l’incertezza dei mandanti, degli assassini, dei colpevoli a ogni livello della loro morte, ma anche quando vi sia un iter processuale concluso, per i parenti e gli amici mai giustizia sarà stata fatta.

E i pomeriggi potevano passare ancora così, lunghi e apatici come canta Azzurro…eppure tutto sembrava ancora semplice e quasi limpido nonostante il caldo, nonostante le novità e i mutamenti…e poi, il paese perde per sempre la sua innocenza (se c’era mai stata!) con gli anni di piombo, con i giovani morti, con i sogni che si fanno incubo, con gli ideali che si fanno fantasmi portatori di morte.
Qualcosa cambia per sempre con quella scia di sangue che si trasforma, a distanza di anni, in lapidi che nessuno comprende, in verità che non vengono mai a galla.

Le tappe del cammino nel tempo di Nicoletti sono tante altre, ma ci fermiamo qui e ognuno potrà continuare da sé, passando dalle parole ai disegni e dai disegni alle parole.
Ci fermiamo a questa tappa perché ci sembra che Paoletti abbia saputo, in queste pagine, farci ricordare, ridere, sorridere e anche fermarci un momento a riflettere: sul nostro passato, prima di guidarci nel nostro presente, e andare verso il nostro futuro.

Antonio Fresa

Gianluca Nicoletti
Il libro infame. Memorie dal tempo a castello
Illustrato da Roberto Ronchi
Tunué, 2013
Pagine 160, € 16,90

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